Dopo i raid anti-immigrati, Trump dispiega duemila riservisti a Los Angeles. Tensione alle stelle, scontri violenti e proteste. Newsom accusa: “Scelta incendiaria”
Le tensioni a Los Angeles sono esplose dopo i raid contro immigrati irregolari. Per il secondo giorno consecutivo, centinaia di manifestanti si sono radunati davanti agli uffici dell’immigrazione, affrontando le forze dell’ordine in un clima di crescente violenza. Il presidente Donald Trump ha risposto ordinando il dispiegamento di 2.000 riservisti della Guardia Nazionale, con il compito di sedare le rivolte. I primi trecento soldati sono stati inviati nelle aree più colpite dagli scontri, da Downtown a Hollywood, fino a Paramount, quartiere a prevalenza ispanica.
Lacrimogeni e proiettili di gomma: la repressione nelle strade
Le immagini trasmesse dalla CNN e i racconti dei giornalisti sul posto mostrano una repressione dura. La polizia ha usato manganelli e granate stordenti per disperdere i cortei, mentre testimoni riferiscono che la Guardia Nazionale ha sparato proiettili di gomma all’altezza del volto e degli arti inferiori. Le strade sono state teatro di incendi, veicoli bruciati e violenze notturne, lasciando un segno visibile della tensione crescente nella metropoli californiana.
Trump invia l’esercito: un precedente senza appello
È la prima volta dal 1965 che un presidente ordina un intervento militare in uno Stato senza l’autorizzazione del governatore. Allora fu Lyndon Johnson a farlo, ma per proteggere i diritti civili dei manifestanti afroamericani in Alabama. Oggi il contesto è diametralmente opposto. Il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha annunciato lo stato di allerta per cinquecento marines, pronti a intervenire in supporto delle forze già dispiegate. “Con Trump, la violenza contro agenti e strutture federali non sarà tollerata”, ha scritto Hegseth.
Newsom: “Scelta pericolosa e teatrale”
Il governatore della California Gavin Newsom ha duramente condannato l’intervento, definendolo “uno show politico”, più che una necessità. Ha accusato la Casa Bianca di cercare uno scontro per fini elettorali, mentre Trump ha replicato via social parlando di “rivolte organizzate da stranieri” e criticando i media per averle definite “proteste pacifiche”. La Casa Bianca ha accusato Newsom di “inerzia”, alimentando ulteriormente il clima di conflitto istituzionale.
“Santuario per criminali”: l’attacco dei repubblicani
Tom Homan, ex direttore dell’immigrazione e ora a capo della politica di espulsione dell’amministrazione Trump, ha accusato Newsom e la sindaca di Los Angeles Karen Bass di aver trasformato la città in un “rifugio per criminali”. Homan ha addirittura ipotizzato l’arresto dei funzionari locali se ostacoleranno le operazioni federali. Nel frattempo, l’Ufficio immigrazione prevede di proseguire i raid per almeno altri trenta giorni.
Polemiche e repressione: la libertà sotto attacco?
L’American Civil Liberties Union (ACLU) ha lanciato l’allarme: l’amministrazione Trump sta minacciando i principi fondamentali della democrazia americana. “L’esercito non dovrebbe mai essere usato per funzioni di ordine civile”, ha dichiarato Hina Shamsi, portavoce dell’organizzazione. L’episodio ha anche avuto ripercussioni mediatiche: il corrispondente della Casa Bianca di ABC News, Terry Moran, è stato sospeso dopo aver criticato Trump in un post definendolo “odiatore di fama mondiale”.
Una città divisa, un paese in bilico
La base Maga ha applaudito la linea dura di Trump, bollando i manifestanti come “insurrezionisti” – un doppio standard rispetto al silenzio seguito alle grazie concesse da Trump ai partecipanti all’assalto al Congresso del 2021. Intanto, le strade di Los Angeles restano presidiate da soldati in assetto da guerra. Il clima resta teso e le autorità temono che il conflitto possa degenerare ulteriormente, mentre si avvicina un’estate che si preannuncia esplosiva.
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