Iran. Affluenza alle urne bassissima, vittoria scontata dei conservatori, inflazione alle stelle

 

E’ stata bassissima l’affluenza alle urne in Iran. Nonostante gli appelli e le promesse, dei 61 milioni degli aventi diritti ha votato soltanto il 41%, un punto percentuale in meno anche rispetto alle scorse elezioni del 2020 quando si era in pieno Covid.  Questo il vero dato politico delle parlamentari iraniane e non il risultato che era scontato in partenza, drogato da una ferreo processo di valutazione e selezione dei candidati, che ha consegnato in automatico la maggioranza ai conservatori sia alla Maglis, il parlamento, che all’Assemblea degli esperti, preposta a scegliere e anche a revocare il leader supremo. A Teheran ha votato un elettore su quattro. E dunque quell’imprimatur popolare che gli ayatollah speravano di ottenere non c’è stato. E lo scenario resta cupo. Il paese sta vivendo uno dei momenti piú difficili della sua storia caratterizzato da un’economia, segnata da un tasso di inflazione tra i più alti del mondo, dovuto alle dure sanzioni statunitensi e all’ accordo ormai comatoso sul nucleare. Da una disoccupazione alle stelle e da crescenti tensioni sociali aumentate a causa della guerra di Israele a Gaza.

I mercati valutari e dell’oro sabato scorso sono andati letteralmente in tilt  e i principali operatori hanno sospeso le contrattazioni, mentre il dollaro Usa, come segnala i l’Economist, raggiungeva la soglia dei 600 mila rial, con punte di 602.000 nelle prime ore, segnando un aumento del 3% rispetto a due giorni prima. Per non parlare del prezzo dell’oro, salito a  circa trenta milioni di rial al grammo, 3,5% in piú rispetto alla settimana precedente.

E intanto neppure l’impennata dei prezzi dei beni primari non si arresta. Il quotidiano Etemad ha pubblicato un rapporto che  analizza i dati forniti dal Centro statistico iraniano sullo stato del mercato alimentare, intitolato “L’inflazione a tre cifre delle proteine”. Il dossier ha esaminato i prezzi medi di 53 prodotti alimentari selezionati nelle aree urbane, evidenziandone un aumento per 48 di essi. In cima alla lista il tonno in scatola, che ha registrato una levitazione del 133%. Colpita dall’inflazione anche la carne. Il prezzo di un chilo di agnello, che nel febbraio dello scorso anno era di 2.850.000 rial (5,7 dollari), è arrivato oggi a 5.360.000 rial (10,72 dollari).  Entro la fine dell’anno iraniano in corso, 20 marzo, sono le conclusioni del quotidiano Eqtesad,  “la percentuale di persone al di sotto della soglia di povertà potrebbe salire al 37-40%”, esacerbando le tensioni sociali.

 

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