La Corte Suprema riconosce a Trump la possibilità di evitare blocchi giudiziari su decisioni esecutive, inclusa la revoca dello ius soli ai figli di immigrati irregolari

Il provvedimento riguarda in particolare la possibilità di negare la cittadinanza americana automatica ai figli di immigrati irregolari o visitatori stranieri privi di green card. Tuttavia, l’effettiva entrata in vigore di questa misura è stata rimandata di trenta giorni, tempo concesso alle corti per impugnare la legittimità del provvedimento.
Una svolta nella separazione dei poteri
Durante la conferenza stampa successiva al verdetto, Trump ha celebrato la decisione come una “vittoria per la Costituzione, la separazione dei poteri e lo Stato di diritto”. Accompagnato dal procuratore generale Pam Bondi e dal vice procuratore Todd Blanche, il presidente ha sottolineato come la sua amministrazione sia stata più volte ostacolata da ingiunzioni federali estese all’intero territorio nazionale, un numero maggiore – ha detto – rispetto a quello ricevuto da qualsiasi altro presidente del XX secolo.
Il giudizio della Corte segna un ridimensionamento del potere giudiziario nel limitare le iniziative del potere esecutivo, almeno sul piano nazionale. Le corti minori, da oggi, potranno intervenire esclusivamente su casi locali o individuali, lasciando al livello più alto l’onere di decidere su questioni con impatto generale.
La posizione della Corte: ius soli e azione giudiziaria collettiva
Pur evitando un pronunciamento diretto sulla costituzionalità dello ius soli – sancito dal 14° emendamento della Costituzione americana – la Corte ha riconosciuto al presidente la possibilità di aggirare i blocchi dei giudici di grado inferiore. Questo consente alla Casa Bianca di proseguire con il divieto di cittadinanza automatica senza attendere l’iter delle corti locali, anche se resta aperta la possibilità di contestare il provvedimento tramite le cosiddette class action.
Secondo il giudice conservatore Samuel Alito, tuttavia, anche lo strumento della class action dovrà essere utilizzato con cautela, per evitare che si trasformi in una nuova forma di ingiunzione collettiva, in grado di aggirare i limiti appena imposti ai tribunali federali.
Le implicazioni sulla politica migratoria
Questa sentenza potrebbe incidere profondamente sull’operato del governo federale in materia di immigrazione. Oltre al controverso ordine esecutivo contro lo ius soli, la decisione della Corte Suprema rafforza Trump anche su altri fronti: dal divieto d’ingresso per cittadini di decine di Paesi fino alla possibilità di effettuare deportazioni rapide e di eliminare protezioni umanitarie per centinaia di migliaia di migranti.
Resta tuttavia irrisolta la questione centrale: è legittimo negare la cittadinanza ai bambini nati sul suolo americano da genitori non in regola? La Corte ha scelto di non affrontare questo punto direttamente, rimandando la sfida giuridica ai tribunali che nei prossimi mesi potrebbero essere chiamati a esprimersi sul significato del 14° emendamento.
Una nazione divisa anche sul piano giuridico
La conseguenza più immediata della sentenza sarà la crescente frammentazione del panorama legale statunitense. I procuratori generali degli Stati, in particolare quelli appartenenti a schieramenti politici opposti, potranno adottare approcci divergenti nei contenziosi contro il governo federale. Ciò rischia di produrre una mappa giuridica disomogenea, in cui i diritti dei cittadini e dei residenti variano a seconda del territorio.
Secondo le stime, ventidue Stati con procuratori di orientamento democratico – anche se non necessariamente a guida progressista – hanno già avviato ricorsi contro l’ordine esecutivo presidenziale, ritenuto incompatibile con il 14° emendamento. Quel passaggio costituzionale, adottato dopo la Guerra civile, garantisce la cittadinanza a chiunque nasca negli Stati Uniti e sia soggetto alla loro giurisdizione. Trump ha contestato che gli immigrati irregolari possano rientrare in questa definizione, aprendo una questione che potrebbe diventare uno dei principali temi giuridici e politici dei prossimi mesi.
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