La Corte UE boccia l’approccio italiano sui Paesi di origine sicuri. La decisione ostacola i rimpatri veloci e l’uso dei CPR in Albania

CPR in Albania: modello a rischio
Questo pronunciamento impatta direttamente sull’accordo tra Italia e Albania per la gestione dei Centri di Permanenza per il Rimpatrio (CPR). La strategia adottata dal governo italiano prevedeva il trasferimento in Albania di migranti soccorsi in mare, provenienti da Paesi inseriti in una lista definita “sicura”. Tuttavia, la Corte europea ha chiarito che non basta un atto legislativo per giustificare tale classificazione, se questo non consente una verifica approfondita sulla situazione reale nel Paese di origine.
Attualmente, nelle strutture albanesi, su centinaia di posti disponibili, solo poche decine sono effettivamente occupate, segnale evidente del rallentamento operativo dopo i primi ricorsi giudiziari.
I giudici italiani avevano già sollevato dubbi
La decisione della Corte arriva in risposta a due quesiti pregiudiziali sollevati da vari tribunali italiani, supportati dalla Corte di Cassazione, preoccupati per la legittimità dei trattenimenti nei CPR. I giudici hanno chiesto se sia possibile dichiarare “sicuro” un Paese dove esistono categorie di persone vulnerabili o aree dove i diritti fondamentali non vengono tutelati.
La risposta della Corte è stata netta: non è consentito generalizzare, e un Paese non può essere inserito nella lista se non offre protezione piena e senza eccezioni. Questo riguarda anche i diritti sanciti dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo, il cui rispetto deve essere garantito senza discriminazioni.
Conseguenze immediate per il piano migranti
La sentenza rappresenta un colpo alle politiche migratorie del governo italiano, che contava sull’utilizzo accelerato delle procedure di frontiera per snellire i rimpatri. Il trasferimento dei migranti nei centri in Albania era parte integrante del piano, che ora si trova in stallo operativo e giuridico.
La Corte ha ricordato inoltre che fino a quando non entrerà in vigore il nuovo regolamento UE – atteso per giugno 2026 – non è possibile applicare eccezioni per categorie particolari di migranti. Qualsiasi designazione anticipata di un Paese come “sicuro” deve rispettare i criteri attuali, senza deroghe. Tuttavia, è prevista la possibilità per le istituzioni europee di anticipare l’attuazione della nuova normativa, come auspicato dall’Italia.
Una bocciatura che pesa politicamente
Il governo aveva riposto forti aspettative in una pronuncia favorevole della Corte, anche in virtù delle recenti posizioni condivise da diversi Stati membri sul nuovo Patto su migrazione e asilo. Tuttavia, la Corte ha privilegiato la linea del rispetto dei diritti fondamentali, confermando che i giudici nazionali hanno piena legittimità ad annullare trattenimenti illegittimi.
Per l’esecutivo italiano si tratta di una battuta d’arresto in un momento delicato, con i costi del progetto Albania che superano i 110 mila euro al giorno e i risultati operativi ancora estremamente limitati.
Prossime mosse: attesa per il nuovo regolamento UE
L’unica via di uscita per ora resta il nuovo regolamento europeo sull’immigrazione, che potrebbe introdurre criteri più flessibili nella valutazione dei Paesi terzi. La sua entrata in vigore è prevista per metà 2026, ma il legislatore UE potrebbe decidere di accelerare i tempi, come richiesto dall’Italia.
Nel frattempo, la sentenza fissa un principio importante: nessuna politica migratoria può prescindere dal rispetto effettivo dei diritti umani, a prescindere da accordi bilaterali o strategie emergenziali
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