Dazi USA al 10% sulle esportazioni italiane: impatti, settori colpiti e strategie

Gli Stati Uniti reintroducono dazi del 10% sui prodotti italiani: ecco le conseguenze per l’economia nazionale, i comparti più esposti, le regioni a rischio e le contromisure italiane

daziGli Stati Uniti tornano a imporre dazi sui prodotti italiani, questa volta fissati al 10%, un livello ritenuto più sostenibile rispetto allo scenario inizialmente previsto di un’imposta del 25%. La premier Giorgia Meloni ha definito questa soglia “gestibile” per l’economia italiana e ha personalmente contattato il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, per garantire il supporto del governo alle imprese che operano con il mercato statunitense.

Effetti economici contenuti ma reali

Secondo un’analisi della Svimez, l’imposizione di un dazio del 10% su circa 67 miliardi di euro di export verso gli USA potrebbe comportare una contrazione delle esportazioni italiane del 4,3%, ovvero circa 2,9 miliardi di euro. Un impatto che si tradurrebbe in una perdita di circa lo 0,1% del Prodotto Interno Lordo, pari a 1,9 miliardi di euro, con un possibile taglio di 27.000 posti di lavoro. Una situazione critica, ma ben distante dalle 70.000 posizioni che sarebbero state a rischio con un dazio del 25%.

I settori industriali più penalizzati

L’istituto di ricerca Prometeia ha individuato i comparti che subiranno maggiormente le conseguenze della nuova politica doganale americana. Il settore della meccanica risulta il più esposto, con un impatto stimato vicino ai 2 miliardi di euro. A seguire, moda e tessile con circa 1,4 miliardi di perdite, e il comparto agroalimentare con oltre un miliardo di euro. Anche farmaceutica, elettronica, automotive, arredamento e chimica saranno colpiti, sebbene in misura minore.

Il Mezzogiorno paga il prezzo più alto

A livello geografico, il Sud Italia appare maggiormente vulnerabile agli effetti delle nuove tariffe. Le esportazioni del Mezzogiorno, fortemente concentrate nei settori agroalimentare e automobilistico, potrebbero registrare un calo del 4,7%, rispetto al -4,2% stimato per il Centro-Nord. Le regioni considerate più a rischio da Prometeia sono Liguria, Molise, Basilicata e Sardegna, con un coinvolgimento non trascurabile anche per l’Emilia Romagna.

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