La scoperta e l’autenticazione dell’opera hanno scosso il mondo dell’arte, segnando uno dei ritrovamenti più sensazionali degli ultimi decenni

Il banditore Jean-Pierre Osenat, autore del ritrovamento, non ha nascosto l’emozione: «È stata un’esperienza fuori dal comune. Quando l’ho visto per la prima volta, ho intuito che avevo davanti qualcosa di molto più importante di quanto sembrasse. Mai avrei immaginato di riportare alla luce un autentico Rubens», ha dichiarato al termine dell’asta.
Il dipinto, inizialmente valutato appena 10.000 euro, era stato scambiato per un’opera di bottega, uno dei tanti lavori attribuiti agli allievi del pittore barocco. Ma analisi scientifiche, indagini pigmentarie e confronti stilistici hanno smentito ogni dubbio: si trattava di un originale. Il riconoscimento ufficiale è giunto dal Rubenianum, il comitato scientifico con sede ad Anversa, considerato la massima autorità internazionale sul lavoro del pittore fiammingo.
A rendere ancora più unico il dipinto è il soggetto rappresentato. Secondo lo storico dell’arte Nils Büttner, uno dei principali studiosi di Rubens, «si tratta dell’unico quadro noto in cui Rubens raffigura Cristo crocifisso con sangue e acqua che escono dalla ferita al costato. È una composizione di straordinaria potenza simbolica e spirituale, diversa da qualsiasi altra crocifissione del maestro».
L’opera avrebbe fatto parte della collezione privata del celebre pittore accademico francese William Bouguereau, prima di passare per generazioni attraverso la sua famiglia. Persasi all’inizio del Seicento, la sua riscoperta rappresenta un evento di portata eccezionale, paragonabile – secondo alcuni esperti – ai più celebri ritrovamenti di Caravaggio o da Vinci.
Chi si sia aggiudicato il capolavoro non è stato reso noto. La casa d’aste ha confermato che l’acquirente ha chiesto l’anonimato, ma fonti vicine alla vendita parlano di un collezionista privato straniero, probabilmente americano o asiatico.
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