Al via le prime elezioni parlamentari nella Siria post-Assad, tra voto indiretto, nomine presidenziali e assenze territoriali. Tra i 1578 candidati spicca Henry Hamra, rabbino siriano-americano, simbolo di un possibile nuovo pluralismo

Sono 1.578 i candidati in corsa per i 210 seggi dell’Assemblea del Popolo, ma non mancano le critiche. Quattordici associazioni della società civile siriana hanno denunciato l’assenza di trasparenza e la scarsa rappresentatività del sistema transitorio. Il punto più controverso riguarda la nomina diretta di un terzo dei parlamentari (60 seggi) da parte del presidente Ahmad al Sharaa.
In alcune aree — Hasaka, Suwaida e Raqqa — il voto è stato sospeso a causa della persistente instabilità politica e militare. Tuttavia, per altri cittadini questa tornata elettorale rappresenta un primo passo verso la ricostruzione del Paese. Lo testimonia Lina Daaboul, dottoressa di Damasco, che racconta all’AFP di essere stata invitata a far parte del collegio elettorale della capitale. Dopo iniziali esitazioni, ha accettato, definendo la sua partecipazione “un dovere nazionale”.
Tra i volti in corsa per l’assemblea emerge Henry Hamra, rabbino siriano-americano e primo candidato di religione ebraica a presentarsi dal 1967. I suoi manifesti sono apparsi nella città vecchia di Damasco, vicino all’antico quartiere ebraico un tempo guidato da suo padre Yousef Hamra, l’ultimo rabbino della Siria fino alla partenza degli ebrei nel 1992, autorizzata da Hafez al Assad.
Il suo slogan, “Per una Siria unita e di tutti i siriani”, campeggia sopra la promessa di “lavorare con la diaspora siriana per la rimozione del Caesar Act senza condizioni”. Proprio a febbraio, Henry Hamra era tornato a Damasco con un piccolo gruppo di ebrei siriani per pregare in una sinagoga chiusa da decenni, accompagnato dall’influente oppositore Mouaz Moustafa.
Per molti, la sua candidatura rappresenta un segnale di apertura. Bakhour Chamntoub, leader della comunità ebraica siriana nominato dal presidente al Sharaa, ha definito “positivo” il possibile ritorno di un ebreo in Parlamento, pur ricordando il passato islamista del nuovo leader e il suo legame con al-Qaida.
Una Siria diversa, ancora fragile, ma forse all’alba di una nuova pluralità politica.
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