Le fiamme hanno colpito duramente la provincia di Chubut, dove oltre 300 vigili del fuoco sono al lavoro tra condizioni climatiche estreme e sospetti di incendi dolosi

Gli incendi stagionali tra dicembre e marzo sono purtroppo una costante nella parte meridionale del paese, ma negli ultimi anni si è osservata un’accelerazione preoccupante: la frequenza e l’intensità degli episodi stanno aumentando, un effetto diretto del riscaldamento globale. Le alte temperature, unite a una siccità persistente e a venti particolarmente forti, creano un ambiente estremamente favorevole alla diffusione incontrollata delle fiamme.
Oltre a Chubut, incendi attivi sono stati segnalati anche nella provincia di Neuquén, sempre in area patagonica, mentre quelli sviluppatisi nei giorni scorsi nelle province di Santa Cruz e Río Negro risultano al momento sotto controllo. Tuttavia, le autorità mantengono alta l’attenzione, consapevoli della fragilità del territorio in queste condizioni climatiche.
A Chubut la situazione resta la più grave. Qui sono impegnati da giorni oltre 300 pompieri, che operano in condizioni estreme, cercando di contenere l’avanzata del fuoco attraverso il taglio di alberi e la rimozione di materiale secco. L’uso di aerei antincendio e il supporto dell’aeronautica militare hanno permesso di arginare alcuni dei fronti più aggressivi, sebbene la situazione sia ancora lontana dalla normalità.
Le piogge del fine settimana hanno offerto un sollievo temporaneo, rallentando la propagazione degli incendi. Ma secondo Torres, l’emergenza è tutt’altro che terminata. Le fiamme hanno distrutto almeno 24 abitazioni e colpito anche due strutture turistiche. Centinaia di persone sono state evacuate, inclusi numerosi turisti che si trovavano nelle aree più prossime agli incendi. Molti residenti sono stati trasferiti in centri di accoglienza allestiti dalle autorità locali.
Le immagini provenienti dalla zona di Epuyén, uno dei centri maggiormente coinvolti, raccontano la gravità della crisi. Colonne di fumo, foreste annerite e un paesaggio devastato offrono uno scenario drammatico che richiama alla memoria la scorsa stagione degli incendi, particolarmente intensa nel 2024-2025, e che sembra destinata a ripetersi anche quest’anno.
Secondo gli esperti, il cambiamento climatico gioca un ruolo cruciale: l’estate australe sta diventando più calda e secca, rendendo il suolo e la vegetazione altamente infiammabili. Ma non è solo la natura a essere responsabile. In molti casi, infatti, le fiamme nascono da mani umane: accensioni accidentali, attività agricole fuori controllo, e persino incendi dolosi appiccati per ottenere nuovi terreni coltivabili.
Questa pericolosa combinazione di fattori naturali e umani rende sempre più difficile la gestione del rischio, con conseguenze devastanti per gli ecosistemi locali, per le comunità residenti e per il fragile equilibrio economico dell’intera regione patagonica.
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