Nel colloquio con Il Foglio la premier attacca l’opposizione e avverte: «L’instabilità è la nuova normalità»

«Non trova che sia un paradosso che proprio quelli che fanno continuamente polemica sui rapporti con gli Stati Uniti, che si stracciano le vesti per una presenza di esponenti delle forze di sicurezza statunitensi durante le Olimpiadi – come accade sempre in questi eventi con i diversi Paesi alleati – poi chiedano agli Stati Uniti di continuare a occuparsi della nostra difesa?», chiede Meloni nel colloquio con il direttore Claudio Cerasa. «Credo che questa confusione sia uno dei nostri principali problemi».
Il cuore dell’intervento è una critica netta a quella che la premier definisce una rimozione culturale del tema della sicurezza. «Per lungo tempo l’Europa ha rinunciato ad occuparsi della propria sicurezza e, nel tempo, si è arrivati addirittura a pensare che non esistesse alcun pericolo esterno dal quale doversi difendere», afferma, indicando una responsabilità storica che va ben oltre l’attualità politica.
Nel mirino finisce esplicitamente la sinistra, italiana ed europea, accusata di perseverare in una lettura ormai smentita dai fatti. «Non è un caso che gran parte della sinistra italiana ed europea sostenga, ancora oggi nel contesto in cui ci troviamo, la tesi che le spese per la sicurezza e per la difesa siano inutili». Una posizione che, secondo Meloni, collide frontalmente con la realtà geopolitica contemporanea: «Viviamo in un’epoca nella quale l’instabilità e l’incertezza sono diventate la normalità, ed è nostro dovere agire di conseguenza».
Il monito finale è netto e senza ambiguità: «Sarebbe esiziale, per i nostri popoli e per le nostre democrazie, nascondere la testa sotto la sabbia e pensare che il problema non esista». Un messaggio che intreccia atlantismo, autonomia europea e responsabilità politica, e che punta a riportare la sicurezza al centro dell’agenda, sottraendola – nelle intenzioni della premier – alle semplificazioni ideologiche.
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