I 100 anni del PCI (II): l’arrivo a Roma e il fascino immaginifico di Walter Veltroni

I 100 anni del Pci in un racconto intimo di chi ha vissuto quella storia per lunghi anni dall’Interno (Seconda parte)

di Francesco Riccio

Cercai di giustificare il mio trasferimento alla compagna di allora inanellando consapevoli bugie, del tipo a Roma sto qualche giorno a settimana, è un periodo transitorio, non mi staccherò da Bologna e via mentendo. Del resto Neri era stato come al solito perentorio. Se il Partito ti chiama non ci sono impedimenti da addurre. Più o meno. Allora era così Prima il Partito. Tutto il resto, il personale, zavorra a rimorchio. Col consueto fascino immaginifico Walter mi prospetto’ infiniti mondi possibili.
Qui avrai più tempo per fare i due esami che ti mancano per la laurea. Non è come in Federazione, la sera sei libero, incontri un bel mondo. E via blandendo. Del resto non potevo dire no anche a Vittorio Campione. Mi aveva proposto come successore e voleva cambiare incarico. Era un amico.
Il tempo di finire il colloquio, salutare i compagni della Vigilanza e già in treno verso il Trentino, destinazione Moena festa Neve.
Le Feste in montagna furono una felice intuizione di Remo Vellani, modenese come Neri, giunto a Roma dopo la Festa Nazionale del ’77 a Modena. Quella del discorso di Berlinguer sugli “untorelli” che di lì a qualche giorno avrebbero invaso Bologna per partecipare, nientemeno, al convegno sulla repressione. Furono respinti.
Campione aveva accresciuto e valorizzato la Festa Nazionale sulla Neve. Vacanze in bassa stagione a prezzi modici : dibattiti, musica, stand gastronomici con ottima cucina, innaffiata in Trentino da un Teroldego rotaliano di Mezzolombardo, patria della Fioretta. Ed incassi sempre crescenti. Lo dico a proposito delle leggende metropolitane sui nostri finanziamenti. Per la neve non ero attrezzato, conoscevo solo il mare. Mi presentai con scarpina e loden. Però con cappello e sciarpa.
Sembravo Totò a Milano. Negli anni coinvolsi nell’organizzazione del circuito delle Feste Nazionali i miei referenti bolognesi. Mirko Aldrovandi e Janna Carioli, la..canzoniera delle Lame. Massima esperta di musica, che per la Festa Nazionale di quel settembre, a Bologna, s’era inventa un programma di concerti che Amedeus se lo sogna. Era l’Emilia bellezza.
Costante, in quelle Feste , era la presenza di Michele Serra. Un giorno si mise in testa di farmi prendere lo skilift. Lascio alla vostra immaginazione il racconto del tragico evento. Io che soffro di vertigini, ed a stento approccio un balcone al secondo piano. Con il cappotto ( sic) impicciato in quel ridicolo sediolino. E lui a ridere come un matto. Urlai la mia paura. Non si poteva interrompere quella stupida catena di sci dondolanti nel vuoto
Chiusi gli occhi. Eppur bisogna andare. In cima sfogai rabbia e paura con una scirubetta caldissima chiamata vin brulé. Me la paghi Serra! Ma Michele portava con sé alla Festa l’Olimpo della risata. Gino e Michele, Diego Abateantuono, Stefano Benni. Ingaggiati a-gratis da Janna. Cena, dibattito, musica sotto la tenda con il mitico Vittorio Bonetti. Un juxebox vivente, scoperto dalla Lella Magli e portato alla Festa Nazionale di Bologna. Da allora presenza costante ed inamovibile alle Feste nazionali di ogni tipo. Come l’Inno e le bandiere. Anche alla irriverente Festa di Cuore, tra le zanzare del reggiano.
Non paghi dei cori con Bonetti ci ritrovavamo in albergo con i suddetti, in una continua gara di non-sense. Peccato non avere una registrazione. Una sera non riuscivo più a stargli dietro, giunto il mio turno, e dopo rapido malcelato imbarazzo, recitai ” gallinella zoppa zoppa quante penne tieni n’coppa io ne tengo ventiquattro…e ancora mi vergogno a proseguire. Sguardo attonito dei presenti ed immediata eliminazione della mitica grappa self made di Neri, da molti di loro, e non a torto, considerata causa della mia etilica debacle. Bianchissima, fortissima, buonissima. E si, ci divertivamo. Perché il PCI non era quel Partito antipatico e supponente descritto, da Luca Ricolfi. Che poi detto da lui, o da quelli come lui, è come se la varicella giudicasse la rosolia.
Rella, Chiocchetti in Trentino, Carnini a Bormio,” compagni Montanari” che facevano di tutto per rendere quella Festa Vacanza un appuntamento ambito, anche dai compagni dell’apparato che di anno in anno si aggiungevano, quasi un premio, al gruppo delle Feste capitanato da Neri, La Balestra, Fioretta, Aldrovandi, Janna Carioli. Continue gite per le Dolomiti, le baite di S.Pellegrino, il lago di Carezza, Andalo, Madonna di Campiglio, Fai della Paganella e tanti bellissimi altri posti.
A raccontare per l’Unità la Festa di solito veniva Stefano Bocconetti. Anche Tony Jop.
Chi li conosce può immaginare lo spasso.
Naturalmente viva era la polemica con l’Unità che non dava, a giudizio degli organizzatori, adeguato spazio ai volontari, in particolare.
E io a mediare. Poi quando divenne direttore Veltroni pretese, giustamente, che un giornalista de l’Unità fosse presente a condurre i dibattiti con un giornalista di altra testata.
Io chiesi più pezzi. E li ottenni. Poi se c’era da trasmettere il pathos dei militanti, c’era il grande e compianto Eugenio Manca. Nessuno meglio di lui sapeva raccontare il clima di festosa , consapevole ed orgogliosa partecipazione dei militanti. E l’incredulità degli altri.

Il 21 gennaio di solito si festeggiava alla Festa.
Una giornata particolare nel 1991. A Bormio.
Carnini l’ha raccontata ieri in un post. C’era o non c’era più il PCI? Dovevamo festeggiare il 70 anni? E allora per sua iniziativa invece di Bandiera Rossa saluto’ il comizio finale con La storia siamo noi di De Gregori. Un precursore, Carnini. Con il disappunto di Francesco Neri.
Di quelle Feste era ospite fisso Giampaolo Pansa. Ho una bellissima foto con il pugno chiuso in piazza a Trento. La Sua compagna Adele Grisendi era un donna speciale.
Reggiana e sindacalista. Giampaolo fu poi protagonista di un clamoroso episodio durante la Festa Nazionale di Reggio Emilia. In seguito cambiò opinione. Ma è rimasto sempre nel nostro cuore. Stima ed affetto sincero non sono mai venuti meno, anche nei momenti di aspra polemica. Ma del caso Reggio ne parlerò in seguito.
Fine seconda puntata.

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