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Dazi, l’Europa valuta un accordo con gli Usa con tariffe fisse al 10%

L’Unione Europea valuta l’introduzione di dazi fissi al 10% per evitare sanzioni più dure dagli Stati Uniti. Crescono le preoccupazioni per l’export italiano e il futuro degli scambi internazionali

daziDopo mesi di incertezza e tensioni sui mercati globali, si intravede un potenziale punto di svolta nei rapporti economici tra Europa e Stati Uniti. Secondo fonti riportate dal quotidiano economico tedesco Handelsblatt, la Commissione Europea starebbe valutando una proposta che prevede l’introduzione di una tariffa fissa del 10% sulle esportazioni verso gli USA. Tale misura verrebbe accettata a condizione che l’intesa sia basata su criteri trasparenti e condivisi da entrambe le parti.

La principale motivazione dell’UE è scongiurare l’imposizione di dazi ancora più elevati su settori chiave come quello automobilistico, farmaceutico ed elettronico. In gioco ci sono miliardi di euro in scambi commerciali e posti di lavoro in tutta Europa.

Scenari energetici e nuovi equilibri geopolitici

Oltre al nodo delle tariffe, le trattative toccano anche il settore energetico. Una delle ipotesi al vaglio prevede che l’Unione Europea si impegni a bloccare completamente le importazioni di gas naturale dalla Russia. Questo cambio di rotta spingerebbe molti Paesi europei a rivolgersi al GNL statunitense, rafforzando così i rapporti energetici con Washington e diminuendo la dipendenza energetica da Mosca.

Nonostante le aperture da Bruxelles, al momento l’amministrazione statunitense non ha ufficialmente confermato la volontà di limitare al 10% i dazi sulle auto europee. Tuttavia, l’UE sarebbe pronta a fare ulteriori concessioni, inclusa la riduzione delle proprie barriere tecniche e doganali nei confronti delle merci americane.

 Le prime conseguenze sull’economia europea e italiana

Intanto, si cominciano a registrare i primi effetti concreti delle misure protezionistiche introdotte dagli Stati Uniti. I dazi imposti lo scorso aprile dal presidente Trump – in continuo mutamento – hanno già lasciato il segno sulla bilancia commerciale europea. In particolare, il surplus commerciale dell’Eurozona è sceso da 13,6 miliardi di euro nell’aprile 2024 a 9,9 miliardi nello stesso mese del 2025.

Anche l’Italia sta risentendo degli sviluppi: secondo i dati Istat, l’avanzo commerciale del nostro Paese si è quasi dimezzato in un solo anno, passando da 4,83 miliardi di euro ad appena 2,48 miliardi. Una contrazione che evidenzia quanto l’economia italiana sia vulnerabile alle scelte commerciali estere, soprattutto in settori come la meccanica, l’automotive e l’agroalimentare.

Stabilità apparente, ma l’incertezza resta alta

Nonostante l’evidente frenata dell’export, le autorità italiane si mostrano caute ma non allarmiste. Il Comitato per le politiche macroprudenziali, che riunisce vertici di istituzioni chiave come Banca d’Italia, Consob, Ivass, Covip e MEF, sottolinea che l’impatto diretto delle turbolenze di aprile è stato finora contenuto.

Tuttavia, il documento ufficiale mette in guardia da possibili sviluppi futuri: l’incertezza geopolitica e le politiche protezionistiche internazionali potrebbero generare nuove pressioni sui mercati. E per un Paese come l’Italia, gravato da un debito pubblico molto elevato, ogni scossone potrebbe amplificare le fragilità già esistenti.

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