Ironico, visionario, caustico, Benni è scomparso all’età di 78 anni. Malato da tempo, aveva smesso di scrivere negli ultimi anni

Nato a Bologna nel 1947, Stefano Benni aveva trascorso l’infanzia nell’Appennino emiliano, dove ricevette il soprannome “Lupo”, rimasto legato al suo personaggio pubblico per tutta la vita. Nonostante l’inizio degli studi universitari, non portò mai a termine un percorso accademico, scegliendo presto la strada della scrittura. Il suo esordio avvenne nel 1976 con Bar Sport, pubblicato da Mondadori: una raccolta di racconti ambientati nei bar di provincia italiani, osservati con occhio ironico, surreale, ma sempre profondamente umano. Il libro divenne subito un classico, al punto da meritare un seguito, Bar Sport Duemila, nel 1997, e una trasposizione cinematografica nel 2011.
Negli ultimi anni Benni si era ritirato dalla scena pubblica a causa di una grave malattia. Nel 2024, il critico letterario Goffredo Fofi – scomparso a sua volta lo scorso luglio – aveva raccontato sulla rivista Lucy che lo scrittore non era più in grado di comunicare. In quell’occasione, Fofi lo aveva ricordato con affetto, lodando «un humour gentile, ma capace di diventare tagliente, mai dettato da cinismo o cattiveria».
La scomparsa di Stefano Benni lascia un vuoto nella letteratura italiana, ma la sua voce continua a vivere tra le pagine dei suoi romanzi, che hanno saputo raccontare il Paese con leggerezza, fantasia e un’ironia disarmante.
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