L’Iran è scosso da proteste sempre più violente: almeno sette morti, decine di arresti e tensioni con Stati Uniti e Israele. Teheran avverte: “La sicurezza nazionale è una linea rossa”
La tensione continua a salire in Iran, dove da cinque giorni sono in corso manifestazioni diffuse in diverse aree del Paese. Le proteste, iniziate domenica a Teheran, si sono rapidamente estese ad altre regioni, in particolare nell’ovest e nel sud-ovest. Secondo quanto riferito dall’agenzia semiufficiale Tasnim, circa 30 persone sono state arrestate nella capitale con l’accusa di “disturbo dell’ordine pubblico”.
Nelle ultime ore, tuttavia, il bilancio si è aggravato: almeno sette persone hanno perso la vita durante gli scontri tra manifestanti e forze di sicurezza, mentre numerosi feriti sono stati segnalati in diverse province.
Le aree più colpite: morti e feriti tra i manifestanti
Le violenze più gravi si sono verificate ad Azna, nella provincia del Lorestan, a circa 300 chilometri a sud-ovest di Teheran. Secondo l’agenzia Fars, tre persone sono morte e almeno 17 sono rimaste ferite dopo che un gruppo di manifestanti avrebbe preso di mira una stazione di polizia.
Altri due decessi sono stati registrati a Lordegan, nella provincia di Chaharmahal e Bakhtiari. Video diffusi online mostrano manifestanti radunati in strada mentre si odono colpi d’arma da fuoco in sottofondo.
A Fuladshahr, nella provincia di Isfahan, un uomo sarebbe stato ucciso durante le proteste. Fonti vicine agli attivisti accusano le forze di sicurezza di aver aperto il fuoco sulla folla. La televisione di Stato, invece, ha riferito della morte di un membro delle forze di sicurezza a Kouhdasht, dove altri 13 agenti e miliziani Basij sarebbero rimasti feriti.
Le accuse delle organizzazioni per i diritti umani
Il Centro per i Diritti Umani in Iran “Abdorrahman Boroumand”, con sede a Washington, ha denunciato l’uso di munizioni vere contro i manifestanti. Secondo l’organizzazione, in alcuni casi la polizia avrebbe aperto il fuoco direttamente sulla folla.
Lo stesso centro ha inoltre messo in dubbio la versione ufficiale sulla morte di un presunto membro delle forze di sicurezza a Kouhdasht, sostenendo che si trattasse invece di un giovane appartenente a una minoranza religiosa.
Le radici delle proteste: crisi economica e malcontento sociale
Le manifestazioni attuali rappresentano la più ampia ondata di protesta dai moti del 2022, esplosi dopo la morte di Mahsa Jina Amini, arrestata per non aver indossato correttamente il velo.
Questa volta, la scintilla è arrivata dal mondo del commercio: a Teheran numerosi negozianti hanno abbassato le serrande per protestare contro l’inflazione, la svalutazione della moneta nazionale e il peggioramento delle condizioni economiche. Alle proteste si sono poi uniti studenti e altri settori della popolazione.
La posizione del governo iraniano
Le autorità di Teheran hanno cercato di smorzare le tensioni riconoscendo “legittime preoccupazioni economiche”, ma hanno al tempo stesso avvertito che non saranno tollerate azioni violente o interferenze esterne. Sette persone sono state arrestate con l’accusa di avere legami con gruppi stranieri ostili al Paese.
Lo scontro verbale con gli Stati Uniti
Il presidente statunitense Donald Trump ha dichiarato che Washington è “pronta a intervenire” nel caso in cui l’Iran dovesse continuare a reprimere violentemente i manifestanti. In un messaggio pubblicato su Truth, ha affermato che gli Stati Uniti “non resteranno a guardare” se verranno uccisi civili disarmati.
La risposta di Teheran non si è fatta attendere. Ali Larijani, consigliere della Guida Suprema Ali Khamenei, ha avvertito che qualsiasi interferenza americana porterebbe a una destabilizzazione dell’intera regione, invitando Washington a “badare alla sicurezza dei propri soldati”.
Sulla stessa linea anche Ali Shamkhani, altro consigliere di Khamenei, che ha definito la sicurezza nazionale iraniana “una linea rossa invalicabile”, avvertendo che ogni intervento esterno avrebbe conseguenze gravi.
Israele alimenta la tensione
Nel frattempo, Israele ha contribuito ad accrescere la tensione diplomatica. Il ministro della Sicurezza nazionale, Itamar Ben-Gvir, ha pubblicato un messaggio in persiano rivolto agli iraniani, esprimendo sostegno alle proteste e auspicando la caduta della leadership di Teheran.
Nel post, accompagnato da un’immagine simbolica della statua di Ali Khamenei in rovina, Ben-Gvir ha scritto: “Il popolo iraniano merita di vivere libero dal dittatore assassino”. Un messaggio che ha ulteriormente inasprito il clima regionale.
Un equilibrio sempre più fragile
Mentre le proteste continuano e la repressione si intensifica, l’Iran si trova al centro di una crisi interna che rischia di avere ripercussioni ben oltre i suoi confini. Tra pressioni internazionali, tensioni regionali e malcontento popolare, il Paese affronta una delle fasi più delicate degli ultimi anni.
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