Sparatoria a Bondi Beach durante una festa ebraica: padre e figlio di origine pachistana aprono il fuoco. Intelligence australiana conosceva i legami con l’Isis
La celebrazione di Hanukkah si è trasformata in una tragedia a Bondi Beach, una delle località più frequentate di Sydney. Nel tardo pomeriggio del 14 dicembre, due uomini armati hanno aperto il fuoco contro la folla riunita per l’evento “Chanukah by the Sea”, causando almeno quindici vittime e decine di feriti. L’attacco è avvenuto poco prima delle 19 ora locale, mentre centinaia di persone partecipavano alla festa ad Archer Park, a ridosso della spiaggia.
Chi sono gli attentatori
Gli autori della sparatoria sono stati identificati come Sajid Akram, 50 anni, e suo figlio Naveed, 24, entrambi di origine pachistana. Il padre, arrivato in Australia alla fine degli anni Novanta, lavorava come commerciante di frutta e verdura, mentre il figlio, nato nel Paese, era operaio dopo aver seguito studi religiosi. Prima dell’attacco avevano detto ai familiari che sarebbero andati a pescare, ma si erano invece recati in un appartamento preso in affitto, dove avevano nascosto armi e ordigni artigianali. Sajid è morto durante l’assalto, mentre Naveed è rimasto ferito ed è attualmente ricoverato in ospedale.
I legami con l’Isis noti all’intelligence
Secondo fonti dell’Australian Security Intelligence Organisation, i due avrebbero giurato fedeltà allo Stato Islamico già nel 2019. Nell’auto utilizzata per raggiungere il luogo dell’attacco sono state rinvenute bandiere dell’Isis, rafforzando la matrice terroristica dell’azione. I servizi di sicurezza si erano concentrati in passato soprattutto su Naveed, collegato a figure già condannate per terrorismo e coinvolte in piani di insurrezione jihadista sul territorio australiano.
Indagini passate e licenze per le armi
Il primo ministro Anthony Albanese ha confermato che l’Asio aveva monitorato il giovane per diversi mesi nel 2019, concludendo però che non rappresentasse una minaccia imminente. Nonostante questi precedenti, Naveed era in possesso di un regolare porto d’armi. Una circostanza che, dopo l’attacco, ha sollevato forti polemiche sulla valutazione del rischio e sui controlli legati al rilascio e al mantenimento delle licenze.
Il fuoco dal ponte sopra la folla
Durante l’evento, a cui partecipavano circa mille persone, i due attentatori hanno raggiunto un ponte pedonale sopraelevato lungo Campbell Parade, da cui hanno aperto il fuoco con fucili verso il prato sottostante. La posizione ha permesso loro di colpire un’area molto ampia. La polizia ha confermato che Sajid possedeva regolarmente più armi, tutte compatibili con quelle recuperate sulla scena.
Il gesto di coraggio e l’intervento delle forze dell’ordine
Nel caos dell’attacco, un passante è riuscito a intervenire disarmando uno degli aggressori, riportando ferite ma evitando conseguenze ancora più gravi. Le immagini aeree hanno mostrato uno degli attentatori immobilizzato a terra, mentre l’altro continuava a sparare fino all’arrivo delle forze dell’ordine, che lo hanno neutralizzato. I bagnini presenti sulla spiaggia hanno contribuito ai soccorsi, trasportando i feriti anche con le tavole da surf.
Le domande sulla sicurezza nazionale
L’attentato di Bondi Beach ha aperto un acceso dibattito in Australia sulla gestione delle informazioni di intelligence e sui criteri di valutazione delle minacce terroristiche. Il fatto che uno degli autori fosse noto ai servizi e disponesse comunque di armi legalmente detenute solleva interrogativi destinati a pesare a lungo sulle politiche di sicurezza del Paese.
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