Israele, al via le procedure per lo scioglimento della Knesset

Nella decisione di sciogliere il Parlamento si può leggere il totale fallimento della classe politica israeliana. Preoccupazione per la nomina del capo delle forze armate, il Ministro della Difesa accelera

di Matteo Meloni

Il totale fallimento della classe politica israeliana si può leggere nella decisione di scioglimento della Knesset, il Parlamento dello Stato ebraico, che porterà la nazione alle quinte elezioni in tre anni. Una situazione a dir poco paradossale per Israele e il suo elettorato, ostaggio di partiti politici e coalizioni incapaci di dare al Paese una guida chiara, in un sistema elettorale che non offre possibilità concrete di stabilità.

E infatti, i sondaggi già avviati sembrano preludere a un nuovo giro a vuoto, ovvero a un voto che sarà inconcludente per la formazione di un esecutivo di maggioranza: troppo complicato raggiungere i 61 seggi necessari. A meno che i partiti e le singole coalizioni non modifichino i rispettivi assetti. A questa, ennesima situazione ci si è arrivati, stavolta, per via delle defezioni del movimento Yamina, che ha partecipato alla formazione del Governo di Naftali Bennet, composto da ben 8 partiti tra i quali anche quelli arabi. Diventerà Primo Ministro traghettatore l’attuale titolare agli Esteri Yair Lapid, in attesa dello svolgimento della tornata elettorale prevista approssimativamente per ottobre.

A questo, da sottolineare l’incapacità di far passare la legge sullo speciale status legale per i coloni israeliani, occupanti dei territori della Palestina in Cisgiordania. Senza la normativa, si cancellerebbe lo scudo verso i cittadini israeliani che, in questo modo, verrebbero trattati alla pari dei palestinesi, ovvero sotto controllo militare e soggetti alle corti dell’esercito riservate ai palestinesi. Un punto chiave dell’architettura di apartheid studiata dallo Stato d’Israele nei confronti dei palestinesi, come ribadito da Human Rights Watch e, ancor più recentemente, da Jessica Montell, direttrice dell’organizzazione per i diritti umani israeliana HaMoked, che offre assistenza legale agli abitanti della Palestina.

Il prolungamento della normativa è stato impossibile a causa della stessa destra nazionalista, intenzionata a far cadere il Governo di coalizione al quale partecipano anche partiti arabo-israeliani. Vista la situazione, prima dello scioglimento definitivo della Knesset si cerca di trovare un compromesso, che non farebbe altro che allungare i 55 anni di military rule di Israele sulla Palestina, una situazione diventata ormai insostenibile.

Tra le altre preoccupazioni del Governo uscente la nomina del capo dell’Idf, le forze armate israeliane. Il Ministro della Difesa Benny Gantz, tra i personaggi politici israeliani ridimensionati dopo l’exploit degli anni passati, ha avvertito che la scelta del nuovo responsabile dell’Idf è una “necessità strategica”, dicendosi pronto a confrontarsi con lo spauracchio Benjamin Netanyahu (il quale non rispettò l’accordo di coalizione qualche anno fa, che avrebbe visto la rotazione del premierato con lo stesso Gantz). Gantz ha chiesto a Bibi di “non provare a sabotare la nomina del nuovo capo delle forze armate, perché questo porterebbe alla violazione della sicurezza d’Israele”.

Testo e foto pubblicati per gentile concessione di Eastwest, magazine di geopolitica diretto da Giuseppe Scognamiglio www.eastwest.eu

(Associated Medias) – Tutti i diritti sono riservati