Rassegna stampa 25 aprile

SICUREZZA

Momento difficile. La Boeing ha bruciato quasi 4 miliardi di dollari di liquidità nel primo trimestre, dopo aver rallentato la produzione e pagato 443 milioni di dollari di risarcimento ai clienti dei velivoli in seguito all’incidente in volo di uno dei suoi aerei.
Claire Bushey su Financial Times

Boeing. Il produttore di jet ha registrato una perdita di 355 milioni di dollari, mentre i ricavi sono scesi dell’8% rispetto a un anno fa, in risultati trimestrali leggermente migliori delle aspettative. Sotto la pressione delle compagnie aeree e delle autorità di regolamentazione per ripulire le sue operazioni, Boeing ha rallentato le sue fabbriche e ha smesso di fornire la maggior parte degli obiettivi finanziari.
su sj.com

Boeing brucia due milioni di dollari l’ora. La Boeing sta consumando liquidità a un ritmo senza precedenti: 3,9 miliardi di dollari nel primo trimestre, pari a quasi 2 milioni di dollari all’ora, come dimostra il costo della crisi del Boeing 737 Max. Dave Calhoun, l’Ad dell’azienda che lascerà l’incarico alla fine dell’anno in seguito all’esplosione del pannello della porta dell’Alaska Airlines, ha detto ai dipendenti che la Boeing si trova in un “momento difficile”.
Robert Lea su Times

L’incubo delle compagnie aeree. Il costruttore americano di aerei, che accumulato gravi incidenti da diversi mesi, non è più in grado di consegnare i suoi aerei alle compagnie aeree. Costrette a ridurre i voli e a rivedere al ribasso le loro prospettive finanziarie, alcune compagnie aeree chiedono già un risarcimento.
Véronique Guillemard su Figaro

Perdite ridotte. Il gruppo ha riporto perdite per 343 milioni di dollari inferiori dello scorso anno. Il ceo Calhoun apre la strada a Stephanie Pope come successore alla guida.
Mara Monti su Sole 24 Ore

Airbus. Aviazione commerciale: Airbus e la sua supply chain in difficoltà nel rispondere a tutta la domanda mondiale. Attualmente la domanda di aerei supera di gran lunga l’offerta. Il presidente di Gifas Guillaume Faury vorrebbe che l’industria francese fornisse di più e più velocemente.
Michel Cabirol su Tribune

Aumento spese per la difesa, ma anche sgravi fiscali. Rishi Sunak ha dichiarato che l’aumento della spesa per la difesa al 2,5% del PIL non gli impedirà di tagliare le tasse o la spesa per i servizi pubblici, mentre veniva interrogato su come intendeva finanziare il suo impegno. Il Primo Ministro ha dichiarato che proteggerà i bilanci scolastici e il Servizio Sanitario Nazionale, ma si pensa che per finanziare il trasferimento di miliardi di sterline alla difesa saranno necessari tagli profondi altrove.
Geraldine Scott su Times

Londra e Berlino. La cooperazione anglo-tedesca nella difesa dell’Europa è essenziale. Ma Londra e Berlino appaiono troppo spesso in contrasto nelle loro politiche verso la guerra in Ucraina.
su Times

Contratto. Il Qatar potrebbe comprare 120 veicoli blindati VBCI prodotti da KNDS Francia. Il Qatar potrebbe suddividere in tre lotti l’ordine di veicoli blindati per equipaggiare sei battaglioni. Oltre a KNDS France (VBCI), Doha potrebbe acquistare veicoli blindati da Rheinmetall e dalla turca BMC.
Michel Cabirol su Tribune

Partono gli aiuti all’Ucraina. Il presidente Joe Biden ha firmato ieri la legge sugli aiuti all’estero da 95 miliardi di dollari approvata martedì dal Congresso, facendo sì che il Pentagono inviasse a Kiev 1 miliardo di dollari in armi dalle scorte statunitensi. L’esercito aveva preparato gran parte degli armamenti, tra cui intercettori di difesa aerea, artiglieria, veicoli blindati e armi anticarro, in modo da poterli inviare rapidamente alle truppe ucraine, che stanno lottando per respingere gli attacchi russi da quando gli aiuti statunitensi si sono esauriti quest’anno.
James Politi su Financial Times

Già a Kiev i primi aiuti. «A Kiev già i missili a lunga gittata». Sbloccati anche gli aiuti per Israele, Taiwan e l’assistenza per i civili a Gaza. La gittata da 160 km: gli ucraini hanno usato gli Atacms per colpire il porto di Berdiansk e obiettivi in Crimea.
Giuseppe Sarcina su Corriere della Sera

Missili a lungo raggio già in azione. La settimana scorsa le forze armate ucraine hanno colpito per la prima volta i russi con i missili a lunga gittata Atacms, che Biden aveva autorizzato in segreto a febbraio. Biden dà il via libera a 61 miliardi di aiuti. Washington in pressing su Meloni per l’antiaerea Samp-T.
Paolo Mastrolilli su Repubblica

Satellite spia cinese minaccia Taiwan. La Cina ha una nuova flotta di satelliti spia che potrebbero essere utilizzati per colpire le navi da guerra americane e alleate durante un’eventuale guerra su Taiwan, hanno dichiarato i capi dello spazio degli Stati Uniti. Pechino ha triplicato il numero dei suoi satelliti di intelligence, sorveglianza e ricognizione in orbita, portandoli a 350 in sei anni, mentre sviluppa capacità militari nello spazio a una velocità “mozzafiato”.
Larisa Brown su Times

Hacker, un attacco al giorno. L’Agenzia per la Cybersicurezza. Relazione alle Camera: le guerre muovono attivisti web, a rischio le elezioni europee.
Aldo Fontanarosa su Repubblica

Difesa. Debutto dei sindacati dei militari a un tavolo di contrattazione: ieri a Roma si è tenuto l’incontro preliminare per le trattative relative alla definizione degli accordi sindacali per il triennio 2022-2024. Si tratta del primo tavolo di confronto sui contratti per i sindacati militari che, fino al 2018, erano vietati. Al centro il personale non dirigente delle forze annate e di polizia a ordinamento civile e militare. Il ministro della Difesa Guido Crosetto: «La partecipazione delle associazioni professionali a carattere sindacale tra militari (Apcsm), è un momento storico».
su Corriere della Sera

Iia, proposta bocciata. Maurizio Stirpe: «Bocciata la mia proposta» «Abbiamo presentato un’offerta che non è stata ritenuta congrua, ne abbiamo preso atto e ci siamo ritirati in buon ordine». Il vicepresidente di Confindustria Maurizio Stirpe conferma la presentazione di una manifestazione di interesse per Iia che non sarebbe andata a buon fine.
Michele di Leo su Mattino Avellino

ECONOMIA & FINANZA DALL’ITALIA E DAL MONDO

Allarme Superbonus di Bankitalia. «Se neppure le nuove restrizioni dovessero frenare l’accumularsi dei crediti, l’unica via da percorrere sarebbe l’eliminazione del superbonus prima della naturale scadenza»: è lo scenario che evoca la Banca d’Italia in un documento consegnato ieri al Senato nell’ambito dell’esame dell’ultimo decreto Superbonus. Intanto le detrazioni per i bonus edilizi nelle dichiarazioni dei redditi 2023 hanno superato i 21 miliardi di euro (+23,1%).
Giovanni Parente su Sole 24 Ore

Un mostro. Il Superbonus, che già dopo le brutte avvisaglie di agosto gli faceva venire i «mal di pancia», oggi per Giancarlo Giorgetti è diventato «un mostro che ha distrutto le condizioni della finanza pubblica». Di più: una droga psichedelica, un «Lsd» per i conti dello Stato. «Lassismo, sussidi e debito devono finire!» tuona Giorgetti nell’Aula della Camera, che ieri ha dato via libera al Def e si dice pronto alle dimissioni.
Mario Sensini su Corriere della Sera

Servono 20 miliardi per gli sgravi. Nei conti del 2024 il governo ha messo 19,9 miliardi di tagli di tasse e contributi che scadono a dicembre, con l’impegno politico a rinnovarli. Solo che intanto il deficit deve scendere in modo «strutturale». E violare le nuove regole europee non è un’opzione: impedirebbe all’Italia di poter contare sullo «scudo» della Bce in caso di tensioni, proprio quest’anno che il governo deve collocare sul mercato titoli per quasi 500 miliardi di euro.
Federico Fubini su Corriere della Sera

Mirafiori ferma. La direzione di Stellantis ha comunicato ai delegati sindacali che in assenza di ordini e incentivi gli impianti torinesi di Mirafiori resteranno fermi fino all’inizio di giugno. II sito si conferma come il punto più debole all’interno della rete degli stabilimenti auto di Stellantis in Italia.
Filomena Greco su Sole 24 Ore

Ita Lufthansa. Dopo decine di incontri «tecnici» sul matrimonio tra Ita Airways e Lufthansa, tocca al vertice «politico». Stamattina a Bruxelles Giancarlo Giorgetti, titolare del Tesoro (azionista del vettore tricolore), incontrerà Margrethe Vestager, commissaria europea per la Concorrenza, per discutere della proposta di nozze da mesi sotto la lente dell’Antitrust.
Leonard Berberi su Corriere della Sera

Eni, utile record. Il calo del prezzo del gas influisce sui conti dell’Eni, che ieri mattina ha annunciato una prima trimestrale con utili in calo del 49% a 1,2 miliardi, con le quotazioni scese da 57 euro al megawattora del primo trimestre 2023 a 29 euro tra gennaio e marzo di quest’anno. Il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso contro la multa dell’Agcm sulla reclame del Diesel+.
Fausta Chiesa su Corriere della Sera

POLITICA & CRONACA DAL MONDO

Aiuti sbloccati. Il presidente Joe Biden è stato di parola: aveva promesso tempi rapidi e ieri, dopo il via libera di martedì sera al Senato (79 voti contro 18), ha firmato il pacchetto di provvedimenti legislativi che includono la ripresa del sostegno militare americano all’Ucraina. Armamenti per 61 miliardi di dollari che nella prima tranche da 1 miliardo verranno inviati, ha detto Biden, «letteralmente nel giro di poche ore».
Antonella Scott su Sole 24 Ore

Pronti a entrare a Rafah. «Netanyahu: ora entriamo a Rafah. È dunque imminente l’offensiva dell’esercito israeliano in quello che ormai è un campo profughi a Rafah. «Pronti a entrare a Rafah»: così l’esercito di Israele nel giorno in cui Hamas diffonde il video di un ostaggio rapito il 7 ottobre e con il braccio amputato. Vertici israeliani al Cairo.
Davide Frattini su Corriere della Sera

Uccisi metà comandanti di Hezbollah. Il ministro della Difesa israeliano Yoav Gallant ha dichiarato ieri che le incursioni militari nel sud del Libano hanno ucciso almeno metà dei comandanti della milizia locale Hezbollah. Il bilancio del ministro arriva in una giornata scandita da una nuova escalation di tensioni sui confini tra i due Paesi, il primo sbocco di espansione del conflitto oltre il suo nucleo originario di Israele e territori palestinesi.
su Sole 24 Ore

Soldati russi in Niger. L’aereo russo è atterrato all’aeroporto internazionale di Niamey, la capitale del Niger, intorno alla mezzanotte, senza troppa clamore, trasportando sistemi di difesa antiaerea e truppe al più recente alleato di Mosca nel Sahel. L’arrivo dei 100 soldati questo mese è stato il colpo di grazia per la presenza delle forze statunitensi, che erano di base nella nazione dell’Africa occidentale dal 2013, e ha sottolineato la determinazione del Niger a diversificare le sue partnership di sicurezza al di là dell’Occidente. La presenza di soldati russi nel Niger è il segnale della perdita di influenza dell’Occidente nell’area del Sahel.
Aanu Adeoye su Financial Times

Macron non vuole la Von der Leyen. Il nome di Mario Draghi continua a occupare la scena nelle discussioni per i top job della prossima legislatura europea. Ieri è stata l’agenzia Bloomberg a rilanciare una possibile candidatura dell’ex presidente della Bce. L’Eliseo non conferma la notizia sui colloqui con gli altri leader per lanciare Draghi. Palazzo Chigi: “Se ne parla solo dopo il voto”.
Anais Ginori su Repubblica

Pratiche commerciali sleali. Bruxelles ha fatto irruzione negli uffici di un fornitore cinese di apparecchiature di sicurezza, mettendo in campo poteri anti-sovvenzioni straniere in una mossa che infiammerà ulteriormente le tensioni tra le superpotenze commerciali. L’irruzione della Commissione europea e delle forze dell’ordine locali negli uffici della Nuctech, che produce scanner per la sicurezza dei bagagli, è avvenuta nel momento in cui Bruxelles ha dato un giro di vite a quelle che considera le pratiche commerciali sleali di Pechino.
Andy Bounds su Financial Times

Indagata la moglie, Sanchez valuta se lasciare. Nel mirino la moglie di Pedro Sánchez, Begoña Gómez, su cui sta indagando un giudice di Madrid per traffico di influenze e corruzione. Il premier socialista, definendosi «uomo profondamente innamorato», ha reagito con una lunga e inusuale «lettera alla cittadinanza», pubblicata su X, per difendere a spada tratta l’«onorabilità» della consorte da accuse «tanto scandalose quanto inesistenti» e per attaccare la «macchina del fango messa in moto dalla destra».
Sara Gandolfi su Corriere della Sera

POLITICA & CRONACA DALL’ITALIA

25 aprile. Si moltiplicano gli appelli perché quella di oggi sia «una festa condivisa», ma il 25 Aprile resta una ricorrenza che una parte del centrodestra vive con distacco. Anche nel secondo anno di governo, la premier Giorgia Meloni si limita alle celebrazioni istituzionali: se i piani non cambieranno all’ultimo momento, sarà presente solo al tradizionale omaggio all’Altare della Patria, assieme al capo dello Stato Sergio Mattarella e ai presidenti del Senato Ignazio La Russa e della Camera Lorenzo Fontana.
Paola di Caro su Corriere della Sera

Piazze. L’allerta sicurezza è già al massimo da giorni per questo 25 Aprile. L’ultimo campanello d’allarme è suonato a Torino con gli scontri tra i collettivi universitari e le forze dell’ordine. I timori sono legati alle proteste contro Israele e ai cortei nelle diverse città. A Milano, blindata, sfileranno Brigata ebraica e filopalestinesi. Le massime autorità dello Stato all’Altare della Patria. Un nuovo caso in Rai.
Cesare C Giuzzi su orriere della Sera

Valori comuni. Il presidente della Camera Lorenzo Fontana parla del 25 Aprile e delle contrapposizioni che, anno dopo anno, si fanno persino più aspre. «E’ una ferita profonda che fatica a rimarginarsi, purtroppo le strumentalizzazioni a fini politici non aiutano, avvelenano il clima e non facilitano l’elaborazione di un passato ancora tanto doloroso e pesante. Il Paese non ne ha bisogno. Non si avveleni il clima I valori frutto della Resistenza devono essere comuni».
Marco Cremonesi su Corriere della Sera

Autonomia. Stop e scontro aperto sull’autonomia differenziata in discussione alla Camera. Ieri il governo è andato sotto per l’assenza dei leghisti sull’emendamento del M5S. «Voto da ripetere». E l’opposizione insorge. Il presidente di FI rinvia la seduta a domani. La modifica cancellava la parola «autonomia».
Adriana Logroscino su Corriere della Sera

Draghi non è il candidato del Ppe. Il nome di Mario Draghi risuona insistentemente nelle stanze delle cancellerie europee, dove si ragiona del futuro della Commissione Ue. «Ma Draghi non mi sembra sia iscritto al Partito popolare e il Ppe non rinuncerà mai a indicare un suo candidato». Le parole di Tajani, scandite con freddezza, suonano stranamente prive della diplomazia a cui attinge di consueto per carattere e ruolo il ministro degli esteri. «Per quale motivo – chiede – i Popolari dovrebbero indicare una personalità esterna come la sua? Che cosa può dare politicamente in cambio al Ppe?».
Federico Capurso su Stampa

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