Un drammatico incidente sulle pendici del Monte Faito L’impianto era stato riaperto solo una settimana fa. La Procura ha aperto un’indagine per disastro e omicidio colposo.
Tragedia sulle pendici del Monte Faito. Poco dopo le 15 di oggi, un cavo di trazione della funivia si è improvvisamente spezzato, interrompendo il collegamento tra la città e la cima del monte e lasciando sospese nel vuoto le due cabine dell’impianto. A bordo, sedici persone: turisti e operatori. La situazione è precipitata dopo ore di apprensione. Una delle cabine, quella più vicina alla stazione di arrivo in quota, si è sganciata ed è caduta rovinosamente contro un pilone della struttura. L’impatto è stato fatale per quattro dei cinque passeggeri a bordo. Il quinto, gravemente ferito, è stato trasferito d’urgenza all’Ospedale del Mare in codice rosso. Tra le vittime Carmine Parlato, operatore Eav, (Ente Autonomo Volturno)n anzienda che opera nel settore dei trasporti, due cittadini britannici e una israeliana. Il gruppo era diretto verso la cima, noto punto panoramico e attrazione turistica del territorio stabiese.
La tragedia si è consumata mentre la zona era avvolta da una fitta nebbia, che ha complicato l’individuazione della cabina dispersa. Soltanto grazie all’intervento di un elicottero dei Vigili del Fuoco è stato possibile localizzarla. L’annuncio ufficiale della caduta è arrivato nel tardo pomeriggio da Umberto De Gregorio, presidente dell’Eav, che ha definito l’incidente “una tragedia imprevedibile”.
Mentre una delle cabine è precipitata, l’altra, più vicina alla base, è rimasta sospesa. I passeggeri sono stati evacuati uno a uno tramite funi e imbracature di emergenza presenti a bordo. L’intervento dei soccorritori si è rivelato tempestivo ma, purtroppo, non ha potuto impedire l’esito fatale per chi si trovava nell’altra cabina. La a Procura di Torre Annunziata ha aperto un fascicolo per disastro colposo e omicidio colposo plurimo. L’intero impianto è stato posto sotto sequestro. Sul posto si sono recati il procuratore capo Nunzio Fragliasso, il procuratore aggiunto Giovanni Cilenti e il sostituto Giuliano Schioppi.
Il primo cittadino di Castellammare, Luigi Vicinanza, ha confermato che a cedere è stato il cavo di trazione. “Il sistema di frenata ha funzionato a valle, ma non su quella cabina che stava entrando in stazione,” ha spiegato, visibilmente scosso. Solo una settimana fa lo stesso Vicinanza aveva celebrato la riapertura della funivia, dopo la pausa invernale, pubblicando sui social un video della prima corsa della stagione. L’incidente odierno ha riportato alla memoria una precedente tragedia: era il 15 agosto 1960 quando una cabina della stessa funivia si sganciò, finendo per schiantarsi sui binari della ferrovia sottostante. Anche allora, il bilancio fu drammatico: quattro vittime, tra cui un bambino di 9 anni.
Il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, da Washington per un incontro con Donald Trump, ha espresso cordoglio per le vittime, in contatto con il Ministro della Protezione Civile Nello Musumeci e il Capo Dipartimento Fabio Ciciliano. Anche Gaetano Manfredi, sindaco della Città Metropolitana di Napoli, ha manifestato vicinanza alle famiglie colpite: “Un pensiero alle vittime e un grazie ai soccorritori per la prontezza dimostrata. Questo è il momento del dolore, non delle polemiche.”
In seguito all’incidente, la stazione ferroviaria di Castellammare di Stabia è stata chiusa, così come il tratto tra Pioppaino e Sorrento. Il cavo tranciato si è infatti adagiato sui binari. La Polizia Municipale ha disposto la chiusura della strada panoramica in zona Quisisana, a ridosso della Reggia borbonica.
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