Global March to Gaza: arresti ed espulsioni al Cairo

Egitto blocca la Global March to Gaza: centinaia di attivisti internazionali arrestati, espulsi o respinti. Tra loro anche 15 italiani. Appelli alla Farnesina per tutelare i connazionali

gazaÈ stato un duro colpo per centinaia di attivisti internazionali arrivati in Egitto per partecipare alla Global March to Gaza. La mobilitazione, pensata per raggiungere simbolicamente il valico di Rafah e chiedere la fine delle ostilità nella Striscia di Gaza, è stata interrotta bruscamente dalle autorità egiziane. Nelle ultime ore, infatti, sono scattati arresti, deportazioni ed espulsioni nei confronti di attivisti provenienti da oltre 50 Paesi, inclusi almeno 15 cittadini italiani.

Espulsioni forzate: “Violazione del diritto internazionale”

Molti attivisti, tra cui delegati italiani, sono stati prelevati dagli hotel del Cairo durante la notte e scortati all’aeroporto, dove sono stati formalmente espulsi. Antonietta Chiodo, portavoce della delegazione italiana, ha parlato di “deportazioni vere e proprie”, denunciando una chiara violazione del diritto internazionale. Nonostante alcune indiscrezioni che lasciavano intendere un possibile via libera da parte delle autorità egiziane, il presidente Al Sisi ha adottato una linea dura, chiudendo completamente al passaggio dei manifestanti.

Ministero egiziano: “Procedure speciali in vigore”

Il ministero degli Esteri egiziano, attraverso un comunicato ufficiale, ha ribadito l’impegno del Paese nel cercare una soluzione alla crisi umanitaria a Gaza. Tuttavia, ha chiarito che le delegazioni straniere devono attenersi alle procedure speciali adottate dall’inizio del conflitto, escludendo ogni eccezione per chiunque voglia avvicinarsi al confine.

Controlli rafforzati e rimpatri all’aeroporto del Cairo

Già nel pomeriggio di ieri sono partiti i primi provvedimenti restrittivi. Interi gruppi di manifestanti sono stati circondati dalla polizia all’interno degli hotel, identificati e trasferiti in aeroporto per essere rimpatriati. I controlli negli scali della capitale egiziana sono stati ulteriormente rafforzati: la presenza dei militari è raddoppiata e le verifiche sui passeggeri provenienti dall’Europa si sono fatte estremamente rigide. Tra i fermati, anche diversi italiani: sette provenienti da Milano, due da Torino e uno dalla Campania. Per alcuni è già scattato il rimpatrio.

Appelli alla Farnesina e richieste d’intervento

Antonietta Chiodo ha lanciato un appello urgente al governo italiano, sollecitando la Farnesina a intervenire per proteggere i cittadini italiani bloccati al Cairo. Anche il deputato Marco Grimaldi (Alleanza Verdi e Sinistra) ha preso posizione, denunciando che attivisti, artisti e medici europei sono stati trattenuti, privati del passaporto e in molti casi deportati. “Ministro Tajani, è il momento di agire”, ha dichiarato.

La carovana dalla Tunisia ancora in viaggio

Oltre ai gruppi arrivati via aerea, una vasta delegazione – composta da circa duemila persone – sta cercando di raggiungere il confine egiziano via terra. La colonna umana, partita dalla Tunisia, si trova attualmente in Libia, nella zona di Zahawiya, in attesa dei permessi per entrare in Egitto. Le immagini che circolano mostrano pullman, auto e camion carichi di attivisti che sperano di arrivare a Rafah nella notte.

Israele spinge per il blocco: “Pronti a intervenire”

La tensione internazionale è aumentata ulteriormente dopo l’intervento del ministro degli Esteri israeliano Israel Katz, che – secondo quanto riportato dal Jerusalem Post – avrebbe chiesto ufficialmente al governo egiziano di impedire il passaggio dei manifestanti, accusandoli di essere “fiancheggiatori di Hamas” e una minaccia alla stabilità della regione. Katz avrebbe anche avvertito che, qualora l’Egitto non riuscisse a fermare il corteo, l’esercito israeliano è già pronto a intervenire: “Non ci saranno linee rosse”, ha dichiarato.

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