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Guerra senza fine. Bombe su Odessa e milioni al freddo

L’attacco al porto è anche una risposta ai recenti raid ucraini contro le infrastrutture petrolifere russe. Ma il confronto resta asimmetrico: Mosca può reggere nel lungo periodo

Le bombe tornano a cadere su Odessa, mentre l’inverno stringe l’Ucraina in una morsa sempre più dura. I raid russi delle ultime ore hanno colpito infrastrutture elettriche e depositi di farmaci, lasciando oltre un milione di famiglie senza luce e riscaldamento in cinque regioni. A Maidan, simbolo della resistenza ucraina, oscurità e gelo alimentano un timore che negli ambienti diplomatici europei si fa sempre più concreto: Vladimir Putin potrebbe essere pronto a una «guerra infinita».Mentre l’attenzione internazionale è puntata sui colloqui diplomatici a Berlino, a Kiev cresce l’ansia che il Cremlino non voglia più accettare alcun compromesso. «Il rischio è che Putin sia disposto a proseguire il conflitto per altri cinque anni», confida una fonte diplomatica europea. Un’ipotesi resa ancora più inquietante dalla prospettiva di un’Ucraina privata del sostegno militare statunitense, scenario che ridurrebbe drasticamente la capacità di resistenza di Kiev.

Il nodo centrale resta il Donbass.  Zelensky e i suoi consiglieri ribadiscono che ogni concessione territoriale violerebbe il diritto internazionale e dovrebbe comunque passare da un referendum. I sondaggi confermano che la maggioranza degli ucraini rifiuta di cedere territori senza solide garanzie di sicurezza. Ma proporre un sistema di protezione simile all’Articolo 5 della Nato appare difficilmente accettabile per Mosca, che mira da sempre a isolare l’Ucraina dall’Europa. Sul fronte interno, Zelensky appare più fragile rispetto a pochi mesi fa. Gli scandali di corruzione e le pressioni politiche internazionali ne hanno indebolito la posizione, mentre da Washington arrivano segnali contraddittori. Il timore, negli ambienti diplomatici, è che Kiev possa essere spinta a un accordo sfavorevole pur di evitare il collasso.

L’attacco al porto di Odessa è anche una risposta ai recenti raid ucraini contro le infrastrutture petrolifere russe. Ma il confronto resta asimmetrico: Mosca può reggere nel lungo periodo, Kiev molto meno senza un sostegno militare costante. Lo spettro è quello di un ritorno a uno scenario simile al 2014, quando gli accordi di Minsk congelarono il conflitto senza risolverlo, fino all’esplosione della guerra totale nel 2022. Oggi, tra blackout, freddo e bombardamenti, l’Ucraina teme che il filo spinato tornato a Maidan non sia il segno di una tregua mancata, ma l’annuncio di un conflitto destinato a non finire.

 

 

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