La catastrofe ha colpito duramente anche Malesia, Thailandia e Sri Lanka, mentre si fa sempre più evidente il legame con il cambiamento climatico

Le piogge torrenziali hanno investito in particolare l’isola di Sumatra, una delle più vaste dell’arcipelago, situata nella parte occidentale del paese. Interi villaggi sono stati sommersi: case, scuole, edifici pubblici, terreni agricoli e automobili sono finiti sotto metri d’acqua. Le operazioni di soccorso sono complicate dalla vastità del territorio colpito e dal continuo rischio di nuove frane e smottamenti.
Il ciclone Senyar non ha risparmiato nemmeno i paesi vicini. In Malesia e Thailandia si registrano anch’essi numeri tragici, con decine di vittime e danni ingenti alle infrastrutture. Parallelamente, in Sri Lanka, il ciclone Ditwah ha provocato alluvioni altrettanto gravi, aggravate da piogge incessanti che hanno causato lo straripamento di fiumi e lo sfollamento di migliaia di famiglie.
Sebbene il periodo dei monsoni porti ogni anno il suo carico di piogge e inondazioni, gli eventi estremi degli ultimi giorni vengono considerati fuori scala anche per gli standard locali. Gli esperti puntano il dito contro il cambiamento climatico, responsabile dell’intensificazione e della crescente imprevedibilità dei fenomeni meteorologici. L’aumento delle temperature globali sta alterando profondamente il ciclo dell’acqua, rendendo sempre più frequenti e violente le precipitazioni tropicali.
Le autorità indonesiane hanno dichiarato lo stato di emergenza e chiesto assistenza internazionale. Nelle aree colpite, centinaia di volontari, forze di sicurezza e operatori umanitari sono al lavoro per soccorrere i superstiti, distribuire generi di prima necessità e prevenire il rischio di epidemie.
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