La misura, motivata dalla guerra in Ucraina e dalla necessità di autonomia energetica, segna una svolta storica nella politica energetica europea

Si tratta di una decisione strategica di grande portata: per decenni la Russia ha rappresentato il principale fornitore di gas per il continente europeo, coprendo fino al 40% del fabbisogno totale dell’Unione. Nonostante la drastica riduzione delle forniture seguita all’invasione russa dell’Ucraina nel 2022, il flusso di gas non era mai stato completamente interrotto. Nel solo 2025, gli Stati membri hanno comunque acquistato gas russo per un valore stimato vicino ai 10 miliardi di euro.
Il piano concordato prevede una scadenza chiara per ogni tipologia di contratto. I contratti a lungo termine per l’importazione di gas naturale liquefatto (GNL) dalla Russia saranno vietati a partire dal 1° gennaio 2027. Per il gas trasportato via gasdotto, il blocco scatterà il 30 settembre dello stesso anno.
Le forniture a breve termine saranno invece soggette a restrizioni ancora più ravvicinate: dal 1° aprile 2026 non sarà più possibile siglare nuovi contratti di GNL con Mosca, mentre dal 1° giugno dello stesso anno la misura verrà estesa anche al gas importato via gasdotto.
L’accordo, che dovrà essere formalmente ratificato dal Parlamento Europeo nelle prossime settimane, rappresenta uno dei pilastri del più ampio progetto europeo di transizione energetica e diversificazione delle fonti di approvvigionamento. Obiettivo: rafforzare la sicurezza energetica del continente e sottrarsi alle pressioni geopolitiche di Mosca.
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