I due leader religiosi dichiarano con forza che “la fede porta il credente a vedere nell’altro un fratello da sostenere e da amare”, condannano ogni forma di violenza in nome della religione e chiedono un impegno comune per la giustizia, la dignità e la pace. Quel gesto, carico di significato, è stato riconosciuto anche dalle Nazioni Unite, che hanno istituito il 4 febbraio come Giornata Internazionale della Fratellanza Umana.

Fin dai primi anni del suo pontificato, Jorge Mario Bergoglio ha fatto del dialogo con l’Islam uno dei cardini della sua visione pastorale e geopolitica. In continuità con quanto tracciato dai suoi predecessori, ma con uno stile nuovo e un linguaggio più diretto, Francesco ha voluto incontrare il mondo musulmano non soltanto nei vertici diplomatici, ma anche nei gesti concreti, nei viaggi, nelle parole rivolte ai fedeli di entrambe le religioni.
Il Documento sulla Fratellanza Umana
Uno degli episodi più significativi di questo cammino è stato lo storico incontro del 4 febbraio 2019 ad Abu Dhabi con il Grande Imam di al-Azhar, Ahmad al-Tayyeb. Da quell’abbraccio è nato il Documento sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune, un testo che rappresenta un pilastro del dialogo interreligioso contemporaneo.
In esso, Papa Francesco e l’Imam dichiarano con forza che “la fede porta il credente a vedere nell’altro un fratello da sostenere e da amare”, condannano ogni forma di violenza in nome della religione e chiedono un impegno comune per la giustizia, la dignità e la pace. Quel gesto, carico di significato, è stato riconosciuto anche dalle Nazioni Unite, che hanno istituito il 4 febbraio come Giornata Internazionale della Fratellanza Umana.
I viaggi nei paesi islamici
Il papa argentino è stato il primo pontefice a visitare la Penisola Arabica, ma non si è fermato lì. Il suo viaggio in Iraq nel marzo 2021, in piena pandemia, è stato un altro atto di coraggio e di testimonianza. In quella terra martoriata dalla guerra e dalle divisioni settarie, Francesco ha incontrato il leader sciita Ali al-Sistani a Najaf, dando un segnale potente di unità e dialogo tra cristiani e musulmani.
Anche in Marocco, Egitto, Turchia e Bahrein, Francesco ha ribadito più volte l’importanza dell’educazione al rispetto, del rifiuto del fondamentalismo e del riconoscimento dei diritti fondamentali. Il suo messaggio si è sempre fondato sull’idea che la diversità religiosa non è una minaccia, ma una ricchezza che può generare pace.
Un dialogo che non ignora le sfide
Tuttavia, il dialogo promosso da Francesco non è stato privo di ostacoli e critiche. Alcuni settori cattolici, specialmente tra i tradizionalisti, hanno accusato il pontefice di eccessiva apertura verso l’Islam, temendo cedimenti dottrinali o relativismo. Ma Francesco ha sempre ribadito che il dialogo non significa rinunciare alla propria identità, bensì riconoscere nell’altro un interlocutore umano, portatore di dignità e spiritualità.
In più occasioni ha richiamato l’importanza della libertà religiosa in tutti i paesi, anche a rischio di rompere equilibri diplomatici. La sua voce si è levata a difesa dei cristiani perseguitati, ma anche contro l’islamofobia e ogni forma di discriminazione. Il suo sguardo globale lo ha portato a denunciare le guerre mascherate da religione e a chiedere una spiritualità che si traduca in giustizia sociale.
Le reazioni dal mondo islamico
Alla notizia della morte di Papa Francesco, sono giunti messaggi di cordoglio da numerosi paesi e autorità religiose musulmane. Il Grande Imam di al-Azhar, Ahmad al-Tayyeb, ha scritto in un comunicato:
“Perdo un amico fraterno e un compagno di cammino. Insieme abbiamo testimoniato al mondo che le religioni possono essere ponti di pace, non strumenti di divisione. Possa Dio accoglierlo tra i giusti.”
Anche l’Organizzazione per la Cooperazione Islamica (OCI) ha reso omaggio al papa scomparso, sottolineando “il suo impegno costante nel promuovere la tolleranza, il rispetto tra fedi e la giustizia globale”.
Il re del Marocco, Mohammed VI, ha dichiarato: “Papa Francesco è stato un uomo di dialogo, un costruttore di pace. Il suo nome rimarrà nella storia per aver saputo parlare ai cuori di tutti, oltre ogni barriera religiosa.”
Parole di stima sono arrivate anche dal presidente turco, dal governo indonesiano, e da rappresentanti delle comunità musulmane in Europa e in Africa. A Baghdad, una preghiera interreligiosa è stata celebrata in sua memoria, così come a Il Cairo e in altre città simbolo del dialogo islamo-cristiano.
Un’eredità spirituale e politica
Con la sua morte, si chiude una stagione in cui il papato è tornato ad avere un ruolo centrale nello scenario internazionale. Papa Francesco lascia un’eredità profonda nel campo del dialogo tra religioni, che va oltre la diplomazia ecclesiastica: è una visione di fratellanza universale, che parla all’uomo del nostro tempo, credente o no.
Nel mondo islamico, numerosi leader religiosi e politici hanno espresso cordoglio per la sua scomparsa, ricordandolo come un uomo di pace, coraggioso e vicino ai popoli. In un’epoca di muri e diffidenze, Francesco ha costruito ponti. E questi ponti, oggi, restano come traccia e compito per chi verrà dopo di lui.
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