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Crisi diplomatica tra Berlino e Bruxelles: lo scontro tra Merz e Von der Leyen sull’invio di truppe in Ucraina

Lo scontro tra il cancelliere tedesco Friedrich Merz e Ursula von der Leyen sull’ipotesi di inviare truppe in Ucraina divide l’Europa. Berlino frena, Parigi e Londra spingono

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FRIEDRICH MERZ PRESIDENTE DELL’UNIONE CRISTIANO-DEMOCRATICA DI GERMANIA

Il cancelliere tedesco Friedrich Merz era atteso in Francia per discutere con Emmanuel Macron delle prospettive industriali europee e delle garanzie di sicurezza per l’Ucraina. Tuttavia, a sorpresa, Berlino ha confermato che Merz parteciperà solo in videoconferenza al vertice dei cosiddetti “Volenterosi” a Parigi, cui prenderà parte anche Volodymyr Zelensky. La decisione del cancelliere sembra collegata a una dichiarazione controversa della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, che ha provocato un vero terremoto politico in Germania.

La gaffe di Ursula von der Leyen

In un’intervista al Financial Times, Von der Leyen ha parlato di un presunto “piano preciso” per l’invio di truppe europee in Ucraina, sostenendo inoltre che Washington avrebbe garantito un “backstop americano”. Un’affermazione che ha immediatamente innescato la reazione furiosa di Berlino, dove Merz e il ministro della Difesa Boris Pistorius hanno smentito in modo categorico.

Il cancelliere ha ribadito in più occasioni che nessuno, in Germania, sta valutando l’ipotesi di un intervento militare diretto. Ha inoltre ricordato che l’Unione europea non ha competenze in materia di difesa, sottolineando come qualsiasi decisione in merito sarebbe subordinata a un cessate il fuoco e, soprattutto, al voto del Parlamento tedesco.

La posizione della Germania: nessun soldato in Ucraina

L’irritazione di Berlino non riguarda solo il contenuto delle parole della presidente della Commissione, ma anche il metodo. Secondo Merz, dichiarazioni di tale portata non possono essere fatte senza un preventivo confronto con i governi nazionali, gli unici titolari delle scelte di politica militare.

Il ministro Pistorius ha rincarato la dose, ricordando che “l’Unione europea non ha alcuna competenza sull’invio di truppe”. Pur restando uno dei più convinti sostenitori degli aiuti militari a Kiev, Pistorius ha evidenziato che temi di questa portata devono essere trattati solo tra chi ha l’autorità di decidere.

Francia e Regno Unito spingono, Berlino frena

La divergenza tra i partner europei appare sempre più evidente. Mentre Francia e Regno Unito mostrano disponibilità a considerare la presenza di forze sul terreno, la Germania resta inflessibile: per Berlino, ogni discussione sui cosiddetti “boots on the ground” potrà avvenire solo in un contesto di cessate il fuoco, uno scenario che al momento sembra molto lontano.

La stessa cautela tedesca si riflette anche su altri dossier, come la proposta di congelare e sequestrare gli asset russi, su cui Merz mantiene un atteggiamento freddo.

Un’Europa divisa sulla strategia per Kiev

Lo scontro tra Ursula von der Leyen e il cancelliere tedesco mette in luce una profonda spaccatura nella linea europea verso l’Ucraina. Da un lato, i Paesi che chiedono un approccio più deciso per garantire la sicurezza di Kiev; dall’altro, una Germania prudente, che rivendica la centralità del Parlamento e delle regole costituzionali prima di assumere qualsiasi impegno militare.

Una frattura che rischia di pesare sulla credibilità dell’Europa agli occhi di Zelensky e degli alleati occidentali, proprio mentre la guerra sembra lontana da una soluzione diplomatica.

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