Caro carburanti all’attenzione del governo: incontro tra Meloni, Giorgetti e la Guardia di Finanza

Il prezzo del carburante continua a salire e il dibattito è se e in che misura dipenda dalla decisione del governo Meloni di non rinnovare la misura relativa al taglio sulle accise del carburante. Intanto il Codacons ha richiesto all’Antitrust di accertare che non siano in atto pratiche commerciali scorrette. L’ Unione Energie per la Mobilità respinge con vigore le accuse

di Carlo Longo

A fronte dell’impennata dei prezzi del carburante, nel tentativo di arginare le conseguenze si è tenuto un incontro tra la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, il ministro dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti e il comandante della Guardia di Finanza, il Generale Giuseppe Zafarana.

Ovviamente si ci domanda se e in che misura i rincari siano imputabili alla decisione del governo di non rinnovare il taglio delle accise sul carburante introdotto dal governo Draghi. Ad oggi, il prezzo medio della benzina servito a 1,965 euro/litro e quello del diesel arrivato a 2,023 euro/litro. Sono evidenti le preoccupazioni degli italiani, la cui stabilità economica è già minata da fortemente dal caro energia.

Si pendi che sulle autostrade, come la A14 la benzina è arrivata a costare 2,44 duro mentre il gasolio 2,351 euro tanto che il Codacons, dopo la denuncia a 104 Procure e Guardia di Finanza, ha presentato anche l’esposto all’Antitrust in cui si chiede di aprire un’istruttoria che scongiuri la presenza di pratiche scorrette o cartelli anti- concorrenza. In particolare, l’associazione domanda di “verificare con sollecitudine l’esistenza di eventuali intese vietate e porre subito un freno a tali condotte che stanno arrecando dei gravi danni ai consumatori”.

L’ Antitrust ha, così, richiesto la documentazione della guardia di finanza e la collaborazione del corpo “al fine di acquisire la documentazione inerente ai recenti controlli effettuati sui prezzi dei carburanti, con particolare riferimento alle violazioni accertate”. Lo si apprende da una nota divulgata dall’Autorità.

Immediata la risposta dell’Unione Energie per la Mobilità. “È un’accusa senza fondamento, perché tra l’ultima settimana di dicembre e i primi giorni di gennaio il prezzo industriale dei carburanti, stante la sostanziale stabilità dei mercati internazionali, non è variato e la differenza che vediamo oggi è dovuta al solo aumento delle accise”, ha dichiarato il presidente dell’Unem, Claudio Spinaci, che ha aggiunto:“Siamo in pratica tornati ai prezzi del 23 marzo dopo il taglio delle accise, ma senza il taglio. Il benchmark per i carburanti non sono le quotazioni del greggio ma le quotazioni internazionali dei prodotti raffinati. Il problema resta l’elevata tassazione. In Germania il gasolio alla produzione costa oltre15 cent in più, ma al consumo ne costa 3 in meno. È un diritto-dovere del governo esercitare gli opportuni controlli ma i numeri non mentono”.

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