Dopo gli Usa, anche la Francia comincia dunque a prendere le distanze dal premier israeliano Netanyahu ed anche l’Italia si è impegnata per la prima volta, con una mozione votata 12 febbraio in Parlamento, a chiedere un cessate il fuoco a Gaza seguendo la linea intrapresa dalla comunità internazionale
di Carlo Longo

Macron, fermamente contrario un’eventuale offensiva israeliana a Rafah, ha avvertito le possibili conseguenze disastrose di tale scenario, tra le quali una catastrofe umanitaria di dimensioni inaudite e uno spostamento forzato delle popolazioni che potrebbe violare il diritto umanitario internazionale, innescando un rischio di escalation regionale.
Il presidente francese ha invitato Netanyahu a garantire l’apertura di “tutti i valichi” e a istituire un canale terrestre diretto dalla Giordania per facilitare l’accesso agli aiuti umanitari alla popolazione di Gaza. Macron ha definito “ingiustificabile” qualsiasi negazione di accesso a tali aiuti.
Pur sottolineando la posizione della Francia a sostegno della sicurezza d’Israele e sollecitando la liberazione degli ostaggi detenuti da Hamas, Macron ha ribadito l’urgenza di raggiungere un accordo per un cessate il fuoco nella Striscia di Gaza.
Dopo gli Usa, anche la Francia comincia dunque a prendere le distanze dal premier israeliano Netanyahu ed anche l’Italia si è impegnata per la prima volta, con una mozione votata 12 febbraio in Parlamento, a chiedere un cessate il fuoco a Gaza seguendo la linea intrapresa dalla comunità internazionale.
(Associated Medias)- Tutti i diritti sono riservati