Nuova Zelanda, sì alla cooperazione militare con gli Usa nel Pacifico

La Prima Ministra Jacinda Ardern in visita alla Casa Bianca da Joe Biden: si indurisce la posizione di Wellington dopo il patto per la sicurezza tra le Isole Salomone e il Partito comunista cinese

di Matteo Meloni

“Gli Stati Uniti e la Nuova Zelanda condividono la preoccupazione che la creazione di una presenza militare costante nel Pacifico da parte di uno Stato che non ha i nostri stessi valori né interessi di sicurezza andrebbe ad alterare sostanzialmente il bilanciamento strategico nella regione e rappresenta un problema di sicurezza nazionale per entrambe le nazioni”. Il comunicato congiunto Washington-Wellington pubblicato in seguito all’incontro alla Casa Bianca tra il Presidente Joe Biden e la Prima Ministra Jacinda Ardern non lascia spazio a dubbi o fraintendimenti: nel Pacifico, il pericolo numero uno per i due Stati è indiscutibilmente la Cina.

Biden accoglie nell’Oval Office un capo del Governo neozelandese a distanza di 8 anni dall’ultima volta, stavolta invitando la popolare Ardern che, nei giorni antecedenti alla visita col Presidente, ha tenuto un acclamato discorso ad Harvard sul controllo delle armi. Il suo Governo si attivò immediatamente dopo la strage alla Moschea di Christchurch, ponendo un freno al possesso privato di armi. Un parallelismo temporale necessario vista l’ennesima carneficina avvenuta in Texas il 25 maggio scorso, in una nazione come gli Usa dove sembra realmente impossibile limitare l’acquisto di pistole e armi d’assalto.

Nel confronto alla Casa Bianca, Biden e Ardern hanno trovato terreno comune nella preoccupazione per l’espansionismo cinese nell’Indo-Pacifico, ancor di più dopo l’accordo suggellato tra il Partito comunista cinese e le Isole Salomone, che prevede anche la presenza militare dell’Esercito popolare di liberazione, estendendo così il raggio d’azione di Pechino. Un campanello d’allarme come poche altre volte nella storia per Wellington, che prende una netta posizione contraria alla presenza militare della Cina dopo anni di tentativi rivolti ad abbassare i toni verso il gigante asiatico e tra gli alleati.

Come fa notare il Financial Times – e come scrivevamo lo scorso anno su eastwest – l’atteggiamento poco riottoso di Wellington contro la Cina ha infastidito la vicina Australia, all’epoca guidata dal Governo conservatore di Scott Morrison, specie dopo che la Nuova Zelanda bloccò i tentativi di espansione delle funzioni dell’alleanza d’intelligence Five Eyes. “Il Five Eyes è un framework d’intelligence e per la sicurezza. Non è necessario, ogni volta e su qualunque materia, invocare Five Eyes come strumento per creare una coalizione di supporto su tematiche specifiche come i diritti umani”, dichiarò la Ministra degli Esteri Mannaia Mahuta. “Siamo a disagio nell’espansione delle competenze di Five Eyes. Preferiamo esprimere i nostri interessi attraverso le opportunità multilaterali”, aggiunse la Ministra.

Ma il patto sulla sicurezza tra Cina e Isole Salomone non è di poco conto, tanto da servire come catalizzatore per la posizione proattiva di Ardern rispetto alla sicurezza nell’Indo-Pacifico. Forse troppo tardi per l’opinione pubblica e gli alleati, con la Nuova Zelanda che ha rischiato a lungo nel tentativo di bilanciare la sua posizione commerciale estremamente esposta verso Pechino, con i rischi di carattere regionale posti dalla Cina stessa.

Eppure, come affermato da Anne-Marie Brady, insegnante neozelandese di Scienze Politiche presso l’Università di Canterbury, “è significativo che un Governo laburista si allinei con gli Stati Uniti per una maggiore cooperazione militare. La strategia di Xi Jinping nel Pacifico è stata capace di realizzare quello che decenni di negoziazioni non sono stati in grado di fare”.

Ovvero quanto scritto in diversi punti del comunicato Biden-Ardern, che valutano la partnership Stati Uniti-Nuova Zelanda “globale ma centrata nell’Indo-Pacifico”, con le due nazioni “impegnate nella realizzazione di una regione sovrana, resiliente, prosperosa, basata sulle regole, capace di includere soprattutto gli Stati più piccoli, che possa raggiungere i propri interessi libera dalla coercizione”.

Questo porta Washington e Wellington a ritenere che la sicurezza e la difesa diventeranno focus ancor più importanti nella partnership strategica. Per questo motivo, i due Paesi accresceranno l’interoperabilità delle loro forze, compreso lo scambio di personale, l’invio congiunto di forze militari, il commercio in ambito difesa.

“Il raggiungimento di questa visione — si legge nel comunicato — richiederà un impegno solido e sostenuto per la difesa nel Pacifico. Man mano che la Nuova Zelanda riceverà nuove strumentazioni, ci saranno occasioni per attività congiunte e per espandere la nostra cooperazione in altri campi. Con l’evoluzione dell’environment di sicurezza nell’Indo-Pacifico, evolverà anche la nostra cooperazione nel settore della difesa”. Parole chiare, che pongono la Nuova Zelanda pienamente, ancora di più, nel campo occidentale del confronto con la Cina.

Testo e foto pubblicati per gentile concessione di Eastwest, magazine di geopolitica diretto da Giuseppe Scognamiglio www.eastwest.eu

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