Nomine Rai, approvati i direttori delle testate giornalistiche valorizzando le risorse interne

di Emilia Morelli

Approvate le nomine  per la direzione delle testate giornalistiche dal consiglio di amministrazione della Rai sulla base delle proposte dell’amministratore delegato, Carlo Fuortes. L’approvazione non è avvenuta all’unanimità in quanto il consigliere designato dai pentastellati, Alessandro Di Majo, si è espresso con voto sfavorevole ad ogni candidatura ed il componente del consiglio eletto dai dipendenti, Riccardo Laganà, si è astenuto in relazione ad alcune nomine. A maggioranza sono stati, quindi, eletti: Monica Maggioni alla direzione del Tg1, Gennaro Sangiuliano al Tg2, Simona Sala al Tg3, Andrea Vianello al Gr Radio e a Radio1, Paolo Petrecca a RaiNews24, Alessandra De Stefano a RaiSport, Mario Orfeo alla direzione approfondimenti, Alessandro Casarin alla Tgr e Antonio Preziosi a RaiParlamento . Il consiglio di amministrazione ha commentato le nomine affermando che sono state valorizzate le “risorse interne all’azienda” e che “per la prima volta” la direzione del Tg1 “è affidata a una donna”.

La nuova squadra designata per le testate giornalistiche è finita nel mirino di accese polemica. Anzitutto i due consigli di redazione del Tg3 e di RaiNews24  e il sindacato Usigrai hanno contestato il fatto che il parere difforme del consigliere designato dal M5s non sia stato tenuto per nulla tenuto in considerazione e lamentando che il metodo di elezione è fallimentare. In particolare in una nota il comitato di redazione del Tg3 ha fatto sapere che  “assiste alle nuove nomine con senso critico nei confronti non dei nomi, ma del metodo utilizzato dall’azienda”  aggiungendo l’auspicio che i nuovi rappresentanti delle redazioni “possano portare avanti un progetto editoriale con la necessaria stabilità. Una stabilità che al Tg3 manca da troppo tempo. Dal 2016 il Tg3 ha cambiato cinque direttori e nessuno degli ultimi tre ha potuto concludere il proprio mandato. Il nostro auspicio è che la direttrice Simona Sala possa avere il tempo necessario per rafforzare la missione del Tg3 all’interno dell’offerta informativa del servizio pubblico”.

A manifestare il proprio malcontento anche il consiglio direttivo di RaiNews: “Ancora una volta le scelte rispondono a logiche spartitorie e il ruolo del governo è stato decisivo nel rispondere ai desiderata della politica. La scelta di cambiare la guida di Rainews24 va letta proprio in questa ottica: il direttore non era in scadenza e si è agevolata una sostituzione che appare motivata dalla sola esigenza di fare spazio ai desiderata di un partito”. Il riferimento è, probabilmente, al nuovo direttore nominato Petrecca, il quale in più occasioni ha espresso sui social il suo sostegno a Giorgia Meloni. Inoltre il cdr di RaiNews solleva un ulteriore problema in quanto con la nomina “si interrompe il percorso avviato sul nuovo portale rai24.it affidato a Vianello e ora rimasto senza guida: 14 colleghi appena arrivati dopo job posting e senza nessuna garanzia di progetto. Un danno gravissimo e una battuta d’arresto inspiegabile. Rainews24  fin dalla sua nascita sotto la guida di Roberto Morrione, ha improntato il suo lavoro sui valori della costituzione antifascista e antirazzista, ha garantito pluralità di informazione, le dirette sui principali avvenimenti nazionali e internazionali, le grandi inchieste che continuano ancora oggi con Spotlight. La redazione e tutte le lavoratrici e i lavoratori della nostra testata vigileranno per garantire che si continui su questa strada”.

Il sindacato con sede in Viale Mazzini, l’Usigrai lamenta in generale l’operato del consiglio di amministrazione accusandolo di “non avere un progetto industriale o di averlo smarrito”. Il sindacato se da un lato apprezza il fatto che siano state nominate tre direttrici donne, dall’altro sottolinea come il canale radio abbia visto avvicendarsi sette direttori in sette anni.  “La spartizione di poltrone sulla Rai rende non rinviabile la nostra richiesta di una legge che allontani le sorti del Servizio pubblico da quella dei governi di turno e dei partiti. In gioco non c’è solo il perimetro aziendale ma la stessa possibilità di confermare il ruolo centrale che il servizio pubblico ha nella ripartenza del Paese”, ha concluso il sindacato.

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