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Carlo Messina (Intesa Sanpaolo): “All’Italia serve più crescita. E più rispetto verso le banche”

Dal rigore dei conti pubblici alla sfida della produttività, dal ruolo del sistema bancario agli investimenti per i giovani: il CEO di Intesa Sanpaolo in una intervista al Direttore del Sole24Ore traccia la propria visione per il Paese e per l’Europa

di Ennio Bassi

Carlo Messina, con l’autorevolezza e la franchezza che gli sono proprie, affronta con pragmatismo e ampiezza di visione i nodi cruciali della fase economica che l’Italia sta attraversando soffermandosi anche sul ruolo delle banche. In una intervista al direttore del Sole24Ore, Fabio Tamburini, il CEO di Intesa Sanpaolo — alla guida del gruppo da dodici anni e fresco vincitore del titolo di “Banchiere Europeo per l’anno 2024” — riconosce il lavoro svolto dal Governo per riportare ordine nei conti pubblici, ma rilancia: “Va bene il rigore, ma ora serve far crescere il Paese”. Un obiettivo che, a suo giudizio, non può prescindere dal contributo del sistema bancario e da un maggior rispetto verso un settore che negli anni difficili ha sostenuto lo Stato “quando i collocamenti andavano deserti”.

Uscita dalla procedura d’infrazione: “Una priorità per incidere sulle diseguaglianze”

Messina definisce l’uscita dell’Italia dalla procedura d’infrazione europea come una scelta strategica cruciale: consentirà al governo di liberare risorse e intervenire “sull’eccesso di diseguaglianze esistenti oggi nel Paese” .

Il punto, insiste, non è solo contabilizzare un deficit al di sotto del 3%, ma permettere allo Stato di recuperare margine di manovra. In questa prospettiva, ricorda il ruolo delle banche come alleate nella tenuta del debito pubblico: “Siamo il secondo Paese dopo la BCE per detenzione di BTP e BOT. Senza il nostro supporto lo Stato sarebbe in condizioni ben più complesse”.

Il contributo delle banche: “Non dimentichiamo cosa hanno fatto”

Negli anni più difficili, sottolinea Messina, banche e assicurazioni hanno sostenuto in modo determinante il debito pubblico: acquistando titoli in momenti delicati, supportando aste rischiose, contribuendo a ristabilire fiducia nei confronti dei mercati.

Ricorda ad esempio come, in passato, “il giudizio delle agenzie di rating era negativo e lo spread puntava quota 500”, eppure il sistema bancario italiano garantì stabilità e supporto alle emissioni .

Ecco perché il CEO invita a un atteggiamento più equilibrato verso le banche: “Mi aspetto più rispetto e gioco di squadra. Non vedo perché dobbiamo finire ogni giorno sui giornali come imputati”.

Guardare al futuro: investimenti e semplificazione

Per accelerare la crescita, Messina ritiene essenziali due elementi:

  1. Politiche pubbliche di incentivo agli investimenti – “Serve una manovra che, come negli Stati Uniti o in Germania, sostenga gli investimenti delle imprese, favorisca la sburocratizzazione e riduca il costo dell’energia”.

  2. Un grande impegno sulla semplificazione amministrativa – “Non servono provvedimenti isolati, ma un pacchetto organico”.

La sua visione è quella di un Paese che sostiene anche la crescita demografica, la natalità, la lotta all’evasione e il recupero del divario tra Nord e Sud, sottolineando come in alcune aree “il gap si stia riducendo” .

Investimenti delle imprese: “Non basta un aumento del credito del 40%”

Nel 2025, Intesa Sanpaolo ha aumentato del 40% le erogazioni alle imprese, ma il risultato non si è tradotto in un corrispondente incremento degli investimenti produttivi.

Secondo Messina, non è un tema di disponibilità di credito, bensì di condizioni generali che inducano gli imprenditori a puntare sulla crescita. “Intesa Sanpaolo è un pilastro del Paese, ma gli investimenti devono arrivare da chi può farli”.

Gettito fiscale e tassazione patrimoniale: “Ridurre diseguaglianze, non finanziare spesa improduttiva”

Interpellato sulla possibilità di una patrimoniale, Messina distingue nettamente:
– non la considera la soluzione più adeguata,
– ma sarebbe disposto a dare il proprio contributo “se servisse a ridurre le diseguaglianze e non a finanziare spesa improduttiva”.

Una nota severa riguarda la fotografia fiscale del Paese: oltre il 72% degli italiani dichiara redditi inferiori a 29 mila euro lordi, un dato che “non rappresenta la reale distribuzione della ricchezza” .

Capitale umano e tecnologia: “L’intelligenza artificiale rischia di creare un duopolio USA-Cina”

Messina non sottovaluta le sfide globali: la transizione tecnologica accelera, e l’Europa rischia di rimanere indietro.

L’Italia, osserva, deve evitare di dipendere solo dall’asse manifatturiero di Germania e Francia: “Occorre rafforzare la connessione con altre aree industriali emergenti”.

Sul fronte dell’intelligenza artificiale, il rischio è quello di un mercato dominato da pochi colossi statunitensi e cinesi. “Serve una politica europea capace di costruire un vero polo tecnologico”.

Sanità e inclusione: “La salute è diventata la vera emergenza nazionale”

L’aumento dei costi sanitari e le disparità nell’accesso ai servizi spingono Messina a indicare la sanità come priorità assoluta dell’agenda pubblica. Una piattaforma che si collega a un altro tema centrale: la dignità delle persone più fragili.

Nel lavoro quotidiano, racconta, “inclusione e dignità rappresentano la priorità”.

E cita gli impegni di Intesa Sanpaolo:
64,5 milioni per il programma cibo e riparo,
24,9 miliardi di credito a sostegno del non profit e delle persone vulnerabili,
810 progetti di innovazione finanziati .

L’Europa e la spinta dei Paesi emergenti

Messina individua una dinamica globale evidente: lo spostamento del baricentro economico verso Oriente. Cina e India, con la loro demografia e capacità innovativa, diventano protagoniste; l’Occidente deve rispondere accelerando sulla transizione industriale e sull’innovazione.

Parte della soluzione, secondo Messina, risiede nella capacità dell’Europa di restare unita: “La tentazione tedesca di rimettere in discussione gli accordi fondativi? Non credo sia una strada percorribile. La forza dell’Europa è nella connessione, non nella separazione” .

La partita industriale di Intesa Sanpaolo: “Trasformazione digitale e competenze nuove”

Il 2026 segnerà la presentazione del nuovo piano industriale del gruppo. Messina anticipa una trasformazione profonda basata su:

– completamento della trasformazione digitale,
– ridisegno delle professionalità,
– crescita dei servizi di gestione patrimoniale e assicurativa,
– nessun progetto di operazioni straordinarie in Europa.

Intesa Sanpaolo è già oggi “l’unico gruppo bancario italiano vicino ai mille miliardi di risparmio in gestione”, un capitale che rappresenta un enorme potenziale di sviluppo .

Concorrenza internazionale e nuove fintech: “Il vero tema è l’affidabilità”

Tra le sfide più attuali, Messina cita la concorrenza di operatori come Revolut: aziende tecnologiche agili, che operano nell’area dei servizi finanziari senza essere soggette alle stesse regole delle banche tradizionali.

Sottolinea che l’affidabilità resta il parametro decisivo: “Siamo un’azienda solida, in grado di creare valore per gli azionisti e la comunità. Le fintech potranno anche crescere rapidamente, ma non sono sottoposte agli stessi vincoli prudenziali”.

Prospettiva sulla manovra e rapporto con la Germania: “Crescita e investimenti, non austerità”

Guardando alla manovra, Messina invita a non ripetere le scelte recessive del passato: “L’Italia non recupererà terreno senza una strategia di crescita”. Quanto alla Germania, ribadisce: la sua forza non sta nell’austerità, ma nella capacità di connettere la propria manifattura con filiere internazionali. Un modello da cui l’Italia può ancora imparare. L’intervista si chiude con una convinzione netta: l’Italia può recuperare terreno, ma solo se saprà mettere crescita, coesione sociale e innovazione al centro delle scelte pubbliche e private. E il sistema bancario — molto più di quanto spesso si riconosca — è destinato a giocare un ruolo decisivo nel sostenere questa traiettoria.

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