La Corte Costituzionale annulla la norma della Campania che tentava di aggirare il limite dei due mandati per i presidenti di Regione

Il cuore del problema: un comma che riscrive le regole
La legge regionale 16/2024 conteneva un escamotage normativo: pur riconoscendo formalmente il divieto del terzo mandato, rinviava il conteggio dei mandati solo a partire da quello in corso alla data di entrata in vigore della legge. Una mossa che, secondo la Consulta, svuotava di fatto il principio stabilito dalla legge nazionale del 2004, violando l’articolo 122 della Costituzione.
Sconfitta per De Luca, tensioni nel centrosinistra
Per De Luca si tratta di una sconfitta giudiziaria e politica che ha risvolti anche a livello nazionale. All’interno del Partito Democratico, la segretaria Elly Schlein si era già mostrata poco incline a sostenere una nuova corsa dell’attuale governatore. La sentenza offre ora l’occasione per voltare pagina, rafforzando la linea del rinnovamento nel partito. Anche a destra, però, la decisione produce eco, con la Lega che rivendica coerenza rispetto al caso Zaia in Veneto.
Un precedente importante per tutte le regioni
La Corte ha ribadito che il divieto del terzo mandato vale per tutte le Regioni a statuto ordinario che hanno scelto l’elezione diretta del presidente. La norma campana, quindi, non poteva derogare a un principio fondamentale fissato dalla legge statale. La sentenza chiarisce che non è consentito adottare leggi regionali che, pur formalmente allineate alla normativa nazionale, ne annullino gli effetti attraverso interpretazioni retroattive o deroghe camuffate.
(Associated Medias) – Tutti i diritti sono riservati