Durante il viaggio in Turchia, Papa Leone XIV visita la Moschea Blu di Istanbul e rilancia il dialogo interreligioso, il percorso ecumenico e l’impegno per la pace, con un richiamo alla celebrazione comune della Pasqua e al futuro incontro a Gerusalemme nel 2033
Papa Leone XIV ha fatto tappa alla Moschea Sultan Ahmed, la celebre Moschea Blu, uno dei luoghi di culto più rappresentativi della Turchia. È il terzo Pontefice a varcare la soglia dell’edificio dopo Benedetto XVI nel 2006 e Francesco nel 2014. A differenza dei suoi predecessori, Leone ha scelto di non recarsi nella vicina Santa Sofia, trasformata da museo a moschea negli anni recenti. La visita, pur senza un momento formale di preghiera, è stata vissuta in un clima di raccoglimento e rispetto.
Una visita silenziosa nel segno del rispetto reciproco
Ad accogliere il Papa sono stati il grande muftì di Istanbul Emrullah Tuncel, il ministro della Cultura e del Turismo Mehmet Nuri Ersoy e il muezzin Asgin Tunca. Quest’ultimo ha raccontato che Leone si è immerso nell’atmosfera del luogo senza compiere gesti liturgici visibili, preferendo un approccio contemplativo alla visita. La Santa Sede ha confermato che la presenza del Pontefice è stata caratterizzata da silenzio e ascolto, segno di un profondo rispetto verso la fede musulmana e i credenti che quotidianamente frequentano la moschea.
Tra storia, architettura e simboli condivisi
La Moschea Blu, costruita agli inizi del Seicento sotto il sultano Ahmet I, deve il suo nome alle oltre ventimila piastrelle turchesi che ne decorano gli interni. Come ogni visitatore, anche il Papa ha tolto le scarpe all’ingresso, soffermandosi in particolare sul mihrab, la nicchia che indica la direzione della Mecca. Sopra di esso è riportato un versetto della sura 19 del Corano, dedicata a Maria, figura venerata anche dai musulmani. La visita è stata resa ancor più suggestiva dalla presenza di gatti e da una cornacchia che si è mossa liberamente nello spazio, elementi familiari nell’immaginario di Istanbul.
Il richiamo al cammino ecumenico verso il 2033
Dopo la visita alla Moschea Blu, Leone XIV ha incontrato i rappresentanti delle diverse comunità cristiane nella chiesa di Mor Ephrem. Il Pontefice ha ricordato il recente incontro ecumenico tenutosi a Iznik per il 1700º anniversario del primo Concilio di Nicea, pur segnato dall’assenza di importanti patriarchi legati alla Russia. Leone ha ribadito l’urgenza di proseguire il dialogo fra le Chiese, auspicando nuove occasioni di incontro e un percorso comune in vista del Giubileo della Redenzione del 2033. L’obiettivo simbolico è un ritorno a Gerusalemme, nel Cenacolo, luogo centrale per la memoria cristiana.
L’incontro con Bartolomeo e il nodo dei rapporti con Mosca
Il tema dell’unità dei cristiani è stato affrontato anche nel colloquio con il patriarca ecumenico Bartolomeo, presso la sede del Fanar. Il Papa e il patriarca hanno partecipato insieme a una preghiera ortodossa e hanno firmato una dichiarazione congiunta che condanna l’uso della religione per giustificare violenze e conflitti, con un probabile riferimento alla guerra in Ucraina e al sostegno offerto dal Patriarcato di Mosca. La dichiarazione rilancia inoltre il progetto di una data comune per la celebrazione della Pasqua, tema su cui Leone e Bartolomeo hanno espresso un forte desiderio di convergenza.
La messa alla Volkswagen Arena e la partenza per il Libano
La giornata si è conclusa con una celebrazione eucaristica alla Volkswagen Arena, alla presenza di migliaia di fedeli provenienti non solo da Istanbul ma anche da altri Paesi. Nell’omelia il Papa ha denunciato l’uso distorto della religione come strumento di conflitto, sottolineando l’urgenza di un impegno globale per la pace e la riconciliazione. Prima della partenza per la seconda tappa del viaggio, il Libano, Leone XIV ha previsto una visita di preghiera alla cattedrale apostolica armena e la partecipazione alla divina liturgia presieduta da Bartolomeo.
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