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La via del vino. Il Gambero Rosso con la creme de la creme delle aziende italiane alla conquista della Nigeria

Super evento al  Civic Center di Lagos. Sono intervenuti anche l’ambasciatore italiano Mengoni e il console generale Ugo Boni che hanno sottolineato l’importanza strategica e culturale dell’iniziativa

 

 

La Nigeria non è più solo un mercato emergente. Con oltre 230 milioni di abitanti e un’economia in rapida trasformazione, il paese si candida a diventare il nuovo baricentro geopolitico dell’Africa con Lagos, cuore pulsante del commercio, della cultura e dell’arte. Ed è proprio qui che il Gambero Rosso ha scelto di sbarcare per la sua prima tappa africana del Top Italian Wines Roadshow 2026, segnando un debutto storico e strategico del vino italiano in Africa occidentale. L’evento che si è tenuto il 27 gennaio al Civic Center della megalopoli africana ha riunito produttori, importatori, stampa specializzata e operatori locali, trasformando la città in un crocevia del gusto italiano.

A rappresentare il più celebre brand multimediale italiano del settore enogastronomico, il ceo Luigi Salerno, l’international director Tina Eriksson e Marco Sabellico, curatore della guida Vini d’Italia, che ha condotto masterclass dedicate a formare e ispirare il trade locale. Accanto a loro, l’ambasciatore Roberto Mengoni e il console generale Ugo Boni che hanno sottolineato l’importanza strategica e culturale dell’iniziativa. “Non portiamo solo bottiglie all’estero, ma raccontiamo l’Italia del vino nella sua complessità”, ha detto con orgoglio Salerno. “La Nigeria è giovane, dinamica e curiosa. Con questo Roadshow vogliamo creare ponti stabili tra produttori italiani e mercati in crescita”. Quanto a Lagos, ha spiegato Eriksson, “l’abbiamo scelta perché è una città globale con un pubblico preparato e influente, che permette di parlare a tutta l’Africa occidentale”.“Non si può ignorare un Paese con oltre 230 milioni di abitanti”, ha dichiarato l’ambasciatore che ha sostenuto e partecipato all’evento. “La Nigeria è uno dei grandi protagonisti economici del continente africano. E Lagos, in particolare, è una città che detta tendenze in musica, cinema, arte e lifestyle. Essere presenti qui significa poter influenzare le scelte e i gusti di un’intera area geografica, anche per quanto riguarda il vino”.  Secondo le stime della banca di investimenti nigeriana Cardinal Stone,  il Pil del paese crescerà del 4,4% nel 2026, trainato da industria manifatturiera, agricoltura e servizi, al di là del petrolio. Dati che confermano il fatto che l’economia nigeriana, come ha detto l’ambasciatore Mengoni, l’economia nigeriana stia attraversando una fase effervescente, dinamica paragonabile a spumante, per restare in tema,  e con una classe media giovane in crescita dotata di una naturale  vocazione all’imprenditorialità, attratta dal lusso, dalla qualità.

Un momento propizio per avvicinare il paese alle eccellenze del made in Italy, per far lievitare quel 6% (3,4 mln) dell’attuale segmento italiano del mercato del vino in Nigeria secondo i dati dell’Oec (Osservatorio della complessità economica), contro i grandi competitori che sono Francia (17,1 mln), Spagna (14,3 mln) e Sudafrica (7,82m).  Una percentuale la nostra relativamente bassa ma che non è un limite, ma un’opportunità. “Significa – ha sottolineato l’ambasciatore- che c’è spazio per crescere”. Anche perché i vini italiani hanno numerosi punti di forza: prezzi accessibili, una straordinaria varietà di vitigni, capaci di soddisfare ogni gusto e inoltre non rappresentano solo un mero prodotto di consumo ma qualcosa di più. Come tutte le eccellenze del made in Italy  sono messaggeri di qualità, glamour, cultura e fanno status symbol. “Non stiamo portando in Nigeria solo una bottiglia di vino -ha detto Mengoni- Stiamo portando una cultura del bere: sociale, responsabile, legata allo stare insieme. I vini italiani sono fatti per essere degustati, per accompagnare il cibo e la conversazione, non per il binge drinking. Bere insieme, mangiare insieme, condividere il tempo: è così che si costruisce comprensione reciproca”.È in questa dimensione culturale, ha spiegato Sabellico, che il Top Italian Wines Roadshow trova il suo significato più profondo. Non una semplice vetrina commerciale, ma un luogo di incontro tra mondi, gusti e tradizioni con Lagos punto di partenza di una rotta nuova, che guarda all’Africa non come a una periferia, ma come a uno dei centri del futuro con una classe medio alta e giovane ( 25 – 45 anni) in espansione, simile per certi versi a grandi hub globali come Hong Kong.  Non più periferia del mercato globale, ma uno dei suoi nuovi centri.Il banco espositivo del Roadshow ha raccolto alcune delle più rappresentative aziende italiane:Avignonesi (Toscana) Tenuta Borgo Conventi (Friuli Venezia Giulia) Villa Sandi (Veneto) Cantina Settecani (Emilia Romagna) Castorani (Abruzzo) Elena Walch (Trentino Alto Adige) Torre Zambra (Abruzzo) Italo Cescon (Veneto) La Viarte (Friuli Venezia Giulia) Le Monde (Friuli Venezia Giulia) Marilisa Allegrini (Veneto) Planeta (Sicilia) Sorelle Bronca (Veneto) Tenuta Ulisse (Abruzzo) Varvaglione 1921 (Puglia Rosso). Il Consorzio Vino Chianti ha completato la delegazione con una selezione di etichette simbolo della capacità italiana di coniugare tradizione, qualità e visione internazionale. Nel corso dell’evento inoltre sono stati premiati alcuni ristoranti italiani di Lagos, tra cui Farfallino, La Taverna dei Nonni, The Smiths e Il Forno, molto apprezzati da chi in questa grande megalopoli africana vuole mangiare bene e bere bene. Consapevole che tutto può cominciare attorno a un tavolo, con un calice in mano e una storia da raccontare.

 

L’ambasciatore italiano in Nigeria Roberto Mengoni
il ceo Luigi Salerno, e Marco Sabellico.. Accanto a loro, (a ds) l’ambasciatore Roberto Mengoni e il console generale Ugo Boni c
Uno scorcio della sala che ha ospitato la manifestazione

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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