Crisi energetica in Repubblica Ceca, Austria e Svezia: la situazione è allarmante

di Emilia Morelli

In Repubblica Ceca, a Praga, circa 70.000 cittadini sono scesi in strada per protestare contro il caro bollette, contro le politiche del governo soprattutto in tema di guerra in Ucraina e  contro l’Ue. Un chiaro segnale che i cittadini sono piegati dai costi dell’energia, le imprese rischiano di chiudere e si teme una soglia di povertà sempre più diffusa.

Al contempo anche l’Austria risente duramente della crisi energetica e ha dovuto ricorrere ad una misura di salvataggio straordinaria della principale utility energetica del Paese, Wien Energie, per assicurare che quasi due milioni di cittadini a Vienna continuassero a fruire dell’elettricità. Una misura di emergenza, dunque, quella autorizzata dal cancelliere Karl Nehammer che durerà fino alla fine di aprile, quando dovrebbe terminare la stagione fredda. In Austria si assiste ad una vera e propria emergenza, scarseggiano inoltre legmi e pallet e il cancelliere è finito nel mirino delle inchieste affinchè faccia chiarezza su come vengono spesi i soldi dei contribuenti. Il tutto aggravato dalla riduzione prima e sospensione poi di tutti i flussi di gas provenienti da Mosca, da cui l’Austria  e in particolare Wien Energie erano totalmente dipendenti. Con la misura straordinaria si è tentato, infatti, di evitare l’insolvenza dell’operatore della Capitale. Ad aggravare ancora di più la situazione anche la circostanza secondo cui, finora, Wien Energy ha deciso di non far pagare agli utenti gli aumenti dei costi dell’energia che subiranno, quindi, un vero e proprio shock in termini di potere d’acquisto.

La situazione non è migliore in Svezia,  dove ieri mattina l’esecutivo ha annunciato un pacchetto di aiuti ai produttori di elettricità come risposta alla decisione russa di bloccare del tutto i flussi verso l’Europa attraverso Nord Stream 1. Anche in questo caso, si teme il contagio finanziario  dovuto al grado di indebitamento energetico che sta alla base del sistema produttivo scandinavo. E le valutazioni al Nasdaq Clearing di Stoccolma paiono confermare già oggi questi timori. Come se non bastasse, poi, il governo di Magdalena Andersson pare sotto ulteriore pressione, poiché domenica 11 settembre nel Paese si terranno le elezioni generali e, ad oggi, l’estrema destra euroscettica dei Democratici Svedesi appare in vantaggio nei sondaggi.