La Biennale di Venezia è di quegli artisti che sanno anticipare i tempi

Il padiglione Russo chiuso emblema dei drammi che stiamo vivendo e che opere come quelle di Tosatti e Kiefer anticipano

di Guido Talarico

Preferisco sempre l’autunno per visitare la Biennale di Venezia ed è perché le ottobrate sanno essere generose come quelle di Roma. Accade così che in un lungo fine settimana dal sole inatteso, girando tra i padiglioni e gli eventi collaterali, mi sono trovato a constatare ancora una volta quanto il talento degli artisti migliori sia in grado di anticipare gli eventi o di coglierne, prima di altri, il significato meno evidente.

Le mie conclusioni su questa Biennale è che molti degli artisti presenti si siano fatti interpreti di quella cupezza che le guerre e le crisi di questi mesi impongono all’umanità. Dal dominus del Padiglione Italia, Gian Maria Tosatti, fino al re degli eventi collaterali, Anselm Kiefer a Palazzo Ducale, mi è parso che molti dei lavori che ho visto abbiamo inteso sottolineare la drammaticità e la cupezza dei tempi che viviamo.

 

Naturalmente va ricordato che gli artisti hanno lavorato e prodotto per Venezia molto prima che scoppiasse la guerra in Ucraina o che Coreani e Americani giocassero a ping pong con i loro missili usando il Giappone come retina. Hanno lavorato molto prima, ma la loro sensibilità li ha portati a dare sostanza ad un sentimento di paura e smarrimento che prima non c’era e ora è molto diffuso.

E’ la loro forza, la dote di preveggenza che spesso li rende unici. Tosatti, con quella sua delicatezza onirica che ci riporta ad una industria e ad un mondo del lavoro che non c’è più, raffigura bene quella crisi economica da pandemia e soprattutto da crisi energetica, che manda verso la recessione tante economie europee e fa soffrire milioni di persone.

 

La forza del lavoro di Kiefer è già nel titolo, preso a prestito da un lavoro del filosofo veneziano Andrea Emo: “Questi scritti, quando verranno bruciati, daranno finalmente un po’ di luce”. C’è bisogno del fuoco per trovare la luce? C’è sempre bisogno di una guerra per poi arrivare ad una pace? Interrogativi che rimangono sospesi. Il lavoro di Kiefer, che in un palazzo magnifico e storico qual è il Ducale risalta in tutta la sua carica estrema, è allo stesso tempo un’analisi e un monito che mettono in stretta relazione la capacità di creare scritti magnifici, latori di pensieri supremi, e la possibilità di distruggerli con un esile fiammifero.

La banalità distruttrice del male che alla fine sembra avere la possibilità di prendere il sopravvento sui destini dell’umanità. La stessa banalità che può portare un Putin nell’angolo ad usare la distruzione atomica per mancanza di alternative. C’è allarme e c’è ansia in questa Biennale 2022. Si, io almeno l’ho letta così. C’è tra gli artisti asiatici e tra quelli africani. Ma alla fine, va detto, c’è anche pace e spinte alla speranza. Nell’opera del serbo Vladimir Nikolic, un mare immenso in placido fermento, c’è fiducia in quell’immensità blue che poi è il liquido amniotico dal quale tutti noi discendiamo. E’ un video digitale dove l’acqua, elemento naturale per eccellenza, assume il ruolo di divisorio tra salvezza e perdizione. Nikolic è come se ci volesse indicare il mare come un confine tra destini opposti.

 

Riusciremo a prenderne la parte salvifica? Starà a noi. Il destino, come è sempre stato, alla fine rimane nelle nostre mani. Per questo fa male vedere il Padiglione Russo, chiuso e sprangato. Quando tace la cultura, quando si bruciano i libri e si chiudono i padiglioni, tutto può accadere. Un pensiero che da solo fa vedere in una chiave deprimente e desolante le fabbriche dismesse di Tosatti o le scale e i vestiti senza speranza di Kiefer. Per fortuna c’è il sole e c’è Venezia, lo spirito salvifico della bellezza e dell’arte. Uno spirito che riporta alla memoria l’immenso Lucio Fontana: “io buco; passa l’infinito di lì, passa la luce, non c’è bisogno di dipingere […] invece tutti hanno pensato che io volessi distruggere: ma non è vero io ho costruito, non distrutto”.

 

(Asociated Medias)