Dopo il caso “Mia moglie”, un altro forum espone immagini di donne senza consenso. Tra le vittime Valeria Campagna, Alessandra Moretti, Giorgia Meloni ed Elly Schlein. Commenti sessisti e minacce alimentano una cultura patriarcale che normalizza la violenza.

Campagna ha deciso di denunciare l’accaduto alla Polizia e di esporsi con coraggio, sottolineando che il problema non è isolato. A suo fianco, anche volti noti della politica italiana come Giorgia Meloni, Elly Schlein, Alessandra Moretti, Alessia Morani e Lia Quartapelle, che si sono ritrovate, loro malgrado, vittime di esposizione non consensuale sullo stesso sito. La dinamica è sempre la stessa: un post iniziale pubblicato con toni allusivi o esplicitamente sessuali, seguito da una lunga catena di commenti osceni, valutazioni sul corpo, insinuazioni, minacce, inviti alla violenza. Non è solo voyeurismo digitale: è un attacco sistematico alla dignità delle donne, una forma di aggressione verbale e simbolica che trova terreno fertile in una cultura patriarcale ancora ben radicata.
«Questa è la cultura dello stupro», afferma Campagna nel suo post-denuncia. «Una cultura che giustifica la violenza, che ridicolizza chi denuncia, che colpevolizza le vittime. Come se fosse colpa nostra per aver indossato una gonna corta o aver pubblicato una foto in costume. Ma il nostro corpo non è pubblico, non è a disposizione di nessuno». Anche l’eurodeputata del Pd Alessandra Moretti ha scoperto la propria esposizione su phica.eu, e ha già sporto denuncia. “Il sito rubava da anni foto e spezzoni delle trasmissioni a cui partecipavo, modificandoli e lasciandoli in pasto a migliaia di utenti”, ha raccontato. “Questi commenti osceni mettono a rischio non solo la mia integrità emotiva, ma quella di tutte le donne. Invito tutte a denunciare. La violenza di genere è un problema degli uomini e deve essere affrontato da tutti, donne e uomini insieme. Questi siti devono essere chiusi e vietati. Espongono le donne alla violenza, istigano allo stupro e alla sopraffazione”.
Il fenomeno – alimentato dall’anonimato della rete e dalla mancanza di un adeguato controllo – non è nuovo, ma oggi appare ancora più aggressivo. Colpisce in modo particolare chi ha visibilità pubblica, come se la notorietà fosse una colpa da espiare con l’umiliazione. Ma riguarda anche donne comuni, che si ritrovano catapultate in una spirale di violenza e vergogna per colpe che non hanno commesso.La denuncia è un primo passo. Ma, come sottolineano le stesse protagoniste, serve una reazione collettiva. Serve un impegno politico e culturale per combattere alla radice la cultura del possesso, del giudizio e della prevaricazione. Perché la libertà e la sicurezza delle donne non siano negoziabili, mai.
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