Scandalo senza fine: Mainetti e Mincione puntano su Mei per attingere ancora al bancomat Enasarco

Ente senza pace, Mainetti e Mincione puntano su Mei. La pesante ipoteca dei due finanzieri sotto accusa in Bankitalia e Vaticano nello scontro per la guida dell’ente previdenziale degli agenti di commercio. E Guido Alpa difende entrambi e anche, guarda caso, Mei. 

ENASARCO – La sede centrale

di Ennio Bassi

Enasarco, l’ente di previdenza integrativa degli agenti di commercio, sembra non trovare pace, una terra di nessuno dove gli scandali e le inchieste sembrano non avere fine. I denari versati dai poveri agenti di commercio nelle casse della Fondazione Enasarco, il cui patrimonio complessivo ammonta a circa otto miliardi di euro, nella speranza di avere poi una giusta pensione, sembrano essere il bottino più ambito da finanzieri ed immobiliaristi senza scrupoli. E così tra gli arresti dei “furbetti del quartierino” e lo scandalo Vaticano dell’ormai arcinoto finanziere Mincione e dell’arcinoto immobile di Londra oggi, in via Antoniotto Usodimare, sede dell’Enasarco, si sta consumando l’ennesima vicenda che non promette affatto bene. Infatti da ormai undici mesi la Fondazione è bloccata da un braccio di ferro tra le due coalizioni uscite dalle elezioni della Categoria che ne impedisce di fatto l’operatività.

A fronteggiarsi sono due blocchi, il primo capitanato dall’attuale Presidente Enasarco Antonello Marzolla, che nei numeri può contare su circa 3000 voti in più e la maggioranza nell’Assemblea dei Delegati della Fondazione, e il secondo con al vertice Alfonsino Mei candidato presidente del fronte opposto che non è riuscito a spuntare la maggioranza dei voti e nemmeno quella dei Delegati. A dirla così sembrerebbe tutto risolto, Marzolla ha vinto e Mei ha perso; ma così non è. La coalizione guidata da Mei è passata alle carte bollate congelando di fatto l’attività dell’Enasarco, con una miriade di contestazioni al risultato elettorale, che si sono poi concentrate, sfruttando una lacuna nello Statuto dell’Ente, sulla proclamazione di tre Consiglieri della Fondazione. Per superare l’impasse, la Fondazione si è quindi rivolta al Ministero del Lavoro chiedendo lumi sul da farsi; il Ministero ha risposto con una nota congiunta con il Ministero dell’Economia indicando di proclamare i tre Consiglieri in modo proporzionale ai voti espressi da tutta la platea degli iscritti votanti, al fine di assicurare la governabilità dell’Enasarco anche in considerazione della maggioranza presente nell’Assemblea dei Delegati. A questo punto tutto sembrava chiarito e poiché la coalizione guidata dal Presidente Marzolla poteva contare sia sulla maggioranza dei voti provenienti dalle elezioni sia della maggioranza dei delegati, la Commissione Elettorale riconfermava i Consiglieri di Amministrazione che sancivano la maggioranza di Marzolla anche nel Consiglio di Amministrazione.

Marzolla

Ma anche avverso questa decisione la coalizione di Alfonsino Mei ricorre con le carte bollate, e il Giudice del Tribunale di Roma emette un’Ordinanza che rimette nuovamente in gioco tutto. Intanto, da gennaio ad oggi, l’operatività dell’Enasarco è completamente ingessata, il Consiglio di Amministrazione non può operare e nulla si può fare per una Categoria, quella degli Agenti di commercio, che più di altre sono state affossate dalla pandemia. Un accanimento giudiziario senza precedenti che ha messo in stallo il terzo Ente pensionistico italiano, che eroga 130 mila pensioni e assiste oltre 230 mila Agenti di commercio.

A guardar bene la situazione, verrebbe da dire che in un momento difficile come quello attuale i due “fronti” contrapposti sembrerebbero dimostrare, oltre che una litigiosità ingiustificata, anche un profondo senso di irresponsabilità. Ma  così non è perchè alle origini dello scontro c’è la disputa giudiziaria che si trascina ormai da tempo tra l’immobiliarista romano Valter Mainetti e l’Enasarco. Mainetti custodiva e gestiva, per il tramite della propria SGR Sorgente, investimenti immobiliari dell’Enasarco per circa 500 milioni di euro. La Fondazione, avendo riscontrato gravissime irregolarità nella gestione degli investimenti, ha fatto causa a Sorgente, sostituendola dalla gestione dell’investimento e chiedendo centinaia di milioni di euro di risarcimento. Sulla vicenda si è mossa anche la Banca d’Italia che ha commissariato Sorgente SGR, estromettendo Mainetti dalla gestione, e che, nel corso dell’attività di vigilanza, ha accertato una serie di gravi irregolarità di gestione, di conflitti di interesse e una rete societaria estera tra l’Italia e gli Stati Uniti all’interno della quale sembrerebbero essersi completamente dissolti oltre 200 milioni di euro di investimenti; tant’è che nel bilancio 2020 l’Enasarco portava a perdita ben 100 milioni di euro riferiti a questo investimento. La Banca d’Italia ha anche promosso un’azione di responsabilità nei confronti di Mainetti e lo ha sanzionato per le suddette irregolarità.

Mei

Una gran brutta vicenda per i risparmi di una vita degli Agenti di commercio, e che vede l’Enasarco impegnato in un contenzioso per contenere i danni. Proprio questi fatti sarebbero il vero motivo del braccio di ferro tra il neo Presidente Marzolla, intenzionato a riportare a casa i soldi attualmente scomparsi dalla gestione Mainetti, e Alfonsino Mei, che è rappresentato nei giudizi civili per la governance di Enasarco da  Guido Alpa, che è, guarda caso, anche il legale di fiducia di Mainetti e di Sorgente proprio nel giudizio contro Enasarco, oltre che storico difensore di Raffaele Mincione nel caso Carige (un rapporto, questo, tanto stretto che ha indotto il professore addirittura a declinare l’incarico di assistere il Cardinale Angelo Becciu nel processo in Vaticano per la vicenda del palazzo di Sloane Avenue di Londra). In questo contesto, sembrerebbe prendere corpo la strategia di portare ad ogni costo Mei alla guida dell’Ente. Una strategia che se portata a compimento consegnerebbe la governance di Enasarco nelle mani di quello che sembra essere un amico di Mincione e di Mainetti, quest’ultimo ospite d’onore, ma deve essere anche questa volta un caso, alla festa dei cinquant’anni proprio di Mei.

Le premesse c’erano tutte: chi conosce bene questo mondo rivela che la coalizione guidata da Alfonsino Mei si è presentata all’appuntamento elettorale Enasarco agguerritissima ed attrezzatissima, forte di una importante dotazione economica, che le avrebbe dovuto dare la certezza della vittoria nei confronti del fronte opposto composto da Associazioni di categoria dalle finanze decisamente ridotte. La campagna elettorale Enasarco si è infatti dipanata con una martellante pubblicità su Radio 24 e su altri mezzi di comunicazione in favore  della lista che candidava Alfonsino Mei alla presidenza. Ma alla resa dei conti alla coalizione di Mei i risultati sono stati avversi: 3000 voti in meno su un totale di circa 30.000 votanti e il mancato raggiungimento della maggioranza all’interno dell’Assemblea dei Delegati, deputata statutariamente, tra le altre cose, all’approvazione del bilancio dell’Enasarco. Nonostante ciò, la coalizione che ha perso le elezioni non si è data per vinta ed ha incardinato contro la Fondazione un’infinita sequela di citazioni giudiziarie che, oltre a bloccare l’Ente da un anno, potrebbero consegnare la Fondazione a un grande amico di Mainetti e Mincione. Vedremo come andranno a finire le prossime dispute legali.

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