Anche Canada e Australia valutano il riconoscimento della Palestina
Il Regno Unito riconoscerà a settembre lo Stato palestinese. È quanto emerge da una riunione straordinaria del Consiglio dei ministri a Londra. Il cambio di linea del premier Starmer è dovuto alla pressione politica interna alla Gran Bretagna aumentata a causa dell’aggravarsi della crisi umanitaria a Gaza, con parlamentari e membri del governo laburista che sollecitano il riconoscimento della Palestina dopo la mossa della Francia. Da Parigi, infatti, arriva l’approvazione della scelta: “Insieme riapriamo una prospettiva di pace”. “Non ne abbiamo parlato e non abbiamo un’opinione” ha detto Trump dopo l’incontro con Starmer. Anche Canada e Australia valutano il riconoscimento della Palestina.
Onu conferma carestia in atto a Gaza
La carestia nella Striscia è confermata dal monitoraggio dell’osservatorio dell’Onu sulla fame globale. Nel frattempo, si sono registrati altri morti in fila per gli aiuti, in totale sono state superate le 60mila vittime dal 7 ottobre. Sul tema aiuti umanitari è in atto un forte pressing da parte di diversi stati europei, la missione Londra-Berlino-Parigi per i rifornimenti di cibo nella Striscia è prevista per la prossima settimana.
Netanyahu: “Starmer premia Hamas e punisce le sue vittime”
“Starmer premia il mostruoso terrorismo di Hamas e ne punisce le vittime. Uno Stato jihadista al confine con Israele oggi minaccerà la Gran Bretagna domani. L’appeasement nei confronti dei terroristi jihadisti fallisce sempre. Fallirà anche per voi. Non accadrà”. Lo dichiara su X il premier israeliano Benyamin Netanyahu dopo l’annuncio del premier britannico di voler riconoscere lo Stato di Palestina.
Famiglie ostaggi: “Stato palestinese un premio al terrore”
Anche il Forum delle famiglie degli ostaggi ha attaccato le iniziative europee per il riconoscimento di uno Stato palestinese, affermando che “riconoscere uno Stato palestinese mentre 50 ostaggi si trovano ancora nei tunnel di Hamas significa premiare il terrore”. Secondo il Forum, “questa decisione non rappresenta un passo verso la pace, ma una grave violazione del diritto internazionale e una vergognosa e pericolosa legittimazione dei crimini di guerra più orrendi”.
Verso la scelta di Londra anche il Canada
Potrebbe essere il Canada, alleato chiave del Regno Unito e membro del Commonwealth, il prossimo Paese occidentale di tradizione filo-israeliana a unirsi a un riconoscimento formale immediato dello Stato palestinese. E’ l’ipotesi che circola tra alcune fonti di Londra, dopo l’annuncio con il quale ieri il premier britannico ha reso noto di essere pronto a riconoscere la Palestina all’Onu a settembre, in tandem con la Francia. Il riconoscimento avverrà se Israele non accetterà una serie di stringenti condizioni verso la pace, a cominciare da un cessate il fuoco nella Striscia di Gaza.
A suggerirlo è il fatto che sir Keir abbia sentito ieri sera – subito dopo l’annuncio di Downing Street – un solo alleato dell’Occidente, il primo ministro canadese Mark Carney, oltre ai leader interessati (il premier israeliano Benyamin Netanyahu, il presidente dell’Autorità nazionale palestinese Abu Mazen e il re di Giordania, Abdallah). E abbia discusso con lui proprio del dossier Palestina, come riporta Number 10. L’iniziativa britannica, presentata da più parti come una sorta di ultimatum, è stata già accolta dalla furiosa reazione pubblica di Netanyahu, che ne ha parlato come di “un appeasement” verso Hamas. Mentre non è stata esplicitamente criticata per ora dagli Usa, a differenza di quanto Donald Trump – che ha incontrato Starmer in Scozia giusto il giorno prima dell’annuncio evitando qualunque polemica su questo punto e denunciando a sua volta l’emergenza fame a Gaza – aveva fatto a suo tempo nei confronti del presidente francese Emmanuel Macron.
Da Egitto e Giordania continuano a partire camion di aiuti per Gaza
Intanto, Egitto e Giordania hanno continuato a inviare convogli di aiuti umanitari e medici nella Striscia di Gaza per il quarto giorno consecutivo, nel tentativo di alleviare la grave crisi nell’enclave palestinese causata dal blocco israeliano. “Per il quarto giorno, i convogli continuano ad arrivare, trasportando quasi 1.000 tonnellate di cibo e aiuti umanitari”, ha dichiarato oggi la Mezzaluna Rossa egiziana sul suo account Facebook ufficiale. Questi aiuti attraversano il lato egiziano di Rafah fino al valico di Kerem Shalom, in territorio israeliano, dove vengono scaricati e ispezionati per determinare se possono o meno entrare nella Striscia.
Guterres: “Pace in Medio Oriente è un impegno non un sogno”
“L’unica soluzione realistica, giusta e sostenibile per la pace in Medio Oriente è quella dei due Stati, Israele e Palestina, che convivono fianco a fianco in pace e sicurezza”: lo ha ribadito il Segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres. E’ necessario scegliere “la via della pace. Non come concetto ma come impegno. Non come un sogno ma come realtà. Per i palestinesi, per gli israeliani, per le persone del Medio Oriente e del mondo” ha aggiunto.
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