San Francesco, pensaci tu. Proteggici da noi stessi. Ci rivolgiamo a te che eri un uomo di pace mentre noi continuiamo a fare la guerra, a te che esaltavi la natura e noi la distruggiamo, a te che donavi ai poveri e ora, tra di noi, c’è chi affama i bambini.
Francesco, santo bestseller. E ci sarebbe da “benedire” i due titoli dedicati al frate di Assisi che si contendono in queste settimane i vertici delle classifiche dei libri più letti. Hanno tanto da dirci su come siamo e ci ricordano quanto rivoluzionario, scomodo e attualissimo è il messaggio del patrono d’Italia in questi tempi disumani e smarriti.
A otto secoli dalla sua morte (1226) Francesco continua ad affascinare e inquietare, obbligandoci a porci qualche domanda.
Su di lui, per cominciare. Chi era davvero il Poverello di Assisi morto nella notte tra il 3 e il 4 ottobre di 800 anni fa? Sono diversi i ritratti che emergono dalle pagine da poco pubblicate, uno più rassicurante e l’altro sfaccettato.
“Francesco Il primo italiano” di Aldo Cazzullo (HarperCollins, 265pagine, 19,50 euro) ci restituisce la figura familiare, il santo che tutti conosciamo e ammiriamo. <La figura fondativa della nostra identità>, sottolinea il giornalista e scrittore. <Di uomini così, ne nasce uno ogni mille anni. Duemila anni fa, Gesù. Nel millennio precedente, Buddha. Nel millennio successivo abbiamo avuto san Francesco>.
Il nostro padre spirituale, il primo italiano, come lo definisce Cazzullo. <San Francesco è il primo che ha scritto una poesia in italiano, il Cantico delle Creature. Ha inventato il presepe vivente, ha reinventato il teatro – le sue prediche erano delle performance – e la pittura. Ha fondato l’Umanesimo, che ha messo l’uomo al centro del mondo, in diretto rapporto con Dio, predicando che tutti gli uomini sono uguali>.
E ancora, Francesco ha ispirato grandi italiani. <Furono terziari francescani Dante, Petrarca, Boccaccio, Giotto, Tasso, Volta, Galvani, Marconi, don Bosco, Manzoni, De Gasperi. Ha trattato le donne da pari a pari. Ci ha insegnato a rispettare i bambini, ad amare la natura, a proteggere gli animali. Ha restituito dignità a tutti, ai deboli, ai lebbrosi>.
Uomo di pace, sì, ma mai accomodante, rassicurante, consolatorio. Francesco provocava, ci ricorda Cazzullo. Era venuto <non per renderci la vita comoda, ma per metterci in discussione. Per dimostrare che possiamo sempre migliorare, rivoluzionare le nostre vite, ritrovare noi stessi>

Ma fu anche il primo a sostenere, con la pratica, che tutti gli uomini sono uguali davanti a Dio. Donne e uomini. Ecco, Chiara, la giovane fuggita da una famiglia aristocratica che seguì Francesco e indossò il saio, si lasciòtagliare i capelli. Chiara e le altre che si sono <ribellate — scrive Cazzullo — a un mondo maschile, regolato da ferrei rapporti di forza, spesso esercitati con la violenza. Vengono tutte da famiglie agiate, hanno rinunciato a ogni lusso, a qualsiasi privilegio. E diventano un punto di riferimento per le donne di Assisi e dei borghi vicini che intendono liberarsi da un padre manesco, da un marito prevaricatore, o anche solo dall’oppressione cui sono soggette nella loro vita. Una scelta di libertà. Un atteggiamento modernissimo>.


Resta, comunque sia, il messaggio potentissimo di un rivoluzionario che voleva creare un mondo nuovo, coltivando la fede e la pace e restituendo dignità a tutti gli uomini. E che ha fatto, a quasi 800 anni dalla sua morte, un altro piccolo “miracolo”. Il 4 ottobre, a partire dal 2026, sarà di nuovo festa nazionale: la Commissione Affari costituzionali del Senato ha appena approvato il ddl già approvato dalla Camera. Sostegno bipartisan alla proposta, San Francesco ha messo tutti d’accordo. Affidiamoci a lui.
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