Guangzhou: il modello in via di sviluppo di città globale dei Paesi emergenti

Il crescente rapporto tra la Cina e il mondo in via di sviluppo sta creando una globalizzazione parallela animata da quei Paesi che non rientrano in quello a guida occidentale

di Gabriele Manca

Secondo una previsione delle Nazioni Unitenel 2100 otto persone su dieci vivranno in Asia e in Africa. Questo trend avrà sicuramente profonde implicazioni per il sistema internazionale e lo status quo, cambiando radicalmente il mondo così come siamo abituati a vederlo. In realtà, questi cambiamenti sono già tangibili e ben rappresentati dal crescente rapporto tra la Cina e il Sud Globale.

Questa nuova partnership, sempre più rilevante per gli equilibri economici e geopolitici mondiali, sta contribuendo alla creazione di una nuova globalizzazione, parallela a quella occidentale. Si chiama “globalizzazione dal basso” ed è anche detta “globalizzazione non egemonica”. Essa si contrappone a quella neoliberale (etichettata come “globalizzazione egemonica”), modellata dalle potenze occidentali e governata dalle istituzioni internazionali come la Banca mondiale (Bm), il Fondo monetario internazionale (Fmi) e l’Organizzazione mondiale del commercio (Omc). Al contrario, la “globalizzazione dal basso” è associata ai Paesi in via Sviluppo, coloro che compongono il Sud Globale e rappresentano la maggior parte della popolazione mondiale. Anche in questo contesto, c’è un flusso internazionale di persone, beni e capitali; gli agenti coinvolti hanno le stesse ambizioni e desideri di quelli che operano nella globalizzazione neoliberale. Il “regista” di questo mondo parallelo è la Cina, portatrice di un modello di sviluppo economico a cui si ispirano sempre più Paesi in via di sviluppo, nonché partner economico e politico sempre più importante per molti di essi.

Il ruolo di Pechino come fulcro e forza trainante di una globalizzazione alternativa è oggi un argomento ampiamente discusso nel dibattito accademico. La Belt and Road Initiative (BRI), ad esempio, ne è una manifestazione concreta: l’iniziativa è considerata parte della strategia estera cinese per dare forma ad un sistema che accolga meglio gli interessi di Pechino. Un polo alternativo, con valori e standard diversi dall’Occidente, in cui gli Stati Uniti non siano più l’attore dominante. Come il sistema occidentale, anche questo avrà uno specifico network di Paesi amici, infrastrutture, standard e istituzioni. Se la “globalizzazione dall’alto” ha le sue istituzioni portanti (Bm, Fmi, Omc), portatrici dalle priorità di Washington e dei Paesi occidentali, la Cina con la BRI sta introducendo le proprie istituzioni multilaterali sulla scena internazionale. La Banca Asiatica per gli Investimenti nelle Infrastrutture (AIIB), che mira a soddisfare le esigenze infrastrutturali in Asia e nel resto del mondo, rappresenta l’esempio perfetto delle ambizioni cinesi in materia di governance globale; si tratta di un’alternativa alle istituzioni di Bretton Woods, in cui la Cina è il maggiore azionista. Pechino vuole porsi come riferimento per quella parte del mondo che decide di non abbracciare uno sviluppo economico conforme ai valori economici e politici dell’occidente, ma che vuole comunque partecipare all’integrazione economica globale e sfruttarne i vantaggi.

C’è una città nel sud-est della Cina in cui si può vedere la “globalizzazione dal basso” prendere forma. Si tratta di Guangzhou, dipinta come la New York del mondo in via di sviluppo. Rappresenta un prototipo di città globale in grado di attrarre diversi imprenditori da tutto il Sud Globale, soprattutto dall’Africa. A Guangzhou gli africani costituiscono la maggior parte degli imprenditori stranieri nella città; provengono da Paesi come NigeriaGhanaKenya e Somalia, gestiscono fabbriche, servizi logistici e altre aziende che sono vere e proprie imprese connesse a livello internazionale. La città è diventata un esempio emblematico della “globalizzazione dal basso” e quindi il luogo perfetto per indagarla. È una città specchio di un mondo che sta cambiando, un mondo in cui la Cina è presa come riferimento per la modernità e in cui i Paesi in via di sviluppo, ed i loro imprenditori, sono considerati su una base più equa.

Sembra che il mondo stia, di nuovo, assumendo una struttura bi-polare. Questa volta però, la coesistenza competitiva è tra Usa e Cina: da una parte c’è l’Occidente, ancora guidato dagli Stati Uniti; dall’altra, c’è un nuovo e crescente blocco di Paesi che iniziano a guardare a Pechino come a una nuova potenza egemone. Infatti, se da un lato l’ascesa cinese rappresenta una minaccia per l’egemonia statunitense ed occidentale, per molti Paesi del Sud Globale potrebbe rappresentare un’ulteriore opportunità di sviluppo e integrazione nell’economia globale.

Testo e foto pubblicati per gentile concessione di Eastwest, magazine di geopolitica diretto da Giuseppe Scognamiglio www.eastwest.eu

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