Usa. Per la Corte Suprema Trump eleggibile in Colorado, Illinois e Maine. Ma il verdetto non é irreversibile

La Corte Suprema degli Stati Uniti ribalta le decisioni di Colorado, Illinois e Maine sull’esclusione di Trump dalle schede elettorali

Mercoledì 28 febbraio, la Cook County ha escluso Donald Trump dalle schede elettorali dello Stato valide per le primarie presidenziali del 2024, sovvertendo quanto precedentemente determinato in seno alla Commissione Elettorale dello Stato dell’Illinois. La sentenza emessa dal giudice Tracy Porter ha abbracciato gli argomenti già enucleati dalla Corte Suprema del Colorado a sostegno dell’ineleggibilità dell’ex Presidente. Non si sono fatte attendere le dichiarazioni di Don Tracy, presidente del Partito Repubblicano: “Come abbiamo affermato ripetutamente, il Partito Repubblicano dell’Illinois ritiene che
siano le persone, non i tribunali attivisti o i funzionari non eletti, a dover scegliere chi li rappresenta alla Casa Bianca. Questa decisione di rimuovere il Presidente Trump dalla scheda elettorale senza un processo
equo è un affronto alla democrazia e limita i diritti di voto dei cittadini dell'Illinois”. Gli avvocati di Trump hanno prontamente contestato l’interpretazione del 14° emendamento in riferimento agli avvenimenti del Campidoglio in quel 6 gennaio 2021, ritenendo che i fatti alla base del giudizio non siano suscettibili di integrare la definizione di insurrezione e citando inoltre i tweet attraverso cui Trump invocava la pace a Washington. Invocazioni, queste ultime, che sono state lette da Porter come meri tentativi di alleggerire le responsabilità discendenti dai suoi tweet precedenti, dal tono decisamente più infiammatorio.

Lo scenario appena descritto, caratterizzato dalle esclusioni di Trump dalle schede elettorali di Colorado, Illinois e Maine, è stato però ribaltato questo lunedì dalla sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti. I giudici della Corte, mai così direttamente coinvolti in questioni inerenti la presidenza dal caso Bush
contro Gore sulle elezioni del 2000, hanno indentificato nell’intervento del Congresso la discriminante necessaria ai fini dell’appello ad una disposizione costituzionale risalente al dopoguerra civile. Il caso è stato deciso da una corte composta anche da tre giudici nominati sotto la presidenza di Trump, i quali, nel
passare al setaccio molte delle controverse vicende degli ultimi anni legate a quest’ultimo, hanno riconosciuto come infondato il suo inquadramento delle elezioni del 2020 nello schema della frode e negato la protezione dei documenti fiscali dal Congresso e dai pubblici ministeri a New York.

A dispetto di quanto sarebbe lecito supporre, la decisione della Corte Suprema è ben lungi dal costituire un epilogo irreversibile alla vicenda della legittima eleggibilità di Trump. Infatti, come osservato da molti, una sentenza che richiede un intervento attivo del Congresso, attualmente sotto il controllo della
maggioranza del Partito Democratico, potrebbe riaprire le porte alla lotta per l’ineleggibilità ad elezioni eventualmente concluse, in caso di vittoria di Trump. Pertanto, il rischio è che la Corte Suprema si ritrovi a dover nuovamente esaminare la questione nel merito ma, stavolta, con l’onere di pronunciarsi nel pieno di una crisi costituzionale totale.

 

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