La nave umanitaria Sea-Watch 5 sotto attacco da una motovedetta libica durante un soccorso a 66 migranti. Ong: “Italia ed Europa responsabili”
A poco più di un mese dall’attacco che aveva coinvolto la nave Ocean Viking, un altro episodio scuote il Mediterraneo. Questa volta a essere presa di mira è stata la Sea-Watch 5, ammiraglia della ong tedesca, colpita da colpi d’arma da fuoco sparati da una motovedetta libica mentre era impegnata in un’operazione di soccorso.
L’aggressione è avvenuta nella notte, subito dopo che l’equipaggio aveva tratto in salvo 66 persone in pericolo a bordo di una cosiddetta run away boat, imbarcazione spesso utilizzata dai trafficanti per abbandonare i migranti in mare.
La dinamica dell’attacco
Secondo la ricostruzione di Sea-Watch, a sparare è stata la motovedetta Corrubia Class 660, consegnata dall’Italia alla Guardia costiera libica nel 2018. Durante le operazioni di salvataggio, i militari libici hanno intimato via radio di “andare a Nord”, violando le regole internazionali che vietano di ostacolare un soccorso in corso.
Nonostante la presenza di donne, uomini e bambini a bordo, la motovedetta ha continuato ad avvicinarsi fino ad aprire il fuoco. Solo per puro caso né i naufraghi né i soccorritori sono rimasti feriti.
La minaccia delle “run away boat”
L’imbarcazione soccorsa dalla Sea-Watch 5 si è rivelata essere una run away boat, una nuova strategia dei trafficanti: i migranti vengono caricati su barche precarie che, una volta intercettate dalle ong, vengono abbandonate da uomini armati e mascherati. In alcuni casi, raccontano i soccorritori, i passeggeri vengono addirittura spinti in acqua per obbligare le navi umanitarie a intervenire rapidamente.
Durante l’operazione, due uomini con il volto coperto hanno rifiutato l’assistenza e si sono allontanati, rafforzando i sospetti di un legame diretto tra le milizie libiche e lo Stato.
Dopo l’attacco, l’equipaggio ha lanciato un segnale di soccorso, informando le autorità italiane, tedesche e la polizia federale. Poco dopo, un aereo di Frontex ha confermato la presenza della motovedetta libica a breve distanza dalla nave.
Per la portavoce di Sea-Watch Italia, Giorgia Linardi, la situazione è ormai insostenibile:
“Nel Mediterraneo si stanno raggiungendo livelli di violenza inaudita contro la società civile. È il secondo attacco in poche settimane. Questi episodi sono una diretta conseguenza delle politiche europee e della cooperazione con la Libia”.
L’ong chiede all’Italia e all’Unione Europea di interrompere immediatamente il memorandum con Tripoli e di revocare gli accordi che consentono alle milizie libiche di utilizzare motovedette italiane contro le navi civili di soccorso.
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