Israele a processo per genocidio dinanzi al Tribunale dell’Aja

Su istanza presentata dal Sudafrica, si è aperto dinanzi alla Corte internazionale di giustizia dell’Aja il procedimento contro Israele accusato di genocidio a Gaza. Le udienze, come si legge in una nota del tribunale,  “saranno dedicate alla richiesta di indicazione di misure provvisorie” contenute nel provvedimento di Pretoria, c per “proteggere da ulteriori, gravi e irreparabili danni ai diritti del popolo palestinese “.

Si tratta di un episodio senza precedenti:  lo Stato ebraico viene infatti processato ai sensi dell’articolo 9 della  Convenzione delle Nazioni Unite, redatta dopo la Seconda guerra mondiale proprio alla luce delle atrocità commesse contro il popolo ebraico durante l’Olocausto e ratificata dalla Knesset nel 1950 e in violazione dello Statuto di Roma che per primo nel 1948  il reato genocidario, ovvero ogni atto che abbia “l’intento di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo identificato su base etnica, religiosa, razziale o nazionale”.

Il primo ministro israeliano  Benjamin Netanyahu ha naturalmente respinto ogni accusa, definendo quelle mosse da Pretoria false e dal canto suo il presidente  Isaac Herzog ha annunciato che il suo paese presenterà la sua autodifesa dimoostranndo che sta faacendo il possibile in “circostanze estremamente complicate” per evitare vittime civili a Gaza.

Il team dell’accusa è guidato dal ministro della Giustizia di Pretoria, Ronald Lamola, dalla giurista sudafricana Adila Hassim, da diplomatici ed esperti politici, tra cui  Jeremy Corbyn, l’ex leader laburista britannico, investito da feroci polemiche per essersi rifiutato di definire Hamas un gruppo terrorista. Mentre Israele s’è affidato a cinque avvocati internazionali, coordinati dall’inglese Malcolm Shaw, accademico di Cambridge.

La Corte internazionale di giustizia (Cig) dell’Onu, più conosciuta come Tribunale internazionale dell’Aja, dirime le controversie tra gli Stati aderenti e non è da confondere con la Corte penale internazionale, che sta sempre all’Aja e processa i crimini di guerra individuali, ma non dipende dalle Nazioni unite e non è riconosciuta da Paesi come gli Usa e lo stesso Israele.

Dopo quasi cento giorni di guerra, secondo le le piú autorevoli organizzazzioni internazionali i morti nella Striscia sono più di 23.357, il 60% dei quali donne e bambini, i feriti, 59.410,  ottomila i dispersi.  L’85 per cento della popolazione, oltre un milione e 900mila gazawi, è stata costretta a sfollare.I rifugi approntati da Onu e Mezzaluna rossa, circa 120, ospitano profughi quattro volte più della loro capienza. Sono 142 i funzionari delle Nazioni unite morti nei bombardamenti. Tre quarti degli ospedali della striscia  sono distrutti cosí come il 70 per cento delle case è C’è carenza d’acqua potabile e di cibo, e sono in atto epidemie. Sul fronte israeliano i morti soo 1200, di cui  364 nell’attacco del 7 ottobre. Sono stati 253, inoltre, i rapiti, dei quali 136 sono ancora nei tunnel di Gaza.

Dalla parte di Israele stanno facendo quadraato Stati Uniti che attraverso il segretario di stato Anthony Blinken hanno definito “l’accusa di genocidio  totalmente infondata”, l Sudafrica è tra i fondatori dei Brics: sono tutti Paesi – dal Brasile alla Russia, dall’India alla Cina – che sostengono Gaza. Sulla stessa linea  la gran parte dei Paesi europei, tra cui l’Italia. “Il genocidio è un’altra cosa – ha detto il ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani – Qui c’è un attacco che colpisce la popolazione civile. Continuiamo a invitare Israele a non superare i limiti della giusta reazione, ma non si può dimenticare quel che è successo il 7 ottobre”.