Banca Etruria, tutti assolti nell’indagine delle consulenze d’oro: anche Boschi padre

di Emilia Morelli

Il processo per il crac di Banca Etruria del 2015, nell’ambito dell’indagine sulle cosiddette consulenze d’oro,  si è concluso con l’assoluzione da ogni accusa dei 14 imputati perchè “il fatto non sussiste”. Le consulenze d’oro sono state definite tali in quanto, secondo l’ipotesi accusatoria, avrebbero pesato sulla situazione patrimoniale di Banca Etruria per 4 milioni di euro destinati a finanziare incarichi a società specializzate per valutare, analizzare e poi avviare il processo di fusione con un istituto di elevato standing per evitare il crac. A proporre lo scenario della fusione furono le autorità bancarie che avevano individuato in Banca Popolare di Vicenza il possibile partner dell’operazione che comunque non andò in porto. Per l’accusa si trattò di “consulenze inutili e ripetitive”.

Tra gli imputati spicca la figura di Pier Luigi Boschi, che al momento dei fatti ricopriva il ruolo di vicepresidente di Banca Etruria. Per il padre dell’ex ministra del governo Renzi Maria Elena Boschi che attualmente è capogruppo di Italia Viva alla Camera il Pm durante la requisitoria aveva chiesto la condanna alla reclusione per 12 mesi.

“Il mio assistito ha sempre creduto nella giustizia nella convinzione di non aver fatto mai nulla di male ed ha dovuto subire comunque questa prova”, ha detto il difensore di Pier Luigi Bischi, l’avvocato Gildo Ursini, che ha sottolineato come con la sentenza di assoluzione Boschi “abbia chiuso tutte le  pendenze legate alle vicende di Banca Etruria”.

“Oggi ho pianto – ha scritto in un post su Facebook Maria Elena Boschi- Avevo giurato a me stessa che non avrei mai pianto per Banca Etruria. Oggi l’ho fatto. E non ho paura di ammetterlo in pubblico. Ho pianto come una bambina, in ufficio, alla Camera. Ho pianto perché mio padre è stato assolto dall’ultima accusa che gli veniva mossa su Banca Etruria. Con oggi si chiude un calvario lungo sette anni. E si chiude nell’unico modo possibile: con la certezza che mio padre era innocente”. Non è tardato ad arrivare anche il commento di Matteo Renzi: “Oggi molti avversari politici, ospiti dei talk, odiatori dovrebbero mettersi in fila e dire una cosa sola: scusa. Non lo faranno. Ma quello che è sempre più chiaro è che i mostri non eravamo noi. Un abbraccio a tutta la famiglia Boschi”.

La sentenza di assoluzione con formula piena in primo grado è stata pronunciata dal giudice Ada Grignani ma il procuratore capo , Roberto Rossi, ha già annunciato la volontà di proporre appello. Al fianco della procura si sono schierate le parti civili che rappresentavano i risparmiatori truffati.  Per l’avvocato Lorenza Calvanese, legale di parte civile in rappresentanza dei risparmiatori della banca, “non c’era solo un problema di solvibilità dell’istituto di credito, ma anche un aspetto politico sottolineato dal presidente della Consob Giuseppe Vegas di fronte alla commissione parlamentare su Banca Etruria, quando ha raccontato che Maria Elena Boschi volò da lui per un colloquio”.

I 14 imputati erano tutti accusati, a vario titolo, dei reati di bancarotta fraudolenta e bancarotta semplice, rispetto a  circa 200 milioni di euro usciti senza ritorno dalla Bpel con il  risultato di condurla verso il baratro. Nel corso della requisitoria i sostituti procuratori Julia Maggiore e Angela Masiello avevano chiesto pene che in totale assommavano a 64 anni di reclusione.

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