Putin si dice disponibile a dialogare con gli Stati Uniti e ad assumere impegni formali per la sicurezza europea. Intanto, Mosca rivendica progressi sul fronte e avverte l’Occidente sui rischi della confisca degli asset russi

Durante una conferenza stampa seguita al suo viaggio in Kirghizistan, Vladimir Putin ha chiarito le condizioni di Mosca per un cessate il fuoco in Ucraina: «Le ostilità si fermeranno quando le truppe ucraine lasceranno i territori occupati in Donbass. In caso contrario, la Russia raggiungerà i suoi obiettivi tramite mezzi militari». Nessuna apertura, dunque, sul ritiro russo dalle aree invase, ma solo l’ennesima riaffermazione di un’“operazione speciale” che per il Cremlino resta legittima.
Il leader russo ha però aperto a una trattativa su scala più ampia. «Siamo pronti a formalizzare l’impegno a non attaccare l’Europa», ha dichiarato, definendo «bugie» le accuse rivolte a Mosca di minacciare il continente. Sul fronte diplomatico, ha riconosciuto che il cosiddetto piano di pace statunitense può costituire «una base per futuri accordi», a patto che venga «tradotto in linguaggio diplomatico». Ogni punto del documento, ha aggiunto, è considerato «fondamentale» da Mosca.
In questo contesto si inserisce il previsto arrivo a Mosca, la prossima settimana, di una delegazione americana. Putin ha confermato che «la parte russa è pronta a lavorare seriamente» e che il ministro degli Esteri Sergey Lavrov è già al lavoro in vista dell’incontro con i partner statunitensi.
Particolare attenzione è stata dedicata al ruolo dell’inviato speciale americano Steve Witkoff. Putin ha respinto ogni accusa nei suoi confronti, definendole «ridicole», e ha elogiato il tono costruttivo dei colloqui: «Il dialogo procede senza insulti o provocazioni, come tra persone intelligenti. Ognuno difende la propria posizione», ha dichiarato il presidente, aggiungendo che Witkoff «rappresenta con serietà gli interessi degli Stati Uniti».
Situazione militare: Mosca rivendica nuovi successi
Sul campo, il Cremlino sostiene che l’offensiva russa stia guadagnando terreno. Secondo Putin, «le forze russe stanno intensificando le operazioni e mantengono una dinamica positiva in tutti i settori». I numeri forniti dal presidente parlano di pesanti perdite per Kiev: «Solo nel mese di ottobre, l’Ucraina ha perso 47.500 uomini», ha dichiarato, sottolineando che il vero problema dell’esercito ucraino è «l’incapacità di compensare le perdite subite».
Putin ha anche indicato alcune aree chiave che sarebbero sotto pressione o già accerchiate dalle truppe russe: Seversk sarebbe «circondata da tre lati», mentre le città di Pokrovsk (ex Krasnoarmeisk) e Myrnohrad (ex Dimitrov) sarebbero completamente accerchiate, così come già avvenuto per Kupyansk. A sud di Myrnohrad, ha aggiunto, «è in corso un’ampia eliminazione delle truppe ucraine».
Avvertimento all’Occidente sulla confisca dei beni russi
Sul fronte economico, il Cremlino alza la voce contro l’ipotesi occidentale di confiscare gli asset russi congelati. Putin ha parlato di un’azione che «avrebbe conseguenze negative per il sistema finanziario globale» e minerebbe la fiducia internazionale nell’Eurozona. Il presidente ha rivelato che Mosca è già al lavoro su «un pacchetto di contromisure» in caso di espropri.
Non è mancato un affondo contro l’Ucraina, accusata nuovamente di corruzione ai massimi livelli. «Siamo tutti fin troppo consapevoli dello scandalo di corruzione a Kiev», ha detto Putin, accostando lo scandalo ucraino alla possibile confisca dei beni russi: «Entrambi sono, in fondo, forme di furto».
Il messaggio del leader del Cremlino è chiaro: la Russia non farà passi indietro sui territori, ma è pronta a trattare sul piano della sicurezza internazionale e ad affrontare un dialogo con Washington, purché avvenga su basi che riconoscano gli interessi russi.
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