Nel secondo giorno del suo viaggio in Libano, Leone XIV invita il Paese a non perdere la speranza, incontra leader religiosi cristiani e musulmani e chiama tutte le fedi a farsi costruttrici di pace in un Medio Oriente segnato da conflitti

La visita al Santuario di Nostra Signora del Libano
La mattinata si è aperta ad Annaya, nel Santuario di Nostra Signora del Libano, uno dei luoghi simbolo della spiritualità cristiana libanese. Qui, con una grande statua della Vergine che domina Beirut dall’alto, il Papa ha incontrato vescovi, sacerdoti e religiosi, accolto da una folla che ha sfidato la pioggia pur di salutarlo.
Parlando in francese, Leone XIV ha lodato la resilienza del popolo libanese, affermando che la preghiera – «ponte invisibile che unisce i cuori» – offre la forza necessaria per resistere anche quando la quotidianità diventa una sfida. Il Pontefice ha poi sostato in preghiera sulla tomba di san Charbel, figura venerata sia dai cristiani sia da molti musulmani.
In piazza dei Martiri: il richiamo all’armonia tra campane e adhan
Nel pomeriggio, al centro di Beirut, Leone XIV ha incontrato i rappresentanti delle principali comunità religiose del Paese: diverse Chiese cristiane, insieme a esponenti sunniti, sciiti e alauiti. L’incontro è stato aperto dalla recitazione di alcune sure del Corano, gesto simbolico che ha anticipato il messaggio del Papa.
«Su questa terra benedetta – ha detto in inglese – campane e adhan possano suonare insieme». Un auspicio che sintetizza l’idea di una preghiera condivisa, rivolta al Creatore e alla pace, capace di superare divisioni e sospetti.
Il ruolo delle religioni: superare violenza e intolleranza
Nel dialogo con i leader religiosi, Leone XIV ha insistito sulla responsabilità comune delle fedi in un mondo sempre più interconnesso. «Siete chiamati a essere costruttori di pace», ha affermato, indicando la necessità di contrastare l’intolleranza, respingere la violenza e promuovere giustizia e concordia attraverso la testimonianza spirituale.
Le reazioni non si sono fatte attendere. Lo sceicco sciita Ali Al-Khatib ha ringraziato il Papa per la visita e ha evocato la sofferenza del Libano di fronte alla «continua aggressione israeliana». Ha chiesto che l’influenza internazionale del Pontefice possa contribuire ad alleviare le crisi che tormentano il Paese.
Anche il Patriarca siro-ortodosso, Ignazio Efraim II, ha denunciato le persecuzioni subite da cristiani e musulmani negli ultimi anni, vittime di estremismi, terrorismi e conflitti che hanno accelerato l’esodo di intere comunità.
Il Medio Oriente tra paura e speranza
Riflettendo sul destino della regione, Leone XIV ha riconosciuto la complessità dei conflitti e il senso di scoraggiamento che spesso pervade la comunità internazionale. Tuttavia, ha indicato nel Libano un segno concreto che la convivenza è possibile: «Paura, sfiducia e pregiudizio non hanno qui l’ultima parola».
La forza del Paese, secondo il Pontefice, risiede proprio nella capacità delle sue diverse tradizioni religiose di resistere insieme a un destino di divisione.
L’invocazione alla pace e la richiesta di conversione dei cuori
Dopo aver pregato sulla tomba di san Charbel, il Papa ha affidato al santo le necessità della Chiesa e del Paese. Ha chiesto comunione per i cristiani, pace per il Libano e per tutto il Levante, ricordando che ogni percorso di riconciliazione passa attraverso la conversione interiore. «Non c’è pace senza un cuore che cambi», ha affermato.
Il “profumo del Libano” e l’incontro con i giovani
Durante l’incontro con la comunità cattolica libanese, alla presenza del presidente Michel Aoun, Leone XIV ha proposto una suggestiva immagine: ha paragonato il “profumo di Cristo” a quello dei cibi delle tavole libanesi, ricchi di varietà e permeati dal senso della condivisione. Una metafora per descrivere la diversità come ricchezza e non come ostacolo.
La giornata si è conclusa a Bkerke, nel piazzale della sede patriarcale maronita, dove 15 mila giovani – alcuni arrivati anche da Siria e Iraq – hanno accolto il Papa con canti e ovazioni. Un incontro che ha dato voce alla generazione che più desidera pace, stabilità e futuro.
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