Webuild: Il Made in Italy delle infrastrutture nel mondo

di Carlo Longo

Roma – Un grande attore si consolida sul mercato globale delle infrastrutture. È Webuild, il gruppo già conosciuto nel mondo come Salini Impregilo, che cambia nome proprio mentre è al centro di un processo di consolidamento industriale che lo trasformerà in uno dei primi player in Europa. Nel mezzo della crisi globale del Coronavirus, che in molti paesi ha imposto la chiusura dei cantieri, l’Italia ha dato un segnale di rilancio del settore con il completamento del nuovo ponte di Genova, costruito in pochi mesi proprio dal gruppo Webuild, e con l’avvio dei lavori su infrastrutture strategiche per il Mezzogiorno, infrastrutture che rientrano nella rete TEN-T dei corridoi intermodali voluti dall’Unione Europea.

Alta velocità ferroviaria e nuove autostrade, sono solo alcuni dei progetti tuttora in corso nel Sud dell’Italia che hanno come protagonista proprio Webuild. In questa fase di incertezza sui mercati mondiali, la nascita del nuovo gruppo è considerata da molti una delle operazioni finanziarie e industriali più significative nel panorama continentale. Un’operazione di sistema dove il nuovo brand – come si legge in una nota – è stato approvato dall’Assemblea degli Azionisti con l’obiettivo di dar vita a «un gruppo pronto a dare il suo contributo per riattivare l’economia italiana, nell’ambito di un piano di investimenti in infrastrutture in grado di creare da subito migliaia di posti di lavoro», e competere in modo più mirato sui mercati globali come pure player per le grandi infrastrutture complesse.

Dall’Ocse all’IMF, le istituzioni mondiali hanno confermato in questi giorni l’importanza strategica degli investimenti nelle infrastrutture per assicurare una ripresa economica dopo la crisi, attivando una leva tradizionalmente anti-ciclica. L’Italia, con un calo del Pil 2020 del 9,1% (previsione IMF), è uno dei paesi che più di altri ha bisogno di questo slancio. Dal 2009 al 2017 gli investimenti nelle infrastrutture sono passati da 29 a 16 miliardi di euro, e il settore ha perso oltre 600.000 posti di lavoro.

Il gruppo Webuild nasce con l’intento di contribuire alla ripresa del settore in Italia, rilanciando le grandi opere nel paese, oltre a competere su alcuni dei progetti più grandi e più sfidanti a livello globale, dove il Gruppo realizza oltre il 90% del fatturato. È questa la linea strategica tracciata dal CEO del gruppo, Pietro Salini, che in questi anni ha impostato il percorso di crescita e consolidamento su un progressivo ampliamento dimensionale con acquisizione di competenze sempre piu verticali; un focus sempre piu spinto su progetti globali di grandi infrastrutture complesse e su settori con elevati obiettivi di sostenibilità (mobilità sostenibile, clean hydro energy, clean water, green building); investimenti in innovazione e ricerca dei giovani talenti. Efficienza, elevati livelli di produttività, rispetto dei tempi previsti per la realizzazione dei progetti e consegna di prodotti che soddisfino le richieste dei clienti nei diversi paesi e dalle diverse culture, ma soprattutto ricerca costante della qualità: questi i principi sui quali Pietro Salini ha strutturato la crescita del gruppo.

«In questa congiuntura internazionale così critica – dichiara Pietro Salini – i gruppi come il nostro che realizzano grandi opere devono affrontare con energia il cambiamento necessario e farsi trovare pronti uno scenario per molti versi completamente diverso. Come accaduto al termine della Seconda Guerra Mondiale, le nostre economie hanno urgente bisogno di un piano strategico condiviso e risorse finanziarie da investire in un grande progetto collettivo di rilancio che passi attraverso la costruzione di infrastrutture, capaci di migliorare la vita delle persone e di far ripartire il lavoro. Dobbiamo farci trovare pronti, realizzando opere belle, utili, progetti pensati per le persone da portare a termine nel minor tempo possibile».

E così, mentre in Italia il gruppo sta portando a termine il nuovo ponte di Genova, la metropolitana di Milano, l’alta velocità e alcune reti autostradali nel Sud, nel resto del mondo è impegnato su progetti strategici per lo sviluppo dei territori in cui insistono, con un focus speciale negli Stati Uniti, dove il Gruppo nel 2016 ha acquisito la Lane Construction, per potenziare la presenza nel mercato. Tra i progetti in corso, il nuovo Gerald Desmond Bridge Replacement Project negli Usa che collegherà il porto di Long Beach con la terraferma in California; l’alta velocità ferroviaria in Texas; il più grande impianto idroelettrico nella storia dell’Australia, Snowy 2.0; la nuova metropolitana di Parigi, di Doha e di Riyadh; lo stadio di Al Bayt, uno degli stadi del Qatar dove si disputeranno i Mondiali di Calcio del 2022.

Sono queste alcune delle opere di un gruppo presente in 50 paesi con una storia alle spalle di oltre 110 anni. Questo gruppo, che nasce dalla fusione di diversi soggetti, si pone come primo obiettivo la crescita dimensionale per affrontare con maggiore competitività la sfida sui mercati internazionali e il superamento della frammentazione del mercato italiano, un risultato ottenuto grazie anche all’ingresso nel capitale azionario di Cassa Depositi e Prestiti e di un pool di banche. L’unione di Salini Impregilo/Webuild e di Astaldi diventa quindi il punto di partenza per un’aggregazione ancora più ampia, alla quale sono invitate le principali aziende italiane del settore e che porterà il gruppo a diventare uno dei primi gruppi di infrastrutture in Europa.

Un progetto nato dall’idea di Pietro Salini, CEO del gruppo Webuild, che – nel corso degli ultimi anni – ha guidato uno dei più significativi processi di consolidamento industriale trasformando un’azienda di famiglia, la Salini, in un colosso mondiale. Primo obiettivo di questo gruppo, che arriverà a impiegare 70.000 persone (130.000 se si considera anche l’indotto), sarà valorizzare il know-how di imprese italiane di eccellenza per aggredire in modo piu mirato il mercato globale per i grandi progetti infrastrutturali.

Il principio che ispira questa nuova realtà è quello del made in Italy, un made in Italy diverso dalla sua espressione tradizionale legata alla moda e all’artigianalità, ma ispirato a principi industriali con una forte propensione all’innovazione e alle nuove tecnologie. Un made in Italy che mantiene la sua passione per il bello e per il ben fatto, come nel caso del nuovo ponte di Genova, progettato dall’architetto Renzo Piano, ma che a questo aggiunge la capacità organizzativa e manageriale e l’efficienza del project management complesso dei più grandi player del settore.

Una volta superata l’emergenza sanitaria, la crisi economica nata dal Coronavirus obbliga tutti i paesi del mondo ad affrontare un momento storico unico. Il momento di ricostruire. In questo contesto Webuild non è solo la sfida di un’impresa, ma la scommessa di un paese intero convinto che proprio sulle infrastrutture si giochi un pezzo del proprio futuro.

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