Bolletta elettrica: i rincari dovuti alle fossili, il futuro sono rinnovabili e tariffe fisse

Il corposo aumento dei prezzi, erroneamente addebitato a produttori ed esercenti, dovuto all’aumento del gas. Quando l’energia da rinnovabili sarà al 70 % della produzione totale il rischio aumenti sarà ridotto al minimo

rivoluzione-energeticadi Ennio Bassi

Partendo dalle conclusioni potremmo dire che la risposta al rincaro delle bollette è “tariffe fisse e più spazio alle rinnovabili”. Ma per capire come si arrivi a questa soluzione occorre partire dalla domanda che molti italiani si sono posti lo scorso ottobre: perché il prezzo della bolletta elettrica ha avuto aumenti così importanti? Effettivamente, come spiega Arera, l’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente, nel 2021 per l’elettricità la spesa annuale per la famiglia media è stata di circa 631 euro, con un aumento del 30% rispetto al 2020. Un aumento corposo dei costi che alcuni hanno erroneamente addebitato ad inefficienze dei produttori mentre per molti altri è rimasto inspiegabile.

Invece è importante capire le ragioni che hanno determinato l’aumento dei prezzi perché la comprensione dei motivi che sottostanno ai rincari indica le strade da percorrere in futuro per avere produzioni energetiche meno care e sostenibili e per avere bollette più basse. Per comprendere dunque quali siano stati i fattori produttivi che hanno sospinto i prezzi al rialzo occorre partire da una semplice verità che però molti disconoscono: la produzione di energia elettrica è ancora in parte legata ai combustibili fossili. Quindi se aumenta il gas inevitabilmente aumenta il costo della produzione di energia elettrica. Il che spiega anche la necessità di accelerare sulle rinnovabili.

L’aumento della bolletta, dunque, è stato determinato da due fattori: il costo del gas in crescita e l’aumento dei consumi dovuto alla ripartenza dei cicli produttivi avvenuti dopo i rallentamenti causati dalla pandemia da Covid-19. Se a questi fattori si aggiunge il fatto che il 90% del gas utilizzato in Italia arriva dall’estero, il che impedisce al nostro paese qualsiasi possibilità di intervento, e che ai costi generali vanno sommate le tasse per i diritti di emissione di CO2 si comprenderà quanto i rincari siano stati ineliminabili e non siano affatto dipesi dagli operatori.

Un altro tema da affrontare per comprendere bene la questione dei costi dell’energia e quello delle tariffe. Preliminarmente va chiarito chi è e cosa fa Acquirente Unico. Si tratta di una società pubblica controllata da GSE (Gestore dei Servizi energetici) che attua le procedure per la selezione dei fornitori sia nel mercato elettrico che in quello del gas per garantire la continuità della fornitura del servizio, quando un cliente si trova sprovvisto di un fornitore indipendentemente dalla sua volontà. Acquirente Unico inoltre svolge l’attività di approvvigionamento di energia elettrica per il Servizio di Maggior Tutela, che poi cede agli esercenti che la fatturano ai consumatori finali. Il prezzo di cessione dell’energia acquistata viene pubblicato mensilmente, rendendo quindi sempre trasparente il proprio portafoglio acquisti. Insomma, la funzione di Acquirente Unico è, in un mercato liberalizzato, di svolgere un’attività di tutela e garanzia del consumatore.

In un mercato così strutturato, con vari livelli di tutela e di controllo, gli operatori hanno poi ciascuno facoltà di attuare le proprie politiche tariffarie e il cliente può scegliere tra il mercato libero (con i prezzi fatti dai vari esercenti), oppure il mercato a tariffe tutelate. E qui, per tornare al tema dei rincari, va detto con chiarezza che la scelta di campo più conveniente è quella fatta da quei consumatori che hanno scelto il mercato libero. Dal punto di vista tariffario, la situazione al momento è infatti questa: per i clienti che hanno scelto il mercato libero la maggior parte delle offerte hanno un prezzo dell’elettricità fisso fino a 24 mesi. Il che, come è evidente, li mette al riparo da rincari improvvisi.  Si salvano anche le imprese che scelgono di stringere accordi pluriennali (PPA) con per la fornitura di energia a prezzo fisso proveniente da impianti a fonti rinnovabili. Così, accelerando la transizione, si evita una forte esposizione alle fluttuazioni dei costi della materia prima.

Tutto questo spiega anche perché gli esperti spingono sulla necessità di accelerare gli investimenti nelle rinnovabili. Quando la produzione di energia proveniente da queste fonti sarà arrivata al 60-70% del totale, un aumento del gas delle proporzioni registrate negli ultimi mesi avrà ripercussioni molto più basse sul prezzo dell’energia elettrica. Ecco spiegato perché puntando sulle energie rinnovabili, che renderanno il nostro paese più sostenibile in chiave ambientale e più autonomo in chiave produttiva, e orientandoci verso contratti di fornitura a tariffa fissa avremo ridotto enormemente il rischio di rincari così forti come quelli registrati lo scorso ottobre.

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