Rassegna stampa 8 aprile

SICUREZZA

Comanderanno i dati. Approfondimento di Affari&Finanza (la Repubblica) sulle direttrici tecnologiche e di mercato del piano industriale 2024-2028 di Leonardo. “L’ambizione di sviluppare e consolidare un campione nazionale ed europeo proattivo della sicurezza globale, secondo una logica cross-divisionale multidominio che sia economicamente sostenibile, è tutt’altro che nascosta. Ed è stato in primis Roberto Cingolani, Amministratore Delegato e Direttore Generale di Leonardo, a evidenziare la necessità di intraprendere un sentiero digitale netto in un contesto internazionale caratterizzato da una crescente incertezza geopolitica”. Per il Chief Innovation Officer, Simone Ungaro, “il digital continuum è il punto di snodo polivalente del piano industriale. Si tratta di un fil rouge in continuità con il passato ma che guarda al futuro, con una logica di accelerazione della digitalizzazione, convergenza tecnologica e massimizzazione della profittabilità”.
Su Repubblica Affari&Finanza

Difesa Europea. La frammentazione comporta in alcuni casi cospicui investimenti che risultano sovrapponibili. Tra i punti cardine il processo di trasformazione digitale del settore. Al netto dell’attività M&A, Leonardo stima ordini cumulati per 105 miliardi di euro nel 2028, con tasso medio di crescita annua del 4%, ricavi cumulati a 95 miliardi (Cagr 6%), risparmi per 1,8 miliardi di euro in 5 anni, Ebita a 2,5 miliardi e flusso di cassa operativo a 1,35 miliardi nel 2028, con un raddoppio di entrambi gli indicatori rispetto al 2023. Tre leve strategiche: miglioramento dei prodotti e ottimizzazione dei processi tramite la crescita organica basata su innovazione e digitalizzazione, ampliamento della presenza globale attraverso partnership strategiche e attività mirate di fusioni e acquisizioni ed efficientamento dell’intera filiera.
Andrea Frollà su Repubblica Affari&Finanza

Caoslandia. «Sul fronte ucraino, il rischio incidente è altissimo. Una “Sarajevo” del terzo millennio scatenerebbe l’inferno. Putin? Non farà “all-in”, sta aspettando l’esito delle elezioni americane. Nel frattempo, bisogna spingere gli ucraini verso la trattativa, e c’è un solo modo: Kiev entri subito nell’Unione europea». Marco Minniti, presidente della Fondazione Medor ed ex ministro dell’Interno, fa il punto sul rischio escalation di queste ore. Con uno sguardo anche sul lungo periodo : «L’ordine mondiale è crollato, oggi viviamo a “Caoslandia”: o l’Europa batte un colpo e si assume la responsabilità di una difesa europea, o sparisce. L’Italia faccia da apripista, con Francia e Germania».
Federico Novella su La Verita’

Disordine mondiale. Egitto, Iran, Etiopia e Emirati Arabi si aggiungono a Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa: è il gruppo «Brics più Mar Rosso». E il commercio estero italiano in 3 mesi ha perso 8,8 miliardi di euro, scrive Umberto Tavolato, Senior Advisor Fondazione Med-Or.
Umberto Tavolato su Giornale

Dialogo. La Fondazione Med-Or e la Confederazione di imprese Cifa Italia hanno siglato un protocollo d’intesa per promuovere e realizzare congiuntamente iniziative che rafforzeranno il dialogo tra l’Italia, l’Europa e l’Africa, cominciando dai paesi rivieraschi del Mediterraneo. “La collaborazione tra la Fondazione Med-Or e la Confederazione Italiana Federazioni Autonome-Cifa Italia – ha affermato Marco Minniti, presidente di Med-Or – rappresenta un passo significativo per lo sviluppo di progetti congiunti nella regione del Mediterraneo e in Africa. Questo accordo potrà essere particolarmente importante essendo, tra le altre cose, finalizzato a rafforzare le forme di collaborazione tra pubblico e privato, nei settori della formazione e dell’educazione, incoraggiando partenariati strategici che possano generare impatti positivi a lungo termine tra i paesi delle due sponde del Mediterraneo”.
_Su La Provincia _

Force de frappe. Poiché la difesa è responsabilità di ciascun Paese europeo, la cooperazione tra gli Stati è scarsa e la forza è troppo dispersa. Dietro la linea del fronte, si sta combattendo un’altra guerra, quella della produzione. Il complesso militare-industriale americano vi ha già vinto molte battaglie. Tra il 2019 e il 2023, il 55% degli acquisti di attrezzature militari europee proviene dagli Stati Uniti (rispetto al 35% precedente), e due terzi dal 2022, mentre le importazioni sono raddoppiate. I “giganti” europei sono pesi medi rispetto a Lockheed Martin, Raytheon Technologies, Northrop Grumman, General Dynamics e Boeing, i leader mondiali che si nutrono degli ordini del Pentagono, che ha un budget di 886 miliardi di dollari (816 miliardi di euro) nel 2024. BAE Systems si piazza al 7° posto, mentre Leonardo, Airbus e Thales all’11°, 12° e 14°.
Su Le Monde

No a Israele. La settimana parte all’insegna della mobilitazione per gli atenei italiani. Dopodomani scade il bando Maeci (ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale) per l’accordo di cooperazione industriale, scientifica e tecnologica Italia-Israele. Gli studenti sono sul piede di guerra già da settimane e per domani, alle ore 15, hanno previsto un presidio davanti alla Farnesina e uno sciopero universitario che punta a coinvolgere professori, ricercatori e personale di almeno una ventina di atenei. La ministra dell’Università Anna Maria Bernini si è sempre detta contraria a chi chiude le porte alla ricerca e a chi usa violenza e, proprio nei giorni scorsi, ha sottoscritto un protocollo d’intesa con il presidente della Fondazione Med-Or, Marco Minniti.
Su Messaggero

Proteste. Dopo la pausa pasquale, si apre una settimana di mobilitazione negli atenei italiani in vista, mercoledì 10 aprile, della scadenza del bando Maeci per l’accordo di cooperazione industriale, scientifica e tecnologica Italia-Israele. Nelle scorse settimane l’Università di Torino ha rifiutato di partecipare al bando di cooperazione scientifica, tecnologica e industriale con Israele e il rettore dell’Università di Bari si è dimesso dalla Fondazione Med-Or.
Su Gazzetta del Mezzogiorno

Sciopero. «Quanto sta accadendo a Gaza richiede una presa di posizione. Ma la vicenda del bando Maeci può anche essere l’occasione per affrontare un campo più allargato di questioni». Per Francesca Governa, professoressa ordinaria del Dipartimento Interateneo di Scienze, Progetto e Politiche del Territorio del Politecnico, è arrivato il momento di «discutere delle relazioni complicate che coinvolgono gli atenei». Non cita gli accordi con Leonardo o Elbit Defense Systems, denunciati dagli studenti, ma Frontex sì: «Trattiamo argomenti mai affrontati veramente, senza far finta che non esistano. E diamo ascolto e fiducia agli studenti: fanno il loro dovere, sono tutt’altro che intolleranti».
Caterina Stamin su Stampa Torino

Liberi da 75 anni. L’odio per l’Alleanza Atlantica ha origini lontane, anche se ci ha garantito decenni di pace e di libertà, e resta forte e radicato anche nelle nuove generazioni, che ripetono nei cortei: «Fuori la Nato dall’Italia, fuori l’Italia dalla Nato», e oggi si è passati dal folle «né con lo Stato né con le Br» al «né con Putin né con la Nato», come se in Ucraina ci fossero truppe Nato impegnate a contrastare l’avanzata russa. E con un’inquietante obliquità storica, si mette in campo un paragone improprio tra la guerra in Ucraina e gli interventi Nato nella ex Jugoslavia: ma la Nato intervenne per fermare i massacri del regime serbo in Bosnia e Kossovo, sfociati in vere e proprie pulizie etniche, mentre la Russia ha invaso uno Stato sovrano reo solo di aver scelto la strada della democrazia.
Riccardo Mazzoni su Tempo

Spazio in Francia. Thales Alenia Space ha registrato perdite significative nel 2023. Ciò è dovuto sia a ragioni cicliche che strutturali, a causa di un mercato dei satelliti geostazionari in declino a lungo termine. Da qui il ridimensionamento della forza lavoro di Thales Alenia Space, soprattutto in Francia. Le attività spaziali di Thales hanno risentito dei ritardi nell’esecuzione di alcuni contratti per i satelliti Space Inspire, causati “principalmente da difficoltà nella fornitura del sistema di propulsione”.
Su latribune.fr

Piccola Houston. Per la società torinese nata dall’accordo tra Thales Alenia Space e Asi il cosmo è diventato un business da 25 milioni, con previsioni di crescita del 20% nel 2026. Al via un centro di simulazione di attività sulla Luna. Prossima tappa: Marte e il turismo spaziale. E’ «una piccola Houston con impegni diversi e crescenti nel tempo», spiega Fabio Massimo Grimaldi, presidente del centro torinese. «E mentre alla fine dell’anno scorso è stata acquisita l’intera proprietà dell’immobile dove abbiamo la sede, l’Asi ci ha assegnato un contratto da 3,5 milioni di euro per dare il via a un centro di simulazione delle imminenti attività sulla Luna delle quali saremo protagonisti essendo l’Italia partner del programma Artemis della Nasa».
Giovanni Caprara su L’Economia del Corriere della Sera

Spazio e stelle. Altec, protagonista del distretto aerospaziale piemontese, ha celebrato i suoi due decenni di attività nella sede in Corso Marche, lì dove sorgerà la Città dell’Aerospazio di Torino. Un luogo simbolo per i nuovi progetti, dal ritorno dell’uomo sulla Luna alle simulazioni per la missione verso Marte, ExoMars del 2028. Si guarda al futuro, partendo però da quelle solide basi che hanno reso l’azienda, detenuta per il 64% da Thales Alenia Space e per la restante parte da Asi, eccellenza del settore a livello mondiale.
Teresa Cioffi su L’Economia del Corriere Nord Ovest

Terra e spazio. L’azienda perugina RF Microtech, 35 addetti tra dipendenti e collaboratori, specializzata nella realizzazione di antenne e dispositivi intelligenti a radiofrequenza utilizzati nelle telecomunicazioni terrestri e spaziali, è stata chiamata a partecipare al programma Iride, promosso dall’Agenzia Spaziale Europea e da quella Italiana che prevede di realizzare entro il 2026 una costellazione ibrida di satelliti con sensori dedicati all’osservazione della terra. In particolare, RF Microtech è stata selezionata da Thales Alenia Space Italia per fornire un filtro e un’antenna in banda X per i satelliti Nimbus e Nox.
Silvia Angelici su Giorno – Carlino – Nazione Economia&Lavoro

La stella. L’ambizioso progetto ‘Space it up’ – un partenariato esteso, con la regia del Politecnico di Torino – coinvolge 33 soggetti, tra cui università, centri di ricerca e aziende. I partner collaboreranno per promuovere l’innovazione nel settore spaziale, avvalendosi di una dotazione di 80 milioni di euro, erogata da Agenzia spaziale italiana e Ministero dell’università e della ricerca. Il Politecnico di Torino coordina università, consorzi di ricerca pubblici e privati (Cnr e l’Istituto nazionale di Astrofisica) e aziende (Leonardo, Telespazio e Argotec).
Su Giorno – Carlino – Nazione Economia&Lavoro

Top manager. A marzo interessanti movimenti sul podio di Top Manager Reputation. In Top 100 crescite rilevanti di Diana Bracco (33°,+12), Marcello Cattani, ceo di Sanofi Italia e presidente Farmindustria (35°,+9), Roberto Cingolani, ceo di Leonardo (48°,+12), Maximo Ibarra di Engineering (49°,+6), Fabrizio Palermo di Acea(56°,+8).
Andrea Barchiesi su L’Economia del Corriere della Sera

Eclissi. Oggi il sole si oscurerà per quattro minuti: migliaia di ricercatori attendono il momento per osservare l’evento, studiarne l’effetto su persone e animali, cogliere segnali radio. Per gli esperti «è l’evento astronomico dell’anno». E La Nasa farà volare i suoi super jet. II fenomeno sarà visibile da Messico e costa Est Usa: milioni di turisti in viaggio.
Daniela Uva su Giornale

Boeing. Sfida contro il tempo per Pope, numero uno operativo di Boeing: dovrà riguadagnare la reputazione compromessa dagli incidenti agli aerei. Le esperienze di Mayer in Yahoo e di Fiorina in Hewlett Packard sono esempi di ristrutturazioni in chiaroscuro. Mentre Barra ha guidato General Motors nel futuro.
Mario Platero su Repubblica Affari&Finanza

La stanza dei bottoni. Milano-Torino-Genova, nel vecchio «triangolo» c’è spazio per una nuova mobilità in un’area che conta quasi 16 milioni di abitanti e dove si concentrano 643 miliardi di Pil, il 33% del valore nazionale? Se ne parla domani in Assolombarda. A seguire una tavola rotonda dedicata a «Infrastrutture e veicoli innovativi per la mobilità sostenibile di oggi e di domani». Al tavolo Armando Brunini (Ad Sea Aeroporti di Milano), Federico Chiarini (vicepresidente di Assolombarda), Pierfrancesco De Rossi (Ad Siemens Mobility Italia), Raffaella Luglini (chief sustainability officer Leonardo), Marco Piuri (Direttore Generale FNM), Fabio Pressi (Ad e presidente A2A E-Mobility).
Su L’Economia del Corriere della Sera

Staffetta. Secondo gli analisti si stanno profilando le condizioni per una rotazione verso titoli a maggior crescita. Anche grazie ai tassi di interesse previsti in discesa. Giacomo Saibene, equity portfoglio manager di Quaestio Capital, vede ben posizionata anche Leonardo, che non è classificabile come azienda growth, ma beneficia di un cambio di rotta a livello macro: «La sicurezza europea è uno dei temi più rilevanti del momento e verosimilmente resterà tale a lungo data la prospettiva di un aumento delle spese per la difesa».
Luigi Dell’Olio su Repubblica Affari&Finanza

Armi americane. Nell’autunno del 2016, l’amministrazione Obama ha siglato un importante accordo militare con Israele che impegna gli Stati Uniti a fornire al Paese armi per 38 miliardi di dollari in 10 anni. “La continua fornitura delle più avanzate tecnologie di armamento del mondo garantirà a Israele la capacità di difendersi da ogni tipo di minaccia”, disse il Presidente Barack Obama.
Su New York Times International Edition

Boeing/1. Una copertura del motore di un Boeing 737-800 della Southwest Airlines si è staccata domenica durante il decollo a Denver e ha colpito l’aletta dell’ala, inducendo la Federal Aviation Administration (FAA) ad aprire un’indagine. Nessuno è rimasto ferito e il volo 3695 della Southwest è rientrato in sicurezza all’aeroporto internazionale di Denver intorno alle 8:15 ora locale di domenica ed è stato trainato al gate dopo aver perso la cappottatura del motore. L’aereo Boeing diretto all’aeroporto Houston Hobby con 135 passeggeri e sei membri dell’equipaggio a bordo è salito a circa 10.300 piedi (3.140 m) prima di rientrare 25 minuti dopo il decollo.
Su reuters.com

Boeing/2. L’Amministrazione Federale dell’Aviazione degli Stati Uniti ha dichiarato domenica che indagherà dopo che una cappottatura del motore di un Boeing 737-800 della Southwest Airlines si è staccata durante il decollo a Denver e ha colpito il flap dell’ala. Il volo Southwest 3695 è rientrato in sicurezza all’aeroporto internazionale di Denver intorno alle 8:15 ora locale di domenica ed è stato trainato al gate. L’aereo Boeing, con 135 passeggeri e sei membri dell’equipaggio a bordo, era diretto all’aeroporto William P. Hobby di Houston. Nessuno è rimasto ferito. Southwest ha riferito che stava trasportando i passeggeri su un altro aereo a Houston con circa tre ore di ritardo e che le squadre di manutenzione stanno esaminando l’aereo.
Su reuters.com

ECONOMIA & FINANZA DALL’ITALIA E DAL MONDO

Bonus casa. Con la comunicazione preventiva introdotta dall’ultimo decreto legge del Governo (D139/2024), si è allungata ancora la lista delle tipologie di invio, asseverazione e autocertificazione necessarie per ottenere gli sconti fiscali: sono 21 i passaggi obbligatori. Dodici sono stati introdotti dal superbonus in poi.
Cristiano S Dell’Oste su ole 24 Ore

Salva casa. Il decreto salva-casa «non è un condono, perché riguarda difformità interne. Queste proposte su cui stiamo lavorando le abbiamo elaborate con gli ingegneri, con gli architetti, con i notai, con gli agenti immobiliari, con i sindacati» ha ricordato il ministro Matteo Salvini in una intervista a Rd 102.5.
Su Giornale

Def. Def congelato e senza indicazioni sugli effetti della prossima Finanziaria. Ipotesi disavanzo 2025 al 4% del Pil, va chiesta più flessibilità a Bruxelles. Il costo della manovra già lievita a 22-23 miliardi e dovrà tener conto dei vincoli del nuovo Patto di Stabilità.
Giuseppe Colombo su Repubblica

Potenza industriale. «L’Europa deve rimanere una potenza industriale». Oggi a Parigi i ministri di Francia (Le Maire), Germania (Habeck) e Italia (Urso) proveranno a mandare un messaggio politico – soprattutto alla prossima Commissione – sulla necessità di un Industrial Act che supporti l’industria europea nelle transizioni e garantisca all’Unione un’autonomia strategica in mezzo alla sfida geoeconomica che Cina e Stati Uniti giocano a colpi di sussidi e protezionismi. Bisogna «agire con urgenza», si legge nella bozza di comunicato, che menzionerà le tecnologie verdi, il digitale, l’acciaio e la difesa (settori gli ultimi due su cui l’Italia spinge molto).
Su Repubblica

Settimana cortissima. Parte alla Camera la discussione delle tre proposte di legge del centrosinistra: gli incentivi costerebbero fino a 750 milioni di euro all’anno. Il modello prevede tra 6 e 8 ore in meno a parità di stipendio. Secondo il Censis due terzi degli occupati sono a favore.
Paolo Baroni su Stampa

Confindustria. Ci sarà da aspettare fino al 18 aprile per conoscere le linee programmatiche della presidenza Orsini e la composizione della squadra di governo. E stavolta l’attesa non è formale. L’imprenditore modenese ha vinto senza avversari e con un larghissimo punteggio, ma proprio la convergenza di tutti gli schieramenti sul suo nome rende interessante e ricca di spunti la scadenza. Una prova sarà il rinnovo del contratto dei metalmeccanici.
Dario Di Vico su L’Economia del Corriere della Sera

Alta tensione. Società partecipate e grandi gruppi, l’intreccio tra Francia e Italia è presente in molti settori. E va in crisi solo quando lo Stato italiano vuole forzare la mano con un eccesso di interventismo. I casi Stm, Tim e la fuga di Arcelor dall’Ilva riaccendono le polemiche. Funzionano quando è il business a guidare.
Walter Galbiati su Repubblica Affari&Finanza

Eurobond. Li vogliono gli investitori, affamati di “safe asset”. Ne ha bisogno la Ue, per finanziare l’Ucraina e la crescita. Ma finora manca la soluzione: l’Unione non ha risorse proprie e non c’è il principio della responsabilità in solido.
Eugenio Occorsio su Repubblica Affari&Finanza

Sostegno. Simest, che opera con finanziamenti agevolati e investimenti partecipativi, annuncia iniziative per le aziende del made in Italy. L’ad Corradini D’Arienzo: “Consulenze per chi guarda all’Africa, presto terminal nel Sudest asiatico e America Latina”.
Su Repubblica Affari&Finanza

Tim e Starlink. Prove di dialogo tra Starlink, la società delle telecomunicazioni satellitari fondata da Elon Musk, e l’ex monopolista della telefonia tricolore, Telecom Italia. Il Ministro delle imprese e del Made in Italy Adolfo Urso ha convocato tutte le parti, compresa l’Agcom, per un primo incontro domani presso il Mimit. Si tratterebbe di un incontro interlocutorio, ma che ha lo scopo di far posare la polvere e riaprire un dialogo tra Starlink e Tim, le cui comunicazioni si erano interrotte mesi fa.
Su Repubblica

AI. Secondo Accenture nel 2024 le organizzazioni dovranno definire ruoli, responsabilità e classificare le applicazioni per adeguarsi alla normativa Ue sull’intelligenza artificiale. I servizi finanziari chiamati ad adattarsi velocemente. I programmi «ad alto rischio» dovranno rispettare la trasparenza sugli algoritmi e la supervisione umana.
Chiara Galletti su L’Economia del Corriere della Sera

Svolta AI. Alla guida della direzione generale Occupazione dell’Unione arriva Mario Nava. «L’intelligenza artificiale cambia tutto, vanno aggiornate le competenze», dice l’ex presidente Consob che finora ha guidato la Dg Reform: 97 i piani di cui l’Italia ha beneficiato con lo Strumento di sostegno tecnico.
Francesca Basso su L’Economia del Corriere della Sera

Migranti. In Italia, dati di Unioncamere, il 70% degli operai ricercati dalle imprese non si trova. I richiedenti asilo (80mila ogni anno) e i migranti sono una risorsa, ma l’Italia rinuncia a formarli.
Simona Ravizza su Corriere della Sera

Scenari foschi. L’economista della New York University: “L’Italia ha un problema demografico e i migliori vanno via. La Bce taglierà i tassi quattro volte quest’anno, ma non ha più senso il target del 2% per l’inflazione”.
Fabrizio Goria su Stampa

Mercato unico. A 30 anni dall’avvio del progetto, l’area Ue è ancora arretrata rispetto agli Usa. Il Pil pro-capite è cresciuto della metà, i vantaggi restano inespressi. Persone, servizi, capitali le tessere per completare il piano. Risolvere le questioni aperte gioverebbe molto alla crescita europea, con filiere produttive che possono coinvolgere più Paesi.
Andrea Montanino su L’Economia del Corriere della Sera

Trump. Nel giro di pochi giorni, Donald Trump ha “incassato” quasi 10 miliardi di dollari, e poi ne ha subito persi 2. Strano caso del destino, miracolo della finanza creativa, affermazione della sua popolarità politica con altri mezzi, oppure tipico imbroglio di Donald? La risposta giusta richiede un misto di questi fattori, e spiega molto sullo stato del dibattito pubblico americano in vista delle presidenziali.
Paolo Mastrolilli su Repubblica Affari&Finanza

Pechino. Piano d’azione di Xi Jinping per attirare i gruppi stranieri: meno barriere, nessuna restrizione nella manifattura, visti e voli più facili per chi arriva in Cina.
Gianluca Modolo su Repubblica Affari&Finanza

Ex Ilva. L’ultimo incontro tra governo, commissari e sindacati risale ormai a due settimane fa. Nel frattempo, a parte il trasferimento di 150 milioni da Ilva in amministrazione straordinaria ai commissari di Acciaierie d’Italia per la manutenzione degli impianti, ritenuti dai sindacati una «goccia nel mare», nulla è cambiato.
Maristella Massari su Gazzetta del Mezzogiorno

POLITICA & CRONACA DAL MONDO

Bombe teleguidate. Antichi ordigni sovietici riadattati vengono fatti planare a centinaia al giorno sulle città del fronte. È un caso di evoluzione letale della Russia in guerra. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky torna a fare appello agli Usa: «Se il Congresso non aiuterà l’Ucraina, perderemo la guerra».
Daniele Raineri su Repubblica

Armi chimiche. Mosca e Kiev si rinfacciano a vicenda l’uso di ordigni proibiti. Il Cremlino guadagna terreno nel Donbass vicino a Chasiv Yar, Avdiivka, Kherson e a sud di Zaporizhzhia, al prezzo di migliaia di caduti.
Lorenzo Cremonesi su Corriere della Sera

Filorussia. Con l’elezione di Pellegrini a presidente, Vladimir Putin ha due portavoce nell’Unione. Ora il rischio è che smuovano le simpatie di chi vorrebbe una pace alle condizioni russe.
Stefano Stefanini su Stampa

Fronte indifeso. Zelensky al Congresso Usa: “Senza aiuti perderemo la guerra”. Il piano segreto di Trump: cedere Donbass e Crimea a Mosca. Kiev sta finendo i missili per difendersi: “Le bombe guidate ci spazzano via”.
Monica Perosino su Stampa

Zelensky disperato. Il presidente ucraino ribadisce la richiesta di armi agli alleati occidentali. «Stiamo finendo i missili, le bombe di Mosca sono devastanti». L’ambasciatore: la conferenza di pace in Svizzera non ha prospettive.
Antonio Prete su Giorno – Carlino – Nazione

Via da Gaza. L’esercito israeliano riduce il numero di militari presenti nella zona Sud della Striscia di Gaza. Cambia la strategia nel giorno che ricorda il sesto mese dalla strage del 2 ottobre. «Ma la guerra non è finita», precisa il premier Bibi Netanyahu. Yoav Gallant, il ministro della Difesa, ripete che il ritiro è per permettere di preparare l’incursione su Rafah. I vertici militari garantiscono anche di poter gestire il rischio iraniano.
Davide Frattini su Corriere della Sera

Bibi. Un conflitto «in sospeso» che va avanti. Bibi spera di allontanare il voto. II 62% degli israeliani è insoddisfatto di come il premier ha condotto la guerra.
Davide Frattini su Corriere della Sera

Si va a Rafah. Netanyahu ritira le truppe da Gaza Sud. “No al cessate il fuoco senza il rilascio degli ostaggi”. Il richiamo dei soldati sarebbe funzionale all’invasione della città al confine con l’Egitto lo Stato ebraico esclude uno stop dei combattimenti e annuncia una nuova fase del conflitto.
Fabiana Magrì su Stampa

Tajani. C’è una volontà di ottimismo nelle parole di Antonio Tajani, al termine dell’incontro a due con il ministro degli Esteri israeliano Israel Katz: «La liberazione dei rapiti contemporanea alla decisione di non attaccare Rafah è una soluzione che può rappresentare un passo importante verso la pace». Al ministro degli Esteri italiano Katz ha chiesto di sostenere Israele «per garantire che non venga presa alcuna decisione sul cessate il fuoco senza la condizione del rilascio immediato di tutti gli ostaggi». Non c’è alcun passo in avanti, ma la speranza è che nelle prossime ore i segnali lanciati dallo Stato ebraico alla vigilia della fine del Ramadan possano tradursi in uno spiraglio sui negoziati.
Su Stampa

Biden. Mesi di pressioni da parte di Biden, accelerate dopo l’ultima telefonata con Netanyahu in cui aveva minacciato di cambiare politica sulla guerra a Gaza, hanno avuto un impatto sul ritiro parziale delle truppe israeliane dal sud della Striscia, anche se il portavoce della Casa Bianca John Kirby ha commentato di non leggerci un’indicazione certa sulle prossime operazioni. Il presidente Usa ha bisogno che Netanyahu rinunci a Rafah.
Paolo Mastrolilli su Repubblica

Negoziati. Una tregua umanitaria in corrispondenza della festa di Eid el Fitr, domani, che segna la fine del Ramadan: è tutto quello che in tempi brevi ci si può aspettare dai negoziati su una possibile tregua e sul rilascio degli ostaggi israeliani che riprendono fra poche ore al Cairo secondo chi segue la trattativa da vicino. Agli incontri parteciperanno sia la delegazione di Hamas che quella di Israele: quest’ultima sarà rappresentata ai massimi livelli, con i responsabili dello Shin Bet e del Mossad, i servizi segreti interni e esterni del Paese.
Francesca Caferri su Repubblica

Offensiva. Da una settimana una diplomazia parallela fatta di spie e mediatori trasversali sta cercando di definire nell’ombra un perimetro in cui convogliare l’ira dei Guardiani della Rivoluzione, dirottando la rappresaglia di Teheran per l’attacco israeliano di Damasco verso un obiettivo di chiaro valore simbolico ma allo stesso tempo senza un’importanza tale da determinare un’escalation di risposte. Questi canali segretissimi sembrano avere lavorato efficacemente nel 2020, all’indomani dell’uccisione del generale Soleimani, e più recentemente dopo la morte dei tre soldati americani sul confine giordano, ottenendo che la ritorsione fosse spettacolare ma non si trasformasse nell’inizio di una guerra.
Gianluca di Feo su Repubblica

Hamas. Israele dice di aver ucciso 13 mila combattenti, di cui circa 120 tra dirigenti, comandanti e capi di battaglioni. Scompaginati ma non sconfitti del tutto 20 dei 24 battaglioni. Tra i grandi ricercati sono stati eliminati Saleh al Arouri in Libano e forse Marwan Issa, definito il numero tre del movimento (ma non c’è conferma). Degli altri, come Yahya Sinwar, e il capo militare Mohammed Deif non si hanno notizie precise e dunque è probabile che dirigano la resistenza dai bunker nella zona meridionale. Ma Sinwar e Deif guidano ancora la resistenza.
Guido Olimpio su Corriere della Sera

Minaccia iraniana. Per il politologo Ian Bremmer, capo e fondatore del think-tank Eurasia. il rientro in Israele delle divisioni inviate nella Striscia di Gaza può favorire una tregua temporanea, magari per la fine del Ramadan, ma risponde soprattutto a esigenze militari e di politica interna. Ed è un tentativo di ridurre la tensione con l’alleato americano. «Ma la guerra non è finita. Si passa a una fase di strike più mirati: ce ne sono stati anche ieri, con vittime civili. La tensione resta alta. Al livello più elevato dall’attacco di Hamas del 7 ottobre. Anche perché incombe la minaccia della rappresaglia iraniana dopo l’attacco alla loro sede diplomatica di Damasco».
Massimo Gaggi su Corriere della Sera

Mar cinese. Joe Biden metterà in guardia la Cina dalle sue attività sempre più aggressive nel Mar Cinese Meridionale questa settimana, in occasione dei vertici con il Primo Ministro giapponese Fumio Kishida e il Presidente delle Filippine Ferdinand Marcos Jr. Due alti funzionari statunitensi hanno dichiarato che Biden esprimerà seria preoccupazione per la situazione intorno al Second Thomas Shoal, una barriera corallina sommersa nelle Isole Spratly dove l’esercito filippino ha dislocato i marines a bordo di una nave arrugginita chiamata Sierra Madre.
Demetri Sevastopulo su Financial Times

Patto di sicurezza. Il Regno Unito e l’Australia temono che il Giappone non disponga di sistemi di sicurezza in grado di proteggere le informazioni sensibili. Stati Uniti, Regno Unito e Australia a colloquio: Washington spinge per l’adesione del Giappone.
Kana Inagaki su Financial Times

Nuovo approccio. Nel prossimo decennio o più dovremo affrontare una notevole instabilità. In un mondo fratturato, l’incapacità di lavorare insieme ci renderà tutti più poveri e insicuri. Una diplomazia efficace, lo sviluppo e l’impegno internazionale attivo non sono un lusso. È essenziale per la sopravvivenza e la prosperità della nostra nazione.
Tom Fletcher su Financial Times

Tutti pazzi per Glucksmann. Riempie le piazze di tutta la Francia. E per i sondaggi è in netta crescita. Il progressista Raphaël Glucksmann, 44 anni, dal 2019 deputato a Bruxelles, è la sorpresa per le Europee. «Sfido Macron».
Stefano Montefiori su Corriere della Sera

India Asia. La democrazia indiana è in recessione, ma non è fallita. Gli elettori hanno accettato di barattare la libertà politica con il progresso percepito, ma questo accordo è con Modi. Probabilmente durerà solo fino a quando resterà in carica e continuerà a dare risultati sul fronte economico.
Ruchir Sharm su Financial Times

India. In India 968 milioni di elettori si sono registrati per andare alle urne. Ma la più grande democrazia al mondo ha qualche problema.
Cristina Piotti su Domani

Ecuador. II presidente dell’Ecuador Daniel Noboa ha ordinato un blitz della polizia all’ambasciata del Messico dove si era rifugiato l’ex presidente Jorge Glas, che secondo la magistratura di Quito deve ancora scontare sei anni di carcere. La violazione della sede diplomatica è stata condannata da diversi Paesi (tra cui gli Usa). II Messico ha rotto le relazioni diplomatiche.
Sara Gandolfi su Corriere della Sera

POLITICA & CRONACA DALL’ITALIA

Elly cambi il Pd. Giuseppe Conte respinge le accuse di slealtà. «Sostenerlo offende il popolo che ha creato il M5S e che ha fatto del principio della legalità la nostra stella polare». E sul campo largo: «II futuro dipende da Schlein». Poi lancia un monito: «Ora Elly cambi il Pd, o sarà il Pd a cambiare lei». La segretaria del Pd annuncia un nuovo codice per scegliere i candidati. E sul rapporto con il M5S: «Non si va avanti a strappi e ultimatum».
Monica Guerzoni su Corriere della Sera

Via il capolista. Con una nota stringata, Raffaele Gallo, il numero uno del Pd nel parlamentino piemontese, ufficializza la decisione presa su pressione dei vertici dem: il capolista in pectore rinuncia a correre per il terzo mandato in Regione, per via dell’inchiesta che ha travolto il padre Salvatore, già manager Sitaf, indagato per estorsione, peculato e violazione della normativa elettorale nell’inchiesta Echidna sugli interessi della ‘ndrangheta sull’autostrada A32 Torino-Bardonecchia. Al suo posto un esponente di Libera o un magistrato.
Paolo Coccorese su Corriere della Sera

08-04-2024 Centrodestra a Bari lite sul candidato Salvini agli alleati “Lo scegliamo noi”

. Il vicepremier in Puglia prova a imporre alla maggioranza il nome del giovane Romito. In attesa della decisione dei commissari del Viminale. Per FdI il nome giusto è quello del senatore Melchiorre, per FI quello di Sisto.
Davide Carlucci su Repubblica

Codice etico. La necessità di dare un segnale, di dimostrare che sulla lotta al trasformismo, sulla battaglia contro cacicchi e capibastone, vuole fare sul serio. Elly Schlein sa bene che, dopo le inchieste in Puglia e in Piemonte, voti comprati ed elezioni truccate, a tutti sono tornate in mente le sue parole del 12 marzo 2023, giorno della sua proclamazione come segretaria del Pd.
Paolo Varetto su Stampa

Lega al Nord. A ridosso dell’anniversario dei 40 anni del partito va in scena il tentativo di riconciliarsi, ma restano le distanze tra l’anima storica e il nuovo corso. Non è stata ancora confermata la presenza di Bossi ai festeggiamenti.
Francesco Moscatelli su Stampa

Forza Italia. L’idea è presentare un emendamento al ddl Calderoli — il termine scade tra una settimana — in modo da ridurre le storture dell’autonomia leghista. La mossa potrebbe arrivare nei prossimi giorni. Ci ha lavorato il governatore calabrese Roberto Occhiuto, sempre più forte nel partito, assieme alla nutrita pattuglia di parlamentari meridionali di FI.
Tommaso Ciriaco su Repubblica

Calenda. Il leader di Azione e l’ultimo scontro con Renzi-Bonino. «Io, un matto che va contromano? Meglio di certi accordi — dice Calenda — . Candido chi sa l’inglese, altri il genero di Cuffaro».
Tommaso Labate su Corriere della Sera

Scenari europei. Roberta Metsola e Mario Draghi sono possibili concorrenti di Ursula von der Leyen? Quando Silvio Berlusconi morì lo scorso giugno, anche la sopravvivenza del suo partito democristiano Forza Italia sembrava essere a rischio. Lo fondò nel gennaio 1994 come associazione elettorale populista e due mesi dopo guidò il nuovo partito alla vittoria delle elezioni parlamentari. Berlusconi rimase il mecenate e finanziatore del suo partito fino alla sua morte, avvenuta all’età di 86 anni. Uno dei primi compagni di Berlusconi e più fedele nel corso dei decenni è Antonio Tajani, vice primo ministro e ministro degli Esteri nel gabinetto di centrodestra di Giorgia Meloni dall’ottobre 2022. Tajani ha svolto gran parte della sua carriera politica a Bruxelles: dal 1994 come deputato e come presidente del Parlamento Europeo, dal 2008 al 2014 nella Commissione Ue come commissario ai Trasporti e all’Industria. Dal 2002 Tajani è uno dei vicepresidenti del Partito popolare europeo (PPE), la famiglia dei partiti cristiano-democratici europei. Tajani era il successore “nato” di Berlusconi alla guida di Forza Italia. Ma ora che ha 70 anni, è solo una soluzione temporanea. Tuttavia può trarre conclusioni positive sul suo breve mandato come leader del partito.
Matthias Rüb su Frankfurter Allgemeine

Par condicio. Dal “lodo Fazzolari-Filini” al “lodo Gasparri” sulla par condicio. A 24 ore dal voto in commissione di Vigilanza su come dovrà funzionare l’informazione pubblica nella campagna elettorale per le europee, FI si smarca. A depositare il pacchetto di modifiche al regolamento è stato Francesco Filini, il deputato di maggiore fiducia del sottosegretario Giovanbattista Fazzolari, a cui Giorgia Meloni ha affidato la comunicazione di Palazzo Chigi e del partito.
Giovanna Casadio su Repubblica

Par condicio. Tra le violazioni c’è quella di trasmettere su Rainews i comizi in diretta, fuori dall’informazione dei Tg. E ciò favorisce la maggioranza, afferma l’ex presidente Agcom.
Liana Milella su Repubblica

COMMENTI E CONTRIBUTI

Segreto. La Gran Bretagna può continuare a vendere armi a Israele in modo legale nonostante il numero di morti a Gaza, ha insistito il vice primo ministro, mentre cresce la pressione sul governo affinché pubblichi il suo parere legale sulla guerra. Oliver Dowden ha confermato che il governo continuerà a consentire la vendita di armi a Israele dopo l’uccisione di sette operatori umanitari, tra cui tre britannici, in un attacco di droni la scorsa settimana. Tuttavia, ha affermato che “non è appropriato” pubblicare la consulenza legale del governo sulla violazione del diritto internazionale a Gaza.
George Grylls su Times

Due anime. Gli Stati Uniti d’America sono Repubblica e impero. Non possono scegliere fra l’una e l’altro. Ma Washington rischia di perdere entrambi. Perché la Repubblica non regge più l’impero e l’impero corrode la Repubblica. Pessima notizia per noi, accampati sotto l’ombrellone a stelle e strisce che non fa più ombra. Esperienza storica insegna che quando il protettore boccheggia perde il contegno e si aggrappa a chiunque possa aiutarlo. Prepariamoci: da aiutati diventeremo aiutanti. Non è scritto che sia solo un problema.
Lucio Caracciolo su Repubblica

Formazione. Il numero di chi non studia, non sta facendo stage e non lavora è in calo: 2,1 milioni, circa un milione in meno rispetto al massimo toccato nel 2018. E non è solo merito dell’inverno demografico: il tasso di ragazzi italiani tra i 15 e i 29 anni classificabili come Neet è sceso dal 23% del 2021 al 16% del 2023. Un dato incoraggiante, che però non deve lasciarci seduti sugli allori. L’andamento positivo dell’economia ha premiato soprattutto i cinquantenni e nel prossimo futuro le ultime generazioni rischiano di pagare care eventuali nuove restrizioni della domanda. Si fa sempre poca formazione e la discussione sui tirocini è ferma. Eppure dare opportunità a chi viene dopo di noi dovrebbe essere una priorità assoluta.
Ferruccio de Bortoli su L’Economia del Corriere della Sera

Confindustria. Nel nuovo mandato servirà stimolare le imprese, unica risorsa nazionale che può spingere la crescita del Pil verso il necessario 2%. Lo sviluppo è frenato da spesa pubblica improduttiva, pochi investimenti e troppa evasione.
Bruno Villois su Giornale

Estraneità elettive. L’ondata di fango pugliese ha sbattuto il Pd sull’ultima spiaggia di Elly Schlein, dove si può arenare la sua strategia: se non sai come rifare il Pd dalla base, non serve a niente «occupy il Pd» dalla testa, colonizzandolo con candidature e dirigenti esterni o estranei. In fin dei conti anche Emiliano lo era, quando cominciò il suo Ventennio al potere.
Antonio Polito su Corriere della Sera

Bombole e voti. Quanto vale un voto? «Una bombola del gas» per la massaia di Grumo Appula che però offriva in cambio tutti gli amici del figlio «da far votare» e il rampollo in persona come «rappresentante di lista». Fino a 50 euro, «quattro di noi in famiglia e facciamo magari duecento», per il pensionato di Triggiano che assoggettava i suoi cari alla «formula di controllo», la combinazione preordinata sulla scheda tra nomi, cognomi e simboli.
Goffredo Buccini su Corriere della Sera

Cacicchi. Nel Pd romano la guerra per bande ha perso da anni qualsiasi aggancio con la provenienza da culture politiche diverse. Gli stessi cacicchi sono stati tutto e il suo contrario, renziani e antirenziani, bersaniani e antibersaniani, e i loro avversari nazionali, in fondo, pure. Quando Massimo D’Alema decise di andare via dal Pd in polemica con Renzi, offrì la leadership del partito nato dalla scissione al cacicco Emiliano. Il quale prima accettò, poi nottetempo ci ripensò: meglio ras locale in un partito grande che capo nazionale di un partitino.
Stefano Cappellini su Repubblica

Diversità. Le vicende giudiziarie di Bari e Torino stanno seminando il panico a sinistra. Rinunciando alle primarie il M5s fa pensare che il nodo sia politico più che etico.
Massimiliano Panarari su Stampa

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