Taiwan intende rafforzare la sicurezza nazionale e sviluppare un nuovo sistema antimissilistico. Cresce la tensione con la Cina e il Giappone prende posizione

Al centro del progetto c’è lo sviluppo del “Taiwan Dome”, un sistema avanzato per la difesa aerea e l’intercettazione di missili, che dovrebbe rafforzare la capacità del paese di rispondere a un eventuale attacco. Secondo quanto dichiarato dal ministro della Difesa Wellington Koo, parte rilevante del fondo sarà utilizzata per l’acquisto di missili di precisione e armamenti statunitensi, rafforzando così il legame strategico con Washington, principale alleato internazionale di Taipei.
L’annuncio conferma la direzione già anticipata nei mesi scorsi dallo stesso Lai, che aveva indicato l’obiettivo di portare la spesa militare del paese fino al 5 per cento del PIL entro il 2030. Un obiettivo che segnala chiaramente la volontà di Taiwan di dotarsi di strumenti più solidi per fronteggiare le crescenti pressioni da parte della Cina.
Taiwan, che conta circa 23 milioni di abitanti e si autogoverna secondo un modello democratico, è considerata dalla Cina una provincia “ribelle” da riunificare con la forza, se necessario. Negli ultimi anni, Pechino ha intensificato le esercitazioni militari nelle vicinanze dell’isola e ha incrementato la retorica ostile, aggravando la percezione di una minaccia concreta.
In questo scenario già teso si è inserita una nuova variabile: il Giappone. La prima ministra Sanae Takaichi ha dichiarato nei giorni scorsi che una possibile invasione cinese di Taiwan verrebbe considerata da Tokyo una «minaccia esistenziale». Takaichi ha inoltre suggerito che il Giappone potrebbe rispondere militarmente, segnando un netto cambio di tono rispetto alla tradizionale prudenza nipponica.
La reazione della Cina non si è fatta attendere: diversi media statali e funzionari diplomatici hanno duramente criticato le parole della premier giapponese, e Pechino ha avviato una serie di misure di ritorsione, i cui dettagli non sono ancora del tutto noti, ma che includerebbero pressioni economiche e diplomatiche.
L’aumento della spesa militare da parte di Taiwan si inserisce così in un contesto regionale sempre più delicato, dove le dinamiche tra Pechino, Taipei, Tokyo e Washington si intrecciano in modo sempre più complesso. Il progetto “Taiwan Dome” è, in questo quadro, tanto un investimento in sicurezza quanto un messaggio politico.
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