Gli Stati Uniti reintroducono dazi del 10% sui prodotti italiani: ecco le conseguenze per l’economia nazionale, i comparti più esposti, le regioni a rischio e le contromisure italiane

Effetti economici contenuti ma reali
Secondo un’analisi della Svimez, l’imposizione di un dazio del 10% su circa 67 miliardi di euro di export verso gli USA potrebbe comportare una contrazione delle esportazioni italiane del 4,3%, ovvero circa 2,9 miliardi di euro. Un impatto che si tradurrebbe in una perdita di circa lo 0,1% del Prodotto Interno Lordo, pari a 1,9 miliardi di euro, con un possibile taglio di 27.000 posti di lavoro. Una situazione critica, ma ben distante dalle 70.000 posizioni che sarebbero state a rischio con un dazio del 25%.
I settori industriali più penalizzati
L’istituto di ricerca Prometeia ha individuato i comparti che subiranno maggiormente le conseguenze della nuova politica doganale americana. Il settore della meccanica risulta il più esposto, con un impatto stimato vicino ai 2 miliardi di euro. A seguire, moda e tessile con circa 1,4 miliardi di perdite, e il comparto agroalimentare con oltre un miliardo di euro. Anche farmaceutica, elettronica, automotive, arredamento e chimica saranno colpiti, sebbene in misura minore.
Il Mezzogiorno paga il prezzo più alto
A livello geografico, il Sud Italia appare maggiormente vulnerabile agli effetti delle nuove tariffe. Le esportazioni del Mezzogiorno, fortemente concentrate nei settori agroalimentare e automobilistico, potrebbero registrare un calo del 4,7%, rispetto al -4,2% stimato per il Centro-Nord. Le regioni considerate più a rischio da Prometeia sono Liguria, Molise, Basilicata e Sardegna, con un coinvolgimento non trascurabile anche per l’Emilia Romagna.
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