Eritrea: D’Urso (Fdi) interroga il Governo su chiusura scuola italiana ad Asmara

di Giulio Talarico

La chiusura della scuola italiana ad Asmara rischia di interrompere un percorso di vicinanza al Paese e al Corno d’Africa per il quale, nonostante la disattenzione in tal senso da parte del Governo, alcune istituzioni e imprese italiane si sono spese e si spendono quotidianamente contando solo sulle loro forze”. È quanto sostiene il senatore Adolfo Urso (Fdi) che, in una interrogazione al presidente del Consiglio Conte e al ministro degli esteri Di Maio, chiede di sapere “quali iniziative il Governo intenda attivare per avviare immediatamente un Tavolo di confronto che possa portare alla riapertura della Scuola e al ripristino dei rapporti di collaborazione tra Italia ed Eritrea, oltre che a porre rimedio ad un’incresciosa situazione di tensione nei rapporti con il Paese che rischia di pregiudicare il ruolo dell’Italia nel Corno d’Africa e quindi i nostri interessi nazionali”.
“L’Istituto italiano statale omnicomprensivo di Asmara in Eritrea, fondato nel 1903, è l’istituzione scolastica statale italiana più grande al mondo e negli anni ha rappresentato un elemento di collaborazione qualificante tra Italia ed Eritrea, in virtù di un accordo bilaterale siglato nel 2012”, ricorda il senatore nella premessa. L’Istituto italiano “ha formato negli anni generazioni di giovani eritrei e ha rappresentato un presidio stabile di formazione; nonostante l’importanza a tutti nota di questo presidio scolastico in un’area particolarmente importante per i nostri interessi nazionali, il Governo non è riuscito ad evitare la definitiva chiusura della scuola di recente disposta”.
“Secondo quanto riferito dal sottosegretario di Stato Merlo in 3ª Commissione permanente (Affari esteri, emigrazione) del Senato a marzo 2020 – riporta Urso – “di fronte all’emergenza Covid, alle ordinanze locali contro gli assembramenti, e al fatto che diversi docenti si trovavano temporaneamente fuori dal Paese o erano stati posti in quarantena dalle autorità eritree, l’Ambasciatore italiano ad Asmara aveva semplicemente disposto l’interruzione delle attività in presenza, con prosecuzione della didattica con altri mezzi”; in realtà, la chiusura disposta, pur necessaria a causa dell’emergenza da COVID-19, ha tuttavia generato una serie di “incomprensioni”, probabilmente dovute al fatto che avrebbe dovuto essere portata a conoscenza e condivisa con le Autorità eritree con la delicatezza che una decisione simile avrebbe meritato, anche in ossequio ad un rapporto storico tra Italia ed Eritrea”.
“Al di là delle modalità con le quali la nostra Ambasciata ha ritenuto di voler comunicare la chiusura della scuola”, annota il senatore di Fratelli d’Italia, “è evidente che occorre immediatamente attivare iniziative diplomatiche serie e convinte per il ripristino dell’importante relazione bilaterale; l’Eritrea, infatti, oltre al legame storico con l’Italia, rappresenta, oggi più che mai, dopo la fine delle tensioni con l’Etiopia e la pace nell’area, un interlocutore privilegiato nel Corno d’Africa; la chiusura della scuola rischia, invece, di interrompere un percorso di vicinanza al Paese e al Corno d’Africa per il quale, nonostante la disattenzione in tal senso da parte del Governo, alcune istituzioni e imprese italiane si sono spese e si spendono quotidianamente contando solo sulle loro forze”.
“Il Corno d’Africa e l’Africa tutta più in generale, sono Paesi target della programmazione europea che ha destinato ingenti risorse proprio nell’ottica di consolidare le relazioni diplomatiche e commerciali”, rimarca Urso, secondo cui “è anche utile evidenziare come la questione relativa alla gestione amministrativa della scuola di Asmara sia già stata oggetto di un precedente atto di sindacato ispettivo, d’iniziativa della senatrice Isabella Rauti (4-03918, pubblicato il 29 luglio 2020, nella seduta n. 246), rivolto al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, rimasto però senza risposta”.
Per questo, il senatore chiede di sapere “quali iniziative il Governo intenda attivare per avviare immediatamente un Tavolo di confronto che possa portare alla riapertura della Scuola e al ripristino dei rapporti di collaborazione tra Italia ed Eritrea, oltre che a porre rimedio ad un’incresciosa situazione di tensione nei rapporti con il Paese che rischia di pregiudicare il ruolo dell’Italia nel Corno d’Africa e quindi i nostri interessi nazionali”.


Eritrea: la scuola italiana chiusa è la fine di una storia centenaria

di Guido Talarico

La scuola italiana di Asmara, la più grande delle poche scuole che Roma ha all’estero e la più antica avendo cominciato ad operare nel 1903, sembra definitivamente destinata alla sparizione. Un vero peccato. Ho visitato quegli istituti e saperli serrati serra anche il cuore. Le polemiche tra il Governo italiano e quello eritreo in merito all’Istituto Italiano Statale Omnicomprensivo di Asmara ad oggi sembra infatti portino ad una via senza uscita che è appunto la chiusura definitiva della scuola, almeno nella gestione a guida pubblica italiana avuta fin qui. I motivi della crisi che portano a questo triste epilogo in realtà hanno radici antiche e sono figlie di una serie di incomprensioni, anche se la chiusura dell’istituto avviene in concomitanza delle misure anti-covid. Gli eritrei infatti revocano definitivamente la licenza quando sono costretti a constatare che gli italiani non rispettano minimamente leggi e forme locali, ma fanno di testa loro, chiudendo la scuola in anticipo e senza concordarne le modalità con il Ministero competente. Modalità che vengono percepite come l’ennesimo sgarbo italiano.

Questa è la scintilla che ha portato alla drastica chiusura. In realtà le motivazioni della frattura sono più profonde. La principale, manco a dirlo, sta nel taglio alle scuole dei fondi pubblici: la riforma dell’Istruzione del 2017 e 2018 ha infatti ridotto drasticamente il contributo finanziario agli istituti di formazione all’estero il che ha avuto molte conseguenze tra le quali l’impossibilità di integrare il corpo docente e il conseguente ricorso a molte sostituzioni con docenti non di madre lingua italiana.

Insomma, è una crisi partita da lontano, che ha per costante la diminuzione dei fondi, ma che negli ultimi anni è stata acuita anche da un dialogo certamente non proficuo con la nostra Ambasciata. Una freddezza di relazioni che ha generato diffidenza e che nel giro di poco ha deteriorato i rapporti bilaterali tra Eritrea ed Italia e quindi portato anche alla chiusura della scuola.

Un episodio che in qualche modo ha pure diviso gli animi alla Farnesina, tra chi ritiene che nonostante i tagli occorrerebbe fare sforzi ulteriori per mantenere buone relazioni con paesi come l’Eritrea, che con l’Italia vanta un’antica e solida relazione e che negli ultimi anni ha assunto un ruolo centrale nello scacchiere dell’Africa Orientale e chi invece questa opportunità non la vede e ha colto l’occasione dei tagli e dello scontro sulle procedure anti-Covid per favorire uno strappo che ora appare definitivo.

E dire che il Premier italiano, Giuseppe Conte, è stato tra i primi leader occidentali ad andare ad Asmara a complimentarsi con il Presidente Isaias Afewerki per la raggiunta pace con l’Etiopia e a promettere impegno per un miglioramento delle relazioni tra i due paesi. Una buona viaggio, quello di Conte, apprezzato dagli eritrei ma che però poi non ha portato a quei passi ulteriori che invece erano attesi per sbloccare la crisi e riaprire la scuola italiana. Ora, al di là della questione delle responsabilità, rimane il fatto che l’Italia continua a perdere posizioni in molti punti chiave del globo, come la Libia, l’Arabia Saudita o l’Egitto, tanto per fare tre esempi, anziché conquistarle. Una tendenza preoccupante della quale il Ministro degli Esteri, Luigi di Maio, pare volersi occupare e anzi sembra aver messo tra le sue priorità.

Non a caso uno dei big della Farnesina, ed è giusto per fare un esempio, l’ex direttore generale per la promozione del Sistema Paese, Vincenzo de Luca, è stato nominato ambasciatore in India proprio per recuperare una situazione che gli anni si era deteriorata sia per un presunto scandalo relativo alla fornitura con corruzione di 12 elicotteri di Agusta Westland, società del gruppo Leonardo, sia per la lunga e penosa coda giudiziaria relativa all’arresto per omicidio dei due Marò italiani. Insomma, la Farnesina sa che gli ambasciatori servono a costruire ponti e non a distruggerli e sa che quando le situazioni si fanno complicate deve spendere i suoi uomini migliori.

La chiusura della scuola italiana di Asmara è un dramma per una generazione fatta da 1500 giovani eritrei che da un giorno all’altro si trovano a dover cambiare scuola e lingua principale, ma è anche il segno di una politica estera italiana che deve trovare il modo di riprendere a tessere la sua tela, soprattutto in paesi amici come l’Eritrea. La nostra tela principale è sempre stata la cultura, l’insegnamento, la politica del fare. Bisogna ripartire da qui, per una scuola che chiude per problemi risolvibili, bisogna avere la capacità di implementare una politica estera che faccia del dialogo, dell’interscambio, dell’inclusività, dello sviluppo economico le sue armi migliori. Per una scuola che chiude bisogna pensare a come riaprirla insieme ad altre cento.

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