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Unicredit e Banco BPM: lo stallo sull’offerta e il nodo golden power

Il CEO di Unicredit, Andrea Orcel, condiziona l’operazione su Banco BPM a spiegazioni puntuali sulle misure imposte dal golden power. Il MEF replica: “Prescrizioni legittime e necessarie”

unicreditIl progetto di acquisizione di Banco BPM da parte di Unicredit si trova in una fase di sospensione. Andrea Orcel, amministratore delegato dell’istituto milanese, ha dichiarato durante la CEO Conference organizzata da Mediobanca che l’offerta non potrà avanzare senza chiarimenti precisi sulle condizioni imposte dal governo attraverso il golden power. “Fino a quando non sarà tutto chiarito, non ci sarà alcun passo avanti”, ha spiegato con fermezza Orcel, sottolineando come sia insolito che una misura così invasiva venga applicata a un’operazione condotta da una banca italiana.

Il Ministero dell’Economia: “Misure proporzionate e nel perimetro della legge”

A replicare alle perplessità di Unicredit è stato il Ministero dell’Economia, che ha inviato all’Unione Europea una lettera per motivare il proprio intervento. Il MEF ha affermato che le misure adottate sono perfettamente conformi al diritto nazionale e compatibili con il Regolamento europeo sulle concentrazioni. Secondo il dicastero, la protezione dell’interesse pubblico – in particolare la sicurezza nazionale – giustifica pienamente l’utilizzo del golden power in questo contesto.

Il TAR, nel frattempo, ha respinto il ricorso presentato da Banco BPM contro i vincoli temporali dell’offerta, confermando come termine ultimo per la validità della proposta il 23 luglio.

Golden power e asset russi: il nodo strategico

Tra gli aspetti più delicati delle prescrizioni c’è la questione degli asset detenuti da Unicredit in Russia. Il governo, attraverso le nuove linee guida del golden power, ha chiesto la dismissione di tali attività. Tuttavia, è prevista un’eccezione per permettere i pagamenti delle aziende italiane ancora operative in loco. Il MEF ha ricordato come l’Italia, in sede G7 e G20, abbia sostenuto clausole che impongono l’uscita dal mercato russo e vietano a chi resta di partecipare alla futura ricostruzione dell’Ucraina.

Orcel ha espresso forte preoccupazione: “Non possiamo correre il rischio di interpretazioni ambigue. Se una clausola non è chiarita, potremmo trovarci esposti a penalità miliardarie in caso di mancato rispetto. Per questo, senza spiegazioni formali, l’offerta resterà congelata”.

La posizione dell’Europa e il peso della politica

Anche le istituzioni europee hanno chiesto chiarimenti al governo italiano in merito alla legittimità e all’impatto delle condizioni imposte. Orcel ha ribadito che Unicredit non può permettersi di avanzare un’operazione senza avere certezze: “Ho parlato di un 20% di probabilità di successo proprio per evidenziare quanto sia bassa la possibilità che si proceda, se nulla cambia”.

In parallelo, il CEO ha confermato l’intenzione di ridurre progressivamente la partecipazione in Generali, sottolineando anche come la politica stia diventando un elemento sempre più centrale nelle strategie difensive delle banche target. “Molte operazioni vengono ostacolate per ragioni politiche, anche quando non sono esplicitamente legate ai governi”, ha concluso, facendo un’eccezione per la Grecia, considerata un esempio virtuoso di adesione alle regole europee sulle fusioni bancarie.

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